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I sogni son desideri Di felicità (ma non sempre)

Quando a una storia capace di toccare le corde giuste sia dei bambini che degli adulti si aggiungono le meraviglie della tecnica di animazione tridimensionale e la creatività di un regista bravo e intelligente si può certo affermare di essere di fronte a un piccolo capolavoro cinematografico.


I sogni son desideri Di felicità (ma non sempre)

da Attualità

del 25 giugno 2009

Quando a una storia capace di toccare le corde giuste sia dei bambini che degli adulti si aggiungono  le  meraviglie  della tecnica di animazione tridimensionale e la creatività di un regista bravo e intelligente si può certo affermare di essere di fronte a un piccolo  capolavoro  cinematografico. È il caso del film Coraline e la porta magica, diretto da Henry Selick - maestro dello stop-motion e già regista di Tim Burton's Nightmare before Christmas - e basato su un racconto del fantasioso scrittore Neil Gaiman, autore di una sorta di versione dark di Alice nel paese delle meraviglie. 

Il dosaggio sapiente di effetti visivi potenti ed evocativi, il tono narrativo sempre adeguato e lo sviluppo misurato dei vari personaggi rendono godibilissima questa pellicola, capace di veicolare anche messaggi tutt'altro che banali in una società in cui si vale non per ciò che si è ma per ciò che si riesce anche falsamente a mostrare e le persone sono considerate solo come potenziali acquirenti cui indurre desideri. Un mondo in cui il più delle volte però si scopre, a volte dolorosamente, l'illusorietà e persino la pericolosità sia di un insensato apparire, sia di uno spasmodico desiderare. Ed è quello che, nel suo piccolo, sperimenta Coraline, la ragazzina protagonista della storia.

Annoiata e insoddisfatta da genitori che, presi da un lavoro che non amano, non le prestano la dovuta attenzione, Coraline, come Alice, finisce magicamente in un mondo parallelo che non è molto diverso dal suo, anche se decisamente migliore. Perché in esso trova tutto ciò che non ha in quello reale. Ogni cosa è più bella e colorata - la casa, il giardino, il cielo - e i vicini sono eccezionalmente disponibili. Soprattutto incontra una mamma e un papà del tutto simili a quelli reali, ma decisamente più premurosi, pronti a prendersi cura di lei e a soddisfare ogni suo desiderio, creativi e felici nelle loro occupazioni.

Tutto bene, dunque? Non proprio, perché anche in questo mondo tutto ha un costo. Anche la felicità. La ragazzina è subito colpita da un particolare tutt'altro che secondario. Tutti i personaggi di questo mondo apparentemente perfetto mostrano un agghiacciante particolare:  hanno due bottoni al posto degli occhi. E presto scoprirà che è quello il prezzo che dovrà pagare se vorrà vivere per sempre in quella dimensione in cui tutto sembra bellissimo. Ma rinunciare ai suoi occhi - è la proposta della strega malvagia che si cela sotto le vesti dell''altra mamma' - equivale a vendersi l'anima, come Coraline avrà modo di appurare con sgomento.

La bambina dovrà dimostrare tutto il suo coraggio per liberarsi dalla trappola tesagli dalla strega. E come in ogni classica fiaba, si ripropone lo scontro tra il bene e il male. Dove il bene in questo caso è il mondo reale, per quanto imperfetto, e il male una dimensione immaginaria tanto falsa quanto brutale, dove tutto è il contrario di ciò che sembra. Si potrebbe dire che Coraline scoprirà che non sempre 'i sogni son desideri di felicità' e che non sono popolati solo da fate disponibili a compiere incantesimi, ma anche da streghe sempre pronte a operare malefici.

E così, in atmosfere oscillanti tra fantasy e horror, la ragazzina dovrà affrontare una sorta di viaggio iniziatico. Nel mondo fantastico incontrerà una guida, un gatto parlante, le verrà dato un 'terzo occhio' attraverso il quale riuscirà a vedere quanto sia falso quel mondo, e sarà chiamata ad affrontare alcune prove che la colpiranno anche negli affetti. Ma proprio in questo troverà la forza per vincere soprattutto le sue paure più nascoste. Si diventa grandi anche così.

Non mancherà il lieto fine, come in ogni favola che si rispetti. Il come ci si arriverà, tra non pochi colpi di scena, lo lasciamo agli spettatori (per inciso, il film non è adatto a bambini molto piccoli). Ma sia ai grandi che ai piccini sicuramente non sfuggirà la morale della storia magistralmente confezionata da Selick e dai suoi quattrocentocinquanta collaboratori in sette anni di lavorazione:  un mondo perfetto non esiste, nemmeno nell'immaginazione; la fantasia non è sempre migliore della realtà, perché a volte anche il sogno più piacevole può trasformarsi nel peggiore degli incubi; la felicità vera è quella di tutti i giorni, fatta di piccole, grandi cose, con le sue sorprese e i suoi limiti; basta solo saperla riconoscere e apprezzare. Ciò non vuol dire accontentarsi, non avere aspirazioni; bisogna tendere al meglio, senza però rinunciare al bene.

 

Gaetano Vallini

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