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I referendari chiedono la reclusione per chi sostiene il “non voto”.

«“Nell'epoca eroica del cristianesimo ‚Äì ha esordito Casini ‚Äì non pochi fedeli rifiutavano di bruciare l'incenso all'imperatore nonostante la minaccia di essere dati in pasto alle belve feroci...». L'opinione di Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita Italiano. Alla vigilia dei referendum abrogativi sulla legge 40/2004, che si svolgeranno il 12 e il 13 giugno prossimi, il dibattito sulla questione sta diventando sempre più incandescente.


I referendari chiedono la reclusione per chi sostiene il “non voto”.

da Quaderni Cannibali

del 04 giugno 2005

Il 1° giugno il quotidiano “La Stampa” di Torino ha pubblicato in prima pagina un articolo secondo cui “chi ricopre funzioni pubbliche e i ministri del culto che invitano a non votare rischiano da 6 mesi a 3 anni” di reclusione.

 

Il servizio, scritto dal professor Michele Ainis, ordinario di Istituti di Diritto Pubblico presso l'Università di Teramo, fa riferimento all’articolo 98 del testo unico delle leggi elettorali e agli articoli 51 della legge n. 352/1970 e 98 del t.u. per l’elezione della Camera dei deputati.

 

E’ proprio facendo riferimento a questi articoli delle leggi elettorali che Severino Antinori, a nome del “Comitato libertà e ricerca”, ha presentato il 3 giugno una denuncia nei confronti del Cardinale Camillo Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, dei presidenti di Camera e Senato, Pier Ferdinando Casini e Marcello Pera, e nei confronti dei Ministri della Cultura Rocco Buttiglione, dei Rapporti col Parlamento Carlo Giovanardi, delle Attività Agricole e Forestali Gianni Alemanno e della Salute Francesco Storace.

 

Sulla vicenda, ZENIT ha interpellato Carlo Casini, già magistrato e deputato al Parlamento italiano ed europeo, presidente del Movimento per la Vita Italiano (MPV).

 

“Nell’epoca eroica del cristianesimo – ha esordito Casini – non pochi fedeli rifiutavano di bruciare l’incenso all’imperatore nonostante la minaccia di essere dati in pasto alle belve feroci. Figuriamoci se oggi l’art. 98 del DPR 30/3/ 57 n. 361 può intimidire Vescovi e sacerdoti ed impedire loro di adempiere al compito di carità cristiana di difendere la vita stessa dei più giovani tra gli esseri umani (così chiamava gli embrioni il grande genetista Jerôme Lejenne, scopritore della trisonomia 21, tenace combattente contro le malattie ereditarie)!”.

 

In merito al citato art. 98 delle legge elettorali, il Presidente del MPV ha precisato che “dalla costante interpretazione della Cassazione, la legge punisce chi ‘vincola’ i suffragi degli elettori, non chi fa propaganda. Tanto meno chi meritoriamente li illumina. ‘Vincolare’ significa privare della libertà”, mentre “illuminare significa aiutare e rafforzare la libertà”.

 

Il tema sollevato dall’articolo de “La Stampa” è stato ripreso anche dal professor Marco Olivetti, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Foggia, che in un comunicato diffuso dal Comitato Scienza & Vita ha ribadito che nell’articolo 98 “si parla di induzione all’astensione come comportamento sanzionato, ma in un contesto dal quale si comprende chiaramente che l’induzione deve consistere in un comportamento volto a coartare la libertà di voto dell’elettore, come risulta anche dal fatto che il comportamento stesso deve essere realizzato abusando delle proprie attribuzioni. Il comportamento sanzionato dall’art. 98 deve cioè essere idoneo, per la sua intensità (ad esempio mediante minacce), a ledere la potestà di autodeterminazione dell’elettore”.

 

“Non è invece sanzionata – ha osservato il costituzionalista – la mera propaganda astensionista, che costituisce invece per tutti i cittadini, inclusi i pubblici ufficiali e i ministri di culto, esercizio di fondamentali diritti di libertà che sono alla base della convivenza civile nel nostro Paese: la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà di religione, la libertà di votare (la quale nel caso dei referendum include il diritto di non votare). Se fosse inteso come propone il prof. Ainis, l’art. 98 del t.u. delle elezioni della Camera sarebbe radicalmente incostituzionale”.

 

Interrogato sul motivo dell’esistenza del quorum solo per i referendum e non per le elezioni politiche e amministrative, Casini ha affermato che “la legge sul finanziamento dei partiti (n. 157 del 1999) stabilisce che il rimborso ai promotori dei referendum è dovuto solo se viene raggiunto il quorum. La ragione è che 500.000 elettori possono chiedere il referendum, ma spetta al popolo nel suo complesso decidere se quel referendum doveva essere o no proposto”.

 

“La prima decisione da prendere non riguarda il contenuto della legge – ha continuato Casini –, ma l’opportunità di sottoporre a riesame la materia revocando la rappresentanza data ai parlamentari e valutando preliminarmente se il referendum corrisponde o no al bene comune. Il popolo esprime la sua volontà andando o non andando a votare”.

 

“Nel caso delle elezioni politiche vi è il dovere di votare e chi non lo fa non dimostra sensibilità democratica. Ma nel caso del referendum chi ha già delegato i suoi rappresentanti può legittimamente fidarsi di loro e non sentirsi obbligato a seguire le pretese di una modesta parte dell’elettorato senza sentirsi accusare di pigrizia”, ha proseguito.

 

“Riguardo alla legge 40 – ha concluso Casini – l’astensione è motivata anche dal fatto che è in gioco l’uguale dignità di ogni essere umano, cioè, in definitiva, il fondamento stesso della democrazia. Se vincessero i referendum, tanti esseri umani tornerebbero ad essere distrutti con la selezione, la clonazione, il congelamento, la sperimentazione distruttiva, la riduzione fetale. Dunque è in gioco anche la democrazia”.

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