Ho ancora il tuo numero salvato

2 novembre: commemorazione dei defunti. Ci sono persone che non possiamo più chiamare, ma che continuano a vivere. Nei nostri ricordi, nei nostri affetti e, soprattutto, nella promessa di Dio.

Ivan S Ivan S

Ogni tanto mi capita di scorrere la rubrica del telefono e incontrare il tuo nome. Il numero è ancora lì, salvato come sempre. Anche la nostra conversazione WhatsApp, con gli ultimi messaggi scambiati. E per un istante mi viene voglia di scriverti, di raccontarti qualcosa che mi è successo, di chiederti un consiglio o semplicemente di sapere come stai.

Poi mi ricordo che non posso più farlo.

È una sensazione strana, difficile da spiegare. Perché la vita va avanti, le giornate si riempiono di incontri, impegni, novità. Eppure ci sono momenti nei quali vorresti condividere proprio con quella persona ciò che stai vivendo. Non necessariamente qualcosa di importante. A volte anche una piccola cosa, di quelle che prima si raccontavano senza pensarci troppo.

Quest'anno ho perso un amico. E mi sono accorto che quando muore qualcuno a cui vogliamo bene non perdiamo soltanto la sua presenza. Ci mancano anche tutte quelle conversazioni che avremmo ancora voluto fare, le risate, i progetti, il semplice sapere che, dall'altra parte del telefono, qualcuno avrebbe risposto. Viene a mancare il suo saluto, con quella voce riconoscibile tra mille.

Ma insieme alla mancanza c'è anche tanta gratitudine. Per il tempo condiviso, per le parole ricevute, per quello che abbiamo imparato insieme. Ci sono persone che, entrando nella nostra vita, la cambiano un po'. E anche quando non ci sono più, qualcosa di loro continua a vivere in noi.

Eppure, da cristiano, sento che c'è qualcosa di ancora più grande.

Io credo che tu sia vivo. Non soltanto nei miei ricordi, nelle fotografie di te e con te che ancora conservo o nelle cose belle che mi hai lasciato. Vivo davvero, nella vita di Dio. Non so immaginare come sia il cielo, né come si viva nell'eternità (si corre lassù?). Ma credo alla promessa di Gesù, alla risurrezione, a quella vita che la morte non può cancellare.

Questo non significa che tu non mi manchi. Anche Gesù, davanti alla morte dell'amico Lazzaro, ha pianto. La fede non ci rende insensibili e non elimina il dolore della separazione. Ci dona però una speranza che va oltre ciò che possiamo vedere.

Forse è anche questo il significato più bello del 2 novembre. Non soltanto tornare con il pensiero a chi abbiamo perduto, magari portando un fiore al cimitero, ma ricordarci che i nostri cari non sono semplicemente parte del nostro passato. Li affidiamo all'amore di Dio, nella speranza di ritrovarci un giorno.

Il tuo numero è ancora salvato nel mio telefono. Forse rimarrà lì per molto tempo (credo rimarrà lì per sempre). Non posso più chiamarti, né raccontarti tutte le cose che mi succedono. Ma posso continuare a volerti bene, a ringraziare per averti incontrato, a ricordarti nella preghiera.

E quando mi viene voglia di raccontarti qualcosa, penso che forse posso ancora farlo, in un modo diverso, affidando a Dio anche quelle parole.

Perché tu non sei soltanto qualcuno che c'era.

Tu sei vivo. In cielo, ma vivo.

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