Il Vangelo commentato dai giovani e dai salesiani. Prenditi un tempo di meditazione sulla Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Qualche giorno fa parlavo con un’amica. A un certo punto mi ha raccontato di una persona della sua famiglia, qualcuno a cui vuole bene ma che le ha fatto molto male. «So che dovrei perdonarlo – mi diceva – ma non ci riesco. Quello che è successo mi ha lasciato una ferita troppo grande». E mentre la ascoltavo pensavo che ci sono ferite che il tempo, da solo, non guarisce. Passano i mesi, magari gli anni, ma basta una parola, un incontro, un ricordo e tornano a fare male.
Forse è proprio dentro una situazione così che possiamo ascoltare il Vangelo di oggi. Gesù non parla di relazioni ideali, nelle quali tutti vanno d’accordo e nessuno ferisce nessuno. Dice: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te…». Dunque Gesù sa che anche tra fratelli, amici, persone che si amano, possiamo ferirci profondamente. E non ci chiede di fare finta che non sia successo nulla.
La prima parola che usa è molto concreta: «Va’». Non dice: aspetta che l’altro venga a chiederti scusa. Non dice neppure: parlane con tutti, racconta ciò che ti ha fatto, cerca qualcuno che ti dia ragione. Dice: «Va’ e ammoniscilo fra te e lui solo». È una cosa difficilissima. Perché quando siamo feriti ci viene spontaneo allontanarci, chiuderci oppure parlare dell’altro. Gesù invece ci invita, quando è possibile, a parlare con l’altro.
E specifica: «fra te e lui solo». C’è una delicatezza bellissima in queste parole. Persino quando qualcuno ha sbagliato, Gesù cerca di custodirne la dignità. Oggi, quando un litigio può diventare in pochi minuti un messaggio inoltrato, uno screenshot, una conversazione di gruppo, Gesù propone un’altra strada: meno persone possibile, più verità possibile, più carità possibile.
Ma c’è soprattutto una frase che credo sia il cuore di tutto questo Vangelo: «Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello». Gesù non dice: avrai dimostrato che avevi ragione. Non dice: finalmente avrà capito chi ha sbagliato. Dice: avrai guadagnato tuo fratello. Perché il fine della correzione cristiana non è vincere una discussione, ma salvare una relazione.
Naturalmente non sempre è possibile. Gesù stesso lo sa. L’altro può non ascoltare, può non riconoscere il male compiuto, può non chiedere perdono. E allora dobbiamo ricordarci una cosa importante: perdonare non significa necessariamente tornare come prima. La riconciliazione ha bisogno di due persone; il perdono, invece, può cominciare anche da una sola. Posso non riuscire ancora a ricostruire una relazione e, nello stesso tempo, cominciare a chiedere al Signore di liberare il mio cuore dal rancore, dal desiderio di vendetta, dalla continua necessità di far pagare all’altro ciò che mi ha fatto.
Forse è anche per questo che Gesù conclude parlando della preghiera: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Ci sono ferite che non riusciamo a guarire da soli. Ci sono persone che forse non siamo ancora capaci di incontrare, ma che possiamo cominciare a portare davanti a Dio. A volte il primo passo del perdono è semplicemente riuscire a dire: «Signore, io oggi non riesco a perdonarlo. Però affidalo tu al tuo amore e aiutami a non lasciare che questa ferita decida tutta la mia vita».
Perché alla fine il perdono cristiano non serve soltanto a liberare chi ci ha fatto del male. Libera anche noi. Ci impedisce di consegnare per sempre una parte del nostro cuore a ciò che abbiamo subito.
E forse oggi possiamo portarci dietro proprio la domanda che nasce da quelle parole di Gesù: davanti a chi mi ha ferito, che cosa desidero veramente? Avere ragione, fargliela pagare, cancellarlo dalla mia vita? Oppure, per quanto difficile possa essere, desidero ancora «guadagnare il mio fratello»?
Non sempre riusciremo a ricucire tutto. Non tutte le ferite scompariranno. Ma possiamo chiedere a Gesù una cosa: che nessuna ferita diventi più grande dell’amore che Lui ha messo nel nostro cuore.
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