Una ventina di giovani si sono incontrati a Padova per il Triduo Pasquale dal 1 al 4 aprile
In occasione del Triduo Pasquale, ci siamo ritrovate a Padova per immergerci nel mistero della Passione, Morte e Risurrezione del Signore. È stato un cammino scandito dall’incontro con alcune figure femminili della Scrittura e della storia, donne che ci hanno preso per mano guidandoci verso la Pasqua.
La prima figura, forse la più intensa, è stata l’emorroissa. Il suo è stato solo un tocco leggero sull'orlo di un mantello, eppure il Signore ha sentito proprio lei: non avrebbe potuto proseguire tra la folla senza prima incontrarne lo sguardo.
Sentire che il Signore ci cerca e desidera incontrarci in modo così vero è stata una "buona notizia", dolce e potente. Tra le attività vissute, resta impresso il segno donatoci da suor Cristina: un piccolo chiodo, un picchetto. In ebraico, questa parola condivide la stessa radice di Amen. La fede è proprio come quel picchetto: piantata saldamente nel terreno, eppure capace di muoversi, di lasciare spazio e di restare sempre in ricerca.
Il nostro percorso è proseguito con la Samaritana (Gv 4, 1-29). Insieme abbiamo esplorato i simboli di questo incontro: il mezzogiorno, l'ora della luce piena; il pozzo, luogo della vita ordinaria; e la donna stessa, riflesso dell’umanità intera a cui Dio sceglie di rivelarsi. Abbiamo riscoperto che Gesù ci attende lì, nella nostra umanità e nella fatica dei gesti quotidiani: tutto ciò che serve è lasciarsi chiamare.
Venerdì il nostro viaggio si è spostato a Trieste, presso la casa salesiana, dove abbiamo preparato la Via Crucis insieme agli animatori. Qui abbiamo ricevuto la grazia di sostare presso la reliquia di suor Maria Troncatti, l’ultima figura del nostro cammino.
Attraverso le pagine di Matteo, abbiamo visto in lei il riverbero del Vangelo:
“Ero malato e mi avete visitato, forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito”.
Suor Maria ha incarnato queste beatitudini con un fervore inenarrabile, facendosi carezza di Dio per ogni ultimo incontrato.
Ogni istante è stato prezioso perché condiviso con diverse comunità che ci hanno aperto le porte: il Santuario di S. Antonio d'Arcella, nel quale cortile abbiamo potuto giocare e assaporare la vivacità dei giovani, la comunità salesiana di Trieste e l’OMA, con le suore salesiane che ci hanno riaccolto con l'affetto di sempre.
Oltre questo, la quotidianità vissuta tra turni di cucina, giochi, risate e servizi ha reso il nostro stare insieme vivo e condiviso.
Torniamo a casa con la consapevolezza che la Pasqua non è solo un rito, ma un incontro vivo che continua nei volti e nelle storie di chi cammina accanto a noi.
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