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Gocce di santitàGiuseppe Moscati e Domenico Savio da Giovani per i Giovani

Ecco alcuni “sorsi” della vita di santi. Le storie di Domenico Savio e Giuseppe Moscati sono gocce di santità che ci insegnano a fare della nostra vita qualcosa di prezioso. Come pietre preziose brillano nel mondo, per tracciare, luci splendenti, la nostra “pista di decollo”, la nostra strada verso la santità.


Gocce di santitàGiuseppe Moscati e Domenico Savio da Giovani per i Giovani

da GxG Magazine

del 18 dicembre 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Giuseppe Moscati

 

 

CARTA D’IDENTITÁ

Nome

Giuseppe

Cognome

Moscati

Nazionalità

Italiana

Residenza

Napoli

Nato il

25/07/1880 (Benevento)

Morto il

12/04/1927 (Napoli)

Beatificato

16/11/1975 da Paolo VI

Santificato

25/10/1987 da Giovanni Paolo II

Stato

Laico e celibe

Professione

Medico

Gruppo di riferimento

Gesuiti

 

 

 

Sono un medico di Napoli, che ha vissuto in momenti molto duri della storia (I Guerra Mondiale) e nell’ancor più complesso scenario del capoluogo partenopeo, che, come tutte le grandi città, aveva un’apparenza stupenda, ma una realtà di completo abbandono specialmente in alcune zone impenetrabili. Le persone più povere hanno dato senso alla mia vita, dal momento in cui sono riuscito a vedere in  ognuno di essi Gesù, ed ho cominciato ad amarle, conscio così di amare Cristo attraverso i fratelli.

 

Credo che il fatto più toccante che mi sia capitato è stato durante un’eruzione del Vesuvio, durante la quale mi sono precipitato volontariamente a prestare il mio aiuto a Torre del Greco, poiché i medici erano pochi ed i feriti molti. L’ospedale era a rischio di crollo e nessuno voleva entrare a controllare se c’erano ancora dei malati. Io invece sono entrato subito e sono riuscito a portare in salvo tutti i malati che erano rimasti all’interno: erano prevalentemente persone insane di mente, che non avevano ancora realizzato cosa stava accadendo; altri addirittura erano legati al letto senza possibilità alcuna di fuggire. Questa drammatica esperienza mi ha scosso, ma al tempo stesso mi ha aperto gli occhi verso realtà ancora sconosciute.

 

Nella mia attività di medico mi sono sempre posto un proposito, fin da quando ero giovanissimo: 'Gli ammalati sono le figure di Cristo', perché sentivo che per quanto avessi delle “doti geniali” e conseguito dei “successi clamorosi”, per me, più di ogni altra cosa, era importante avere una vita limpida e coerente, tutta impregnata di fede e di carità (amore) verso Dio e verso gli uomini. E curando gli ammalati all’ospedale di Napoli mi sono sentito prezioso agli occhi di Dio, ma soprattutto agli occhi dei malati, che grazie alle mie cure potevano guarire o per lo meno affrontare nel modo migliore possibile il dolore della malattia e le difficoltà che ne conseguono.

Proprio sentendomi importante per loro mi sono prodigato senza sosta per chi soffriva, senza attendere che i malati venissero da me, ma cercandoli nei quartieri più poveri ed abbandonati della città, curandoli gratuitamente, anzi, soccorrendoli con i miei guadagni, che, per quanto fossero abbastanza sostanziosi, non bastavano mai per comprare tutte le medicine.

 

Dai suoi scritti: “Ricordatevi che vivere è missione, è dovere, è dolore! Ognuno di noi deve avere il suo posto di combattimento. Ricordatevi che non solo del corpo vi dovete occupare, ma delle anime gementi, che ricorrono a voi. Quanti dolori voi lenirete più facilmente con il consiglio, e scendendo allo spirito, anziché con le fredde prescrizioni da inviare al farmacista! Siate in gaudio, perché molta sarà la vostra mercede; ma dovrete dare esempio a chi vi circonda della vostra elevazione a Dio'.

 

“Ama la verità, mostrati qual sei, e senza infingimenti, e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.'

 

 

San Domenico Savio

 

CARTA D’IDENTITÁ

Nome

Domenico

Cognome

Savio

Nazionalità

Italiana

Residenza

Torino

Nato il

02/04/1842 S Giovanni di Riva di Chieri (To)

Morto il

09/03/1857 Mondonio (To)

Beatificato

05/03/1950

Santificato

12/06/1954 da Pio XII

Stato

Laico e celibe

Professione

Studente

Gruppo di riferimento

Salesiani

 

 

 

L’incontro che ha segnato profondamente la mia vita l’ho avuto a 12 anni, quando ho parlato per la prima volta con don Bosco. Un incontro eccezionale: gli chiedo se posso essere ammesso nell'Oratorio di Torino, e spero vivamente che mi accetti perché desidero ardentemente studiare per diventare sacerdote, ma non solo, ho sentito e capito che in quell’Oratorio di Torino io avrei potuto crescere bene, come Gesù, in santità e bontà.

Don Bosco, al nostro primo colloquio, mi sembra un po’ stupito, mi ascolta con molta attenzione, mi pone delle domande ed alla fine mi dice: «Mi sembra che in te ci sia buona stoffa»; lo disse in maniera assorta e piuttosto convinta. Allora io rispondo: «Io sarò la stoffa e lei sarà il sarto, perciò mi prenda con lei e farà un bell’abito per il Signore, allora!».

Da quel momento Don Bosco mi prese con sé. Mi sono sentito prezioso perché avevo capito che Don Bosco era lì per me, egli aveva compreso il mio desiderio e la mia voglia di camminare verso la santità, e mi ha permesso di raggiungerla, aiutandomi nel cammino, ed insegnandomi quanto io potessi essere prezioso per il prossimo, che non è altro che essere prezioso nei confronti di Dio.

 

Voglio però ricordare una delle mie domande “scomode”, di quelle a cui nessuno vorrebbe rispondere; erano però proprio quelle che interessavano a Don Bosco.

Un giorno gli chiedo: «Sento un desiderio, un bisogno di farmi santo. Che cosa devo fare?». Don Bosco mi risponde subito: «È semplice: conserva un’allegria, serena e costante dell’anima, compi ogni giorno i tuoi doveri verso Dio, nella preghiera e nel tuo cammino interiore, e verso il tuo dovere di studio e infine cerca di fare il più possibile del bene ai tuoi compagni».

 

Mi ricordo un confronto che ho avuto con un compagno, che mi ha provocato proprio nel bel mezzo di una mia piccola catechesi.

Perché racconti queste cose? – mi ha detto proprio così ed io gli ho risposto – Perché le racconto? Mi interessa raccontarle perché l’anima dei miei compagni è redenta col sangue di Gesù Cristo; mi interessa perché siamo tutti fratelli, e come tali dobbiamo amare vicendevolmente l’anima nostra; mi interessa perché Dio raccomanda di aiutarci l’un l’altro a salvarci; mi interessa perché se riesco  salvare un anima metterò al sicuro anche la mia.

 

Ai miei occhi erano preziose le anime, facevo di tutto per farle crescere, ma soprattutto facevo di tutto per salvarle. Tutte erano importanti perché il Signore mi ha insegnato a non fare differenze, poiché tutti sono stati amati da Lui sulla Croce.

 

 

 

 

Domande “preziose” per lasciarci provocare!

 

1.      Mi sento prezioso agli occhi di qualcuno, e quel qualcuno chi è?

2.      Mi metto veramente in gioco verso gli altri, so rendere preziosa la vita degli altri?

3.  Quanto sono disposto a dare, del mio tesoro personale, delle mie energie dei miei sogni agli altri?

 

 

 

 

Cristiano De Marchi

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