Giubileo della Speranza: chiusura della porta santa

Papa Leone nel giorno dell'Epifania ha chiuso la Porta Santa e si è concluso il Giubileo della Speranza

Alle 9:41 del mattino del 6 gennaio 2026, mentre Roma era ancora avvolta dalla luce chiara dell’Epifania, Papa Leone XIV si è inginocchiato sulla soglia della Porta Santa della Basilica di San Pietro. Un gesto semplice, silenzioso, potentissimo. Poi, lentamente, ha chiuso una dopo l’altra le due grandi ante di bronzo, concludendo ufficialmente il Giubileo 2025, il ventottesimo della storia della Chiesa. In quel momento si è chiuso un anno straordinario, attraversato da circa trentadue milioni di pellegrini arrivati da ogni parte del mondo per cercare grazia, perdono, senso, speranza.

Quel inginocchiarsi prima di chiudere la Porta dice molto più di tante parole. Dice che il Giubileo non è mai un evento da archiviare, ma un passaggio da interiorizzare. Papa Leone XIV, successore di Papa Francesco che aveva aperto la Porta Santa la notte di Natale del 2024, ha voluto segnare la conclusione con la preghiera, come a ricordare che tutto comincia e tutto finisce lì, davanti a Dio. Alla celebrazione era presente anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a sottolineare il valore non solo religioso ma anche civile e umano di un Anno Santo che ha parlato al mondo intero.

La Porta Santa, aperta solo negli Anni Giubilari fin dal 1500, ora verrà nuovamente sigillata dall’interno con un muro di mattoni, all’interno del quale sarà custodita una teca con le chiavi. Un gesto antico, carico di simbolo. La porta si chiude, ma ciò che è passato attraverso quella soglia non può essere murato. Le conversioni, le riconciliazioni, le domande nate nel cuore dei pellegrini continuano a camminare nella vita quotidiana.

In questo orizzonte risuonano con forza le parole di Papa Francesco, che aveva accompagnato il Giubileo con una riflessione diventata quasi una bussola spirituale. “Pellegrino”, ricordava, è chi non sta fermo, chi non pensa di essere già arrivato. A ogni età si è chiamati a camminare, con una meta che attira e sostiene. Nel Giubileo, quella meta è stata una porta, apparentemente una cosa semplice, eppure densissima di significato. La Porta Santa non è solo un simbolo rituale, ma rimanda a Cristo stesso, porta di salvezza, passaggio verso una vita nuova, libera dal peccato e capace di amare e servire.

Dopo il rito della chiusura, Papa Leone XIV ha celebrato la Messa dell’Epifania all’altare maggiore e, a mezzogiorno, ha recitato l’Angelus con i fedeli, affacciandosi dalla loggia della Basilica di San Pietro. Anche questo dettaglio ha dato all’intera giornata una solennità particolare, quasi a dire che la luce dell’Epifania continua a illuminare il cammino, anche quando le porte fisiche si chiudono.

Per noi, come Chiesa e come Famiglia Salesiana, questo momento è un forte rilancio. Don Bosco amava dire che il bene va fatto bene e fino in fondo, ma sempre guardando avanti. Il Giubileo si chiude, ma la speranza no. Ai giovani, in particolare coloro che hanno vissuto il Giubileo in prima persona questa estate, resta una consegna chiara: non smettere di essere pellegrini, non accontentarsi, non fermarsi sulla soglia. La Porta Santa si è chiusa a Roma, ma la porta del cuore resta aperta ogni giorno, ogni volta che scegliamo di camminare, di fidarci, di costruire futuro.

Versione app: 3.46.2 (85a32005)