Testimoni Fede

Giovanni, lo spettinato da Dio

In occasione della festa liturgica dedicata a Giovanni il Battista, una riflessione che parte dai suoi capelli...


L’immagine che ho di quest’immenso uomo, così come mi deriva dall’iconografia sacra, è centrata sui suoi capelli.

Giovanni Battista, amatissimo santo patrono della mia città, ha in quella sua testa scarmigliata tutta la potenza e lo spirito di cui è portatore.

Al catechismo, da bambina, avevo ricevuto in dono un’immaginetta dai bordi frastagliati raffigurante Giovanni bambino. La tenevo nella copertina interna del mio quaderno e mi piaceva moltissimo. Quello strano fanciullo, scalzo e vestito di pelliccia, accarezzava con una mano un tenero agnellino e con l’altra reggeva una lunga croce sottile con un nastro riportante delle scritte a me oscure.

Quel bambino dai morbidi riccioli scuri era già un sussurro, non ancora voce.

Genova è disseminata di immagini di San Giovanni, statue imponenti nelle chiese,  preziosi dipinti e piccole edicole votive agli angoli dei nostri vicoli. In tutte, sempre, quella testa arruffata e ribelle, con quei capelli che si fanno grido della sua anima.

Il messaggio austero e forte di questo uomo è per me tutto in quella sua chioma.

Nel deserto, i suoi capelli sono il segno del suo coraggio, della sua essenzialità, del vento di Dio che lo porta lontano dal potere, dal Tempio, dove forse suo padre Zaccaria lo avrebbe invece immaginato o sognato. È uomo che osa, che sa far scelta di marginalità e franchezza, per ascoltare, capire prima e sapersi fare voce dopo.

Voce di una Parola non sua però, Parola dell’Altissimo.

C’è un’immagine di lui che amo moltissimo. È un’antica incisione in rame del Guercino, un tratto disegnato che sa anch’esso dello stesso movimento di quei capelli. Tutto parte da quella testa indomita, che grida dal silenzio del deserto per invitarci ad uscire dalla mediocrità, dalla vita pettinata e piatta. Io, che non so tenermi i capelli in ordine, mi ritrovo in questo desiderio di non mettere tutto mai troppo a posto, per tentare di non chiudermi mai in un preordinato di fissità.

Giovanni Battista, “Baciccia” per noi genovesi, è il Santo del Natale d’estate: unico santo di cui si festeggia la nascita, il 24 giugno, come solo quella del Signore e di Maria. Festa del solstizio, momento di passaggio significativo, quando la luce, anche se sembra avere maggior forza sulla notte, comincia impercettibilmente a diminuire, declinando piano piano…e le ore del giorno si fanno più brevi. Proprio come la figura di Giovanni, che da forte messaggero e spavaldo preparatore di cuori, si fa piccolo fino a sparire nel buio delle carceri di Erode e a far tacere per sempre la sua voce. Dal grido al silenzio, dalla luce accecante del deserto al buio della cella, per far davvero spazio al Verbo di Dio, che si farà carne durante il solstizio di inverno, il Natale di Gesù, quando la luce allora vincerà davvero sulle tenebre.

Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere ed io invece diminuire” (Gv3, 30) dirà ai suoi seguaci in dubbio riguardo la sua figura al confronto con quella di Gesù, al di là del Giordano.

Crescere e Diminuire.

Come due bambini sul “bansigu”, antico gioco ad altalena dove, su un asse di legno, chi va giù col proprio peso, fa gioire e salire in alto l’altro.

Nella Cattedrale di Genova, oltre alle ceneri del Santo patrono, è conservata una reliquia preziosa che mi riporta a quei suoi capelli scarmigliati e scompigliati: è un piatto di calcedonio di splendida manifattura romana del I secolo d.c.. La tradizione dice che proprio quel piatto avrebbe raccolto la testa del Battista dopo la sua decapitazione nel palazzo di Erode.

Giovanni su quel piatto ha lasciato la sua voce, il grido di Dio che prepara e fa strada per nuove alleanze. I capelli, ora abbandonati, parlano di un uomo annunciato da Dio e annunciatore di Dio, ultimo profeta dell’antico ed unico profeta che vide, non un martire della fede perché mai la rinnegò, ma vero martire della Verità.

E stasera, nel gesto consueto di spazzolarmi i capelli, ritrovo una parola, forse quel suo grido… raddrizzate!


di  

tratto da vinonuovo.it

Tela: Caravaggio

Mucha Suerte App: 78546e1