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Giovani e Missione

'Riceverete forza dallo Spirito Santo e sarete testimoni di me'. Incontro del Vescovo Renato Corti con la commissione diocesana di pastorale giovanile. Non abbiamo che una vita da donare, doniamola senza esitare: chi dà la sua vita la ritroverà. Dopo la nostra morte solo l'amore sopravviverà...


Giovani e Missione

da Teologo Borèl

del 22 ottobre 2007

[…] Penso a tutto il lavoro che avete svolto lungo l’anno e anche alle preziose iniziative a cui vi siete dedicati con passione durante l’estate, sia con il Grest che con i Campi-Scuola, e anche con qualche esperienza in terra di missione….

Mi rendo conto che il vostro servizio non è facile, ma mi vengono alla mente le parole dell’apostolo Paolo ai Filippesi: “A voi è stata concessa la grazia non soltanto di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui” (Fil 1,29).

 

 

“Avrete forza dallo Spirito Santo e sarete testimoni di me”

 

A Loreto, la scorsa settimana, molti giovani hanno ascoltato un missionario che ha fatto esperienza diretta di queste parole dell’apostolo Paolo: padre Giancarlo Bossi, da molti anni nelle Filippine, sequestrato per diversi mesi e poi liberato. Ha fatto una bellissima intervista. Nulla che fosse esaltazione di sé, ma solo amore per la sua gente, compassione per i suoi sequestratori. Non ha parlato stando in piedi sul palco; è invece sceso diversi gradini per sedersi poi su uno di essi. Ogni tanto si grattava la testa: tutto i contrario di chi voglia fare spettacolo. Ha indicato due rilevantissime esigenze, una per le Filippine e una per l’Occidente: per le Filippine, che si lavori per diminuire la povertà di tanta gente; per l’Occidente, che si dia più spazio alle cose che contano e che dicono la bellezza e la grandezza della vita dell’uomo. Non ha voluto applausi per se stesso. Se lo si voleva fare – disse – l’applauso sarebbe andato direttamente alle moltissime persone che, rimanendo nell’ombra, stanno dedicando la loro vita agli altri, sospinti dalla parola di Gesù e dalla forza dello Spirito Santo.

Ciò che, anche attraverso la testimonianza di padre Bossi, voglio far risuonare nel vostro cuore sono le parole di Gesù che, prima dell’ascensione, disse ai suoi discepoli: “Riceverete forza dallo Spirito Santo e sarete testimoni di me” (At 1,8). Voglio parlarvi, con Papa Benedetto, dello “Spirito di fortezza e della testimonianza che ci dona il coraggio di vivere il Vangelo e l’audacia di proclamarlo”; voglio invitare voi educatori a “riflettere sul Protagonista della missione, che è lo Spirito Santo, lo Spirito di Gesù” (Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata della Gioventù, 2008).

A voi giovani il Papa si rivolge dicendo: “Occorrono giovani che lascino ardere dentro di sé l’amore di Dio e rispondano generosamente al suo appello pressante, come hanno fatto tanti giovani beati e santi del passato e anche di tempi a noi vicini. In particolare, vi assicuro che lo Spirito di Gesù oggi invita voi giovani ad essere portatori della bella notizia di Gesù ai vostri coetanei. L’indubbia fatica degli adulti di incontrare in maniera comprensibile e convincente l’area giovanile può essere un segno con cui lo Spirito intende spingere voi giovani a farvi carico di questo. Voi conoscete le idealità, i linguaggi, ed anche le ferite, le attese, ed insieme la voglia di bene dei vostri coetanei. Si apre il vasto mondo degli affetti, del lavoro, della formazione, dell’attesa, della sofferenza giovanile... Ognuno di voi abbia il coraggio di promettere allo Spirito Santo di portare un giovane a Gesù Cristo, nel modo che ritiene migliore, sapendo “rendere conto della speranza che è in lui, con dolcezza” (cfr 1 Pt 3,15).

 

Guidati dalla Parola di Dio

 

C’è un modo semplice e fruttuoso di sperimentare l’indicazione del Papa: è quello di prestare ascolto attento alla Parola di Dio a proposito del mistero e dell’opera dello Spirito Santo.

 

Antico Testamento

Sono molte le pagine sulle quali potremo soffermarci nella nostra meditazione personale e comunitaria. Penso al profeta Ezechiele e alla sua celebre visione delle ossa aride nel deserto, e del miracolo che le fa rivivere (cfr Ez 37,1-14) e al profeta Gioele che profetizzava un’effusione dello Spirito su tutto il popolo, nessuno escluso: “I vostri figli e le vostre figlie profeteranno” (Gio 3,1ss). Ecco la pagina di Ezechiele: “La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa inaridite. Mi disse: «Profetizza su queste ossa e annunzia loro: Ossa inaridite, udite la parola del Signore:’Dice il Signore, Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e riviverete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete: Saprete che io sono il Signore». Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato”. Ed ecco la pagina di Gioele: “Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni. Anche sopra gli schiavi e sulle schiave, in questi giorni, effonderò il mio spirito”.

 

Nuovo Testamento

Ma poi ci sono molte pagine del Nuovo Testamento che ci svelano la figura e l’azione dello Spirito Santo. È per la potenza dello Spirito Santo che il Verbo di Dio si fa carne nel grembo di Maria (cfr Lc 1,35; Gal 4,4) ed è per la stessa potenza dello Spirito Santo che nasce la Chiesa, che si mette in moto la missione lungo le strade del mondo. È il dono dello Spirito Santo nella Pentecoste che rende liberi da ogni timore gli apostoli e li rende audaci nell’annunciare con franchezza il nome di Gesù, anche a costo di finire davanti ai tribunali, di essere fustigati o messi in prigione (cfr At 2,29; 4,13; 4,29.31).

Ne cito una. Quella nella quale si racconta dell’imprigionamento degli apostoli e della loro miracolosa liberazione durante la notte; dopo di che vengono portati davanti al Sinedrio per essere interrogati: «“Vi avevamo espressamente ordinato di non insegnare più nel nome di costui, ed ecco voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quell’uomo”. Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avevate ucciso appendendolo alla croce. Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a lui”. All’udire queste cose essi si irritarono e volevano metterli a morte» (At 4,28-33).

 

Il miracolo compiuto allora dallo Spirito Santo per la Chiesa nascente è quello che egli ancora oggi sa compiere nella chiesa perché sia intimamente missionaria e pronta a diffondere il polline del Vangelo, con il polline del Vangelo portato dappertutto dal vento dello Spirito. L’attesa del Papa, e anche mia, è che questo avvenga anzitutto dentro di voi: solo in questo modo potrete portare in modo efficace la responsabilità educativa che vi è stata chiesta e che voi avete accettato di assumere. L’attesa è che nelle nostre Parrocchie vi siano anche adulti che lasciano ardere dentro di sé l’amore di Dio e rispondono al suo appello pressante. Lo Spirito Santo andrà costantemente invocato nella nostra preghiera personale prima di ogni incontro con i ragazzi e gli adolescenti; andrà pure invocato quando ci disponiamo a meditare la profondità. Ce lo suggeriscono antiche invocazioni destinate a entrare nella celebrazione liturgica. Ne ricordo due: una riferita al Sacerdote e una riferita a tutti i fedeli. Nella prima leggo: “Ti chiedo di mandare il tuo Spirito Santo nelle nostre anime e di farci comprendere le Scritture da Lui ispirate; concedi di interpretarle con purezza e in maniera degna, perché tutti i fedeli qui radunati ne traggano profitto”. Nella seconda, che si riferisce più ampiamente agli uditori della Parola, si dice: “Ti imploriamo per questo popolo: manda lo Spirito Santo; il Signore Gesù venga a visitarlo, parli alle menti di tutti e disponga i cuori alla fede; conduca a te le nostre anime, o Dio delle misericordie”.

Lo Spirito Santo andrà accolto in ogni celebrazione sacramentale, in particolare nella celebrazione dell’Eucaristia. Nella preghiera eucaristica II viene così invocato dalla Chiesa: “A noi che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito”.

 

 

Gli incontri di “lectio divina” su Stefano, Filippo, Paolo

 

Invito voi giovani a meditare sullo Spirito Santo per aprirvi al compito della missione anche negli incontri di “lectio divina” vicariale. Potremo mettere in evidenza, in particolare, tre figure degli Atti degli Apostoli. Penso a Stefano, il protomartire, al diacono Filippo, meraviglioso e gioioso evangelizzatore, a Paolo, apostolo delle genti, identificato in maniera piena con la missione che il Signore gli aveva affidato.

·        Possiamo incontrare il giovane Stefano nel giorno del suo martirio. Non ha temuto di parlare. Ha corso grandi rischi, per Gesù, ma non si è tirato indietro. Alla fine, anche quelli che lo lapidavano “videro il suo volto come quello di un angelo” (At 6,15).

·        Possiamo incontrare il diacono Filippo. Egli va sulla strada. Anche se gli sembra deserta, sa per certo che deve aspettare perché c’è un incontro importante che il Signore vuole realizzare. Lo vivrà su un carro, viaggiando, con una persona che veniva da molto lontano perché era un funzionario della regina Candace di Etiopia. Un incontro apparentemente casuale è diventato determinante. Portò alla fede e al battesimo. Partì da una pagina biblica che quell’uomo leggeva ma non capiva. Proprio dalla domanda: “Capisci quello che leggi?” (At 8,30); incominciò un dialogo appassionante che finì per cambiare la vita di quell’uomo.

·        Possiamo accostare la figura gigantesca dell’apostolo Paolo e rileggere il suo cammino missionario partendo dalla fase finale, quando ormai, “avvinto dallo Spirito, salì a Gerusalemme, non sapendo quello che gli sarebbe avvenuto” (cfr At 20,22-23). Egli ha veramente “servito il Signore”; non si è mai “tirato indietro”; ha reso testimonianza “al Vangelo della grazia di Dio”; sperimentò alla fine anche l’affetto di coloro ai quali aveva annunciato il Vangelo e che, dandogli il saluto definitivo, “scoppiarono in pianto” (cfr At 20,17-27; 36-38).

 

 

Osservazioni conclusive

 

Vasi comunicanti

 

Loreto mi ha fatto riflettere sui vari livelli di incontri giovanili che, ormai da anni, stanno avvenendo: quelli di base, nelle Parrocchie, quelli di Vicariato e diocesani, quelli a livello mondiale e, proprio a Loreto, per la seconda volta in dieci anni, quello dei giovani italiani.

Queste molteplici opportunità devono avere la figura dei “vasi comunicanti”: tutto deve rifluire su tutto. Quando questo avviene, tutto ne guadagna perché si evita, da un lato, di vivere i momenti straordinari senza quelli ordinari e, da un altro lato, di chiudersi nel proprio piccolo ambiente senza il respiro più ampio offerto in questi anni dalla Chiesa e così necessari per i giovani.

 

Un’attenzione privilegiata ai giovani

 

L’”agorà” di Loreto, come già le Giornate Mondiali della Gioventù, sono un dono di Dio perché, di fatto, sono uno stimolo per raggiungere le nostre Diocesi perché prestino un’attenzione privilegiata ai giovani. Dobbiamo lasciarci condurre dalla certezza, indicata da Giovanni Paolo II, che la Chiesa ha qualcosa di importante da dire a loro e che essi hanno qualcosa da dire alla Chiesa. Seguendo questa regola la Chiesa è aiutata ad essere se stessa e i giovani a diventare ciò che Dio sogna da loro. Le condizioni culturali che ci avvolgono, e di cui hanno dato eco i giovani che a Loreto si sono rivolti direttamente al Papa ponendogli delle domande, sono tali per cui l’intensità, l’intelligenza e la continuità dell’impegno ecclesiale vanno semmai accresciute nella nostra Diocesi e in ciascuna delle nostre Parrocchie, combattendo nel modo più deciso la tentazione, che talvolta serpeggia, di dire che, ormai, i giovani li abbiamo persi.

 

“Essere là dove è Agostino”

 

La nostra pastorale giovanile è missionaria se cerca di essere, attraverso i giovani stessi, là dove, in realtà sono i giovani. È lì che occorre essere testimoni di Gesù. Penso a tutti gli ambiti della vita dei giovani: tutti possono e devono diventare luoghi del Vangelo. E se ci appaiono luoghi difficili, anche questo dato ci aprirà a colui che è “Spirito della fortezza e della testimonianza”. Lo Spirito Santo è la forza di Dio data agli apostoli. È data anche a ciascuno di noi. Il trovarsi nel gruppo o in oratorio è necessario per edificare una comunità fraterna che ha il suo centro in Gesù. Ma come già si dice nel Vangelo a proposito degli apostoli, Gesù li chiama perché stiano con lui e “per mandarli”. Il vostro trovarvi è buono se non vi chiude e diventa invece il cenacolo dal quale escono apostoli pieni di amore per il Signore e della gioia che lui solo ci può dare. Vivere questo duplice movimento di diastole e sistole: stringervi tra di voi attorno al Signore, allargarvi e andare là dove l’uomo vive per portarvi, con la vostra stessa vita, la novità di Cristo: questo è spirito missionario.

 

“Eccomi, Signore, manda me”

 

Vi devo dire apertamente un’ultima cosa. Io prego Dio perché mandi operai nella sua messe. Tutti siete chiamati ad essere questi operai. Ma qualcuno di voi, e dei ragazzi e delle ragazze dei vostri gruppi, riceve forse un invito a dare totalmente la vita perché l’uomo conosca il Signore Gesù Cristo e creda in lui, lo ami, lo segua.

Riflettete su questo invito e proponetelo. Dite e suggerite agli altri di rispondere al Signore come Maria: “Eccomi, sono la serva del Signore; si faccia di me secondo la tua parola”. Conosco dei giovani che proprio in questo anno entrano in Seminario. Hanno ricevuto la grazia e hanno detto: “Eccomi”. Conosco qualche ragazzo che pure sta dicendo di sì al Signore. Ma sono sicuro che altri giovani, e altre ragazze, se prestano attenzione al Signore e crescono nel suo amore, potranno sentire lo stesso invito a una donazione totale per la causa del Regno di Dio, qui e a tutte le latitudini della terra.

In queste settimane sto incontrando dei nostri missionarie e anche delle religiose missionarie. Vedo in loro grande passione e coraggio. Da loro vengo provocato a dirvi che i nostri gruppi giovanili saranno tanto più vivi quanto più coltiveranno l’orizzonte missionario. Si realizzerà, in questo modo, una grande libertà di cuore da tante schiavitù e si diventerà segni persuasivi, visibili e palpabili, che “Dio è amore”. Vi aiutino i santi missionari, come San Francesco Saverio, “che ha percorso l’Estremo Oriente annunciando la Buona Novella fino allo stremo delle forze; vi aiuti Santa Teresa del Bambino Gesù, che fu missionaria pur non avendo lasciato il Carmelo. Sia l’uno che l’altra sono i patroni delle missioni. Siate pronti a mettere in gioco la vostra vita per illuminare il mondo con la verità di Cristo; per rispondere con l’amore all’odio e al disprezzo della vita; per proclamare la speranza di Cristo risorto in ogni angolo della terra” (Benedetto XVI, Messaggio 2007-2008).

 

Un anno fa – era il 17 settembre 2006 – Sr. Leonella, missionaria della Consolata in Somalia, veniva uccisa a colpi di arma da fuoco. Aveva dedicato tutta la sua vita all’Africa. Ha voluto anche essere sepolta là. Ha perdonato chi l’ha uccisa. Aveva 16 anni quando comunicò a sua madre l’intenzione di servire Dio e l’uomo come missionaria. “Ne riparleremo a 20” – le fu risposto. Quattro anni dopo si rivolse di nuovo alla mamma e le disse: “Ho 20 anni e non ho cambiato idea”. E partì. Il beato Giuseppe Allamano, fondatore dei missionari della Consolata, aveva lasciato scritto le seguenti parole: “Noi missionari siamo votati a dare la vita per l’umanità. Dovremo servire la missione anche a costo della vita, contenti di morire sulla breccia”. Suor Leonella le fece sue e le mise in pratica per tutto il resto della sua vita. Diceva: “Non abbiamo che una vita da donare, doniamola senza esitare: chi dà la sua vita la ritroverà. Dopo la nostra morte solo l’amore sopravviverà” (cfr E. Fornasari, “Sacrificio e perdono”, edizioni Agami).

 

In compagnia di questi grandi testimoni di Cristo, auguri di buon cammino a tutti voi.

 

mons. Renato Corti

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