Nel mondo digitale di oggi, i giovani sono chiamati a non perdersi, ma a riscoprirsi. Tra connessioni e scelte, cresce una nuova umanità. Oggi parliamo di giovani e creativi anche online
Bill Heemer
Viviamo in un’epoca in cui la creatività è ovunque: video, musica, meme, storie, giochi, animazioni. Il digitale ha democratizzato la possibilità di creare: bastano uno smartphone, un’app, un’idea. Ma c’è un rischio: confondere creatività con intrattenimento, immaginazione con scroll infinito, espressione con ripetizione.
La domanda è: vogliamo essere creatori o consumatori?
L’immaginazione non è un optional. È una forza spirituale e antropologica fondamentale, che ci permette di vedere ciò che ancora non esiste, di progettare, sognare, trasformare.
Don Bosco l’aveva capito bene: il famoso sogno dei nove anni è un’esperienza di immaginazione spirituale, profetica, educativa. E lui stesso era un artigiano della creatività: teatro, musica, stampa, giochi, invenzioni pedagogiche.
Oggi il mondo digitale può essere uno spazio straordinario per liberare la nostra immaginazione, se impariamo a usarlo bene.
Le piattaforme digitali spesso ci spingono a consumare, scorrere, imitare, ma raramente a creare. Il tempo passato davanti agli schermi rischia di renderci passivi, dipendenti, omologati.
Invece, ogni giovane ha dentro un potenziale creativo enorme. E oggi, con gli strumenti digitali, può:
Gesù è il Maestro dell’immaginazione: usa parabole, immagini, simboli, gesti. Non impone verità, ma evoca mondi possibili. E anche noi, come discepoli, siamo chiamati a comunicare il bene in modo nuovo, creativo, coinvolgente.
“La vera arte non riproduce il visibile, ma rende visibile l’invisibile”
(Paul Klee)
Questo vale anche per l’evangelizzazione digitale. Non basta “parlare di Dio” online: bisogna trasmettere Dio con immaginazione e bellezza.
In oratorio, a scuola, nei gruppi giovanili, possiamo favorire esperienze digitali generative:
Il digitale non è solo spazio di comunicazione: può diventare ambiente educativo, luogo di crescita, officina di sogni.
Immaginare è anche un atto di resistenza e di speranza. In un mondo segnato da crisi, guerre, paura, la creatività ci permette di non rassegnarci, di vedere oltre, di sperare in ciò che ancora non si vede (cfr. Eb 11,1).
Il filosofo Edgar Morin parla di “speranza creativa” come capacità di affrontare la complessità del presente immaginando alternative nuove, coraggiose, umane. Anche l’educazione digitale dovrebbe fare questo: liberare i giovani dal conformismo e aprirli alla generazione di futuro.
Ma attenzione: la creatività digitale ha anche un peso etico. Ogni contenuto che creiamo può:
Per questo servono criteri educativi e spirituali: creare nella verità, nella bellezza, nel rispetto. Essere creativi con cuore salesiano e mente evangelica.
La creatività non è solo talento: è una forma di amore, un modo per servire la vita. Nel mondo digitale, possiamo essere seminatori di luce o replicatori di rumore. Tocca a noi scegliere.
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