Gioa triste?

Ruttino / 09

Rubrica di educazione a cura di Richard Kermode.

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Ogni ordine sociale tende a far emergere un proprio “discorso”, fatto di parole d’ordine, insomma un preciso quadro normativo. Difficile non rendersi conto che nel “discorso” della nostra società, le emozioni rivestano un posto decisivo. In questo senso trovo interessante un articolo sul Corriere della sera intitolato così: “La gioia triste di Rybakina che vince gli Australian Open (e 2,4 milioni di euro) e non sorride”.

Cosa si “rimprovera” alla tennista? Una soddisfazione misurata, “vince… ma non esulta”, una gioia non esternata e quindi qualificata come “triste”. Questa cosa ha lasciato perplessi i suoi fans che si chiedono come “si faccia a rimanere quasi impassibili dopo un successo così straordinario”. (Di passaggio: il titolo sembra suggerire che il premio in palio dovrebbe essere motivo di fuochi pirotecnici emotivi).

Il “discorso” sulle emozioni, oggi, vede la manifestazione di ciò che si prova come qualcosa che passa dal mondo interno a quello esterno senza ostacoli, sembra “doveroso” che non ci siano barriere nell’espressione delle proprie emozioni; insomma: “devono” essere espresse. Questo non solo è ciò che gli altri si attendono da noi, ma quello che è “giusto” fare, quello che è richiesto sul palcoscenico del mondo, dove si deve “vedere tutto”.

Sembra smarrita in questo “discorso” la possibilità di un “interno” e di un “esterno”, ciò che si desidera tenere per sé o per alcune persone e ciò che si ritiene di poter (o dover) offrire all’esterno. Tutto lascia intendere che, oggi, la “discrezione” non sia più una virtù. Come se ciò che ci succede, che ci capita, possa essere “immediatamente” tradotto in parole o in gesti; come se non avessimo più la necessità di “digerire”, di “assimilare” il nostro vissuto, di “ri-flettere”, cioè di flettersi di nuovo su quanto ci accade, affinché questo diventi esperienza, senso nella nostra vita.

Ci conforta il vangelo, dove viene ricordato che Maria meditava le cose che le accadevano, nel suo cuore.

So long!

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