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Folli, no! Senza coscienza, sì!

Ritorna la barbarie della violenza nei confronti dei minori! Oggi ha un nome: «Tommaso, Tommy». Lo hanno assassinato poco lontano da casa: aveva solo 18 mesi, ma l'hanno ucciso lo stesso, storia crudele da Olocausto o da Genocidio, da campo di concentramento, da notti aberranti di terrore, che hanno ferito l'umanità da Auschwitz alla Terra dalle mille colline in Rwanda.


Folli, no! Senza coscienza, sì!

da L'autore

del 17 gennaio 2008

Ritorna la barbarie della violenza nei confronti dei minori! Oggi ha un nome: «Tommaso, Tommy». Lo hanno assassinato poco lontano da casa: aveva solo 18 mesi, ma l’hanno ucciso lo stesso, storia crudele da Olocausto o da Genocidio, da campo di concentramento, da notti aberranti di terrore, che hanno ferito l’umanità da Auschwitz alla Terra dalle mille colline in Rwanda.

Se non è eroismo uccidere una persona in difesa della propria libertà, è certamente un’infamia uccidere un bambino, delitto orrendo che in carcere fanno pagare duramente a chi l’ha commesso. Lo hanno ucciso perché piangeva lacrime che nessuna mamma ha potuto raccogliere, lo hanno buttato a terra e sepolto accanto ad una discarica abusiva, sotto lo strame, foglie e rami spezzati che non erano quelli della mangiatoia di Betlemme che ha accolto il Figlio di Dio, lo hanno assassinato uomini vuoti dentro, senza valori, crudeli, non folli ma privi di coscienza.

«Signore, se tu fossi stato qui!», ci vien da dire con le parole di Marta nel Vangelo, quasi un rimprovero al Figlio di Dio arrivato tardi dal fratello Lazzaro, ma il Signore non poteva essere lungo le rive del fiume Enza, non poteva abitare il cuore di uomini senza cuore, che non hanno tremato nell’uccidere un bambino ammalato, indifeso, con un colpo di pala, con la quale in campagna capitava di uccidere gli animali randagi.

Brutta, triste storia quella di Tommaso, un insieme di violenza, di menzogne, di tradimenti e di sadismi, che la TV ha portato nelle nostre case, facendone notizia di prima pagina, oscurando con questa tante altre violenze contro i bimbi, lasciati nella solitudine, segnati dalle botte di padri poco pazienti o di madri anaffettive, lasciati lungo le strade, costretti a mendicare senza che tutori della legge diventino loro tutori, bloccando chi ruba loro l’età del gioco, l’infanzia felice.

Le cronache non denunciano questo come «peccato», un grave, gravissimo peccato, un andare contro la Legge naturale di Dio, peccato mortale condannato con parole durissime dal Figlio Gesù, che nel Vangelo parlava di macina da mulino da appendere al collo di chi scandalizzava il più piccolo dei fratelli! E qui ben più di uno scandalo è stato perpetrato ai danni di un Innocente!

Ora siamo tutti pronti con il sasso in mano per colpire questa genia perversa di infanticidi, pronti a invocare la pena di morte, ma restii a considerare che la catena di peccati è anche colpa dei nostri peccati di indifferenza, di egoismi sterili, di fughe dall’educare, di fughe da Dio...

Loro, i delinquenti, sono stati arrestati, tutto è risolto, tutto è regolare, ma noi, assolti dal delitto, non abbiamo la coscienza a posto se non ci sentiamo responsabili della violenza, che spesso fa da padrona nei nostri linguaggi e stili di vita, in una cultura che mette al margine i testimoni del Messia cristiano, Gesù, e non dà spazio neppure al Messia indù, Gandhi, cultura che lega la felicità alle cose, al denaro.

I nuovi barbari purtroppo crescono nelle sabbie dal deserto educativo, che ha reso pi√π deboli, i deboli; pi√π fragili, i fragili; pi√π violenti, i violenti.

Per questo, Signore, ti chiediamo di tenerci lontani dalla violenza, di essere accanto al papà e alla mamma di Tommaso, che non hanno neppure la consolazione di poter riabbracciare il proprio bimbo, se non in una cassa bianca, che negherà loro una rinnovata «Pietà», ma li salverà dalla vista del suo corpo martoriato.

A te, Signore, non chiedo di maledire chi ha ucciso. La loro vita, segnata dalla ferocia, sarà già maledizione. Per loro prego solo una lunga notte di penitenza in carcere, dove spero possa fiorire anche per loro la speranza, che tu, Dio del Perdono, non neghi a chi cambia il suo cuore di pietra in cuore di carne!

Da: Vittorio Chiari, Un giorno di 5 minuti. Un educatore legge il quotidiano

don Vittorio Chiari

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