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Famiglia chi sei? da Giovani per i Giovani

“La fidanzata del mio secondo papà mi ha detto che il bambino che nascerà non è mio fratello e neanche mio cugino!”. Che caos! Ci stiamo avviando verso la legalizzazione delle “famiglie di ogni tipo”... Ma qual è l'autentico e unico volto della famiglia? Attraverso queste pagine ci chiediamo cosa significa la parola famiglia, oggi diventata tanto ambigua...


Famiglia chi sei? da Giovani per i Giovani

da GxG Magazine

del 22 ottobre 2005

 

1. Famiglia perché?

Il tema di questo anno pastorale proposto dal Rettor Maggiore, sintetizzato dal MGS Triveneto nella frase evangelica Amatevi come io vi ho amato, ci invita a considerare la famiglia come CULLA dell’AMORE. Abbiamo la tendenza a identificare il nostro prossimo, che dobbiamo amare, nelle persone che incontriamo per strada o nei compagni di scuola o negli amici, mentre capita di dimenticare che i nostri familiari sono per noi ancora più prossimi, cioè vicini.

È proprio il caso di interrogarci sulla famiglia, considerando anche i difficili tempi che corrono per essa: basta far presente che i matrimoni gay sono ormai riconosciuti in Olanda (ad oggi ne sono stati registrati 6.893), Belgio, Danimarca, Spagna e discussioni di legge in proposito sono all’ordine del giorno in molti paesi; non da ultimo, in Italia la questione sta acquisendo attualità per le proposte di approvare uno status giuridico particolare per le coppie di fatto, anche omosessuali, ricalcando il PACS francese (vedi sotto).

Senza arrivare a questi casi, possiamo vedere con i nostri occhi che l’amore disinteressato che dovrebbe circolare in una famiglia si è trasformato talvolta in un amore che non vuole mai correggere i figli e che si basa sul mi fa comodo e sull’ingratitudine... Ben altro è il vero volto della famiglia!

 

 

2. Famiglia DOC

Vogliamo in queste pagine cercare di chiarire un po’ le idee riguardanti il nostro tema, visto che non tutti sono d’accordo sulla definizione di famiglia: basta prendere un certo numero di vocabolari per rendersi conto che, in generale, il termine viene illustrato con parecchie sfumature di significato, sebbene sia privilegiata la struttura della famiglia “tradizionale” (uomo/donna/figli). Si insiste, anche nei dizionari di sociologia, sul concetto di co-abitazione, per cui le unioni omosessuali sono talvolta registrate come “famiglie”.

Ponendo alla base una sana antropologia che distingue per unire e che quindi evidenzia peculiarità e diversità proprie di ogni uomo e ogni donna, vogliamo affermare che la famiglia autentica si basa su un rapporto di coppia umanamente “autentico”, fondato su 5 pilastri (totalità, unità, ufficialità, fedeltà, fecondità) e chiamato matrimonio.

·      La TOTALITÀ della donazione reciproca tra uomo e donna fa del matrimonio il legame umano più completo, in cui i due sono chiamati a condividere pienamente fisicità, emotività e spiritualità come non avviene in nessun altro rapporto umano; questo deve avvenire in condizione di fifty-fifty cioè in assoluta parità tra marito e moglie (per questo la poligamia non è l’autentico rapporto di coppia).

·      In virtù dell’UNITÀ i due non solo si uniscono carnalmente, ma anche nello spirito, cioè cercano di andare d’accordo e di impiegare insieme il tempo libero, nonché di abitare nella stessa casa. Una coppia in cui vige il principio “io ho la mia vita e lei la sua” non è autentica, perché la natura umana ha l’esigenza profonda di fondere la propria vita con quella della persona amata. Questo non impedisce, però, che in una vera coppia i due si prendano talvolta degli spazi personali (attività, momenti di riflessione, amicizie...) per rendere più ricco il rapporto.

·      L’UFFICIALITÀ del rapporto implica il riconoscimento di un primario ruolo sociale alla famiglia: essa, dimensione fondamentale di ogni vita umana, costituisce la cellula base della comunità, in cui l’individuo si relaziona agli altri e prende coscienza dei propri diritti e doveri: in una parola, apprende cosa vuol dire in concreto essere una persona. L’ufficialità della relazione coniugale sottintende per sua natura una stabilità del rapporto, che oggi si tende a mettere in discussione anche con il cosiddetto PACS: approvato in Francia nel 1999, il Pacte civil de solidaritè viene sottoscritto da una coppia (sia etero sia omosessuale) per organizzare la vita in comune, con un particolare trattamento giuridico e fiscale; rispetto al matrimonio, il PACS può essere sciolto del tutto in tempi notevolmente più rapidi, mentre la legge francese rinvia a un’eventuale riforma dello stato di famiglia il problema della procreazione e delle adozioni.

·      Oggi corroso in profondità, il pilastro della FEDELTÀ indissolubile è una rarità, perché si ha paura (e forse anche l’incapacità) di prendersi l’impegno di amare una persona per tutta la vita e in qualsiasi condizione. Sono ritenute determinanti alcune condizioni in cui la coppia verrà a trovarsi nel tempo così che oggi sono sicuro di amarti, domani no. Impressionanti i dati ISTAT: in Italia le separazioni erano 53.323 nel 1995 e 79.642 nel 2002, mentre i divorzi sono passati da 27.038 a 41.835. Sembra che l’uomo di oggi non sia più in grado di decidere per la sua vita a lunga scadenza, ma anzi che la sua volontà abbia dei limiti di tempo piuttosto stretti. Molti cercano un rifugio nella convivenza (nel 2000 c’erano 340.000 coppie “di fatto” in Italia), il cui motto è restiamo insieme finché dura… La fedeltà è, invece, un passo in più oltre l’innamoramento: non basta innamorarsi, bisogna decidersi, cioè prendersi l’impegno di amare il partner sempre e comunque. Dobbiamo anche dire che offendono la fedeltà anche alcune “tecniche di seduzione” che abbondano sulle pagine dei giornaletti per ragazze (e non solo): usare la gelosia come mezzo per far innamorare una persona non è un comportamento trasparente e offende i sentimenti della terza persona.

·      Oggi sembra che si possa fare benissimo una coppia e una famiglia senza la FECONDITÀ, che va intesa sia come potenzialità biologica di procreare sia, in quanto apertura alla vita, atto di volontà. Riguardo alla prima caratteristica, è chiaro che la natura ha deciso con chiarezza inequivocabile quale sia l’unione feconda (uomo+donna) e quale no (quella omosessuale, che per sua struttura non può avere dei figli, caso molto diverso da quello di una coppia etero che per disfunzioni particolari non riesce a concepire). Come atto di volontà la fecondità richiama in campo essenzialmente quattro ambiti: fecondazione, aborto, adozione, controllo delle nascite. Affrontiamo questi ultimi due ambiti.

L’adozione è l’assunzione da parte di una coppia delle funzioni educative che spetterebbero ai genitori biologici di un bambino; cioè due persone si impegnano a comportarsi come se ne fossero il padre e la madre. Attualmente lo stato ha una grande attenzione per la ricerca delle famiglie adottive, per cui i Tribunali dei minori operano tutta una serie di colloqui e ricerche per assicurare al bambino la migliore delle famiglie possibili. È chiaro che due gay non possono, in nome della biologia e della psicologia, fungere da padre e madre e che dunque la pretesa, avanzata dalla maggior parte degli omosessuali, del diritto adottivo non trova giustificazioni. Né ha valore l’argomento principe che viene addotto in proposito, ovvero che una coppia gay fedele e stabile possa educare i figli meglio di una coppia etero caratterizzata da tradimenti, divorzi e seconde nozze oppure da atti di violenza contro i figli. Certamente tali comportamenti vanno disapprovati, ma non bisogna confondere una patologia particolare (unioni uomo/donna che non riescono ad educare a causa dei comportamenti di singoli casi) con una incapacità educativa sostanziale (quella delle coppie omo).

Circa il controllo delle nascite, sappiamo che alcune persone si sposano, talvolta anche in chiesa, con la decisa volontà di non avere figli, ovvero in una condizione di totale chiusura alla vita. Ebbene, questo non è un’unione autentica, anche se una di quelle coppie magari va più d’accordo di tante altre; la stessa totalità della donazione reciproca viene ridimensionata in quanto non si condivide sino in fondo la vita sessuale, ma solo una parte di essa (il piacere fisico e psicologico) tralasciandone un’altra (la potenzialità procreativa). Un discorso diverso spetta invece ai casi in cui la coppia o procrastina la nascita dei figli o ne limita il numero: questo può essere ben legittimo, ma troppo spesso le ragioni economiche o di comodo sopraffanno l’apertura alla vita. Va infine decisamente attaccata la linea politica, vigente ad esempio in Cina, di un controllo forzato delle nascite, per il quale lo stato si intromette dall’esterno nella vita di una famiglia in modo così forte e violento da negare la libertà di decisione dei coniugi.

 

 

3. La parola all’Autore...

I 5 punti base del matrimonio hanno il loro valore indipendentemente dal fatto che uno creda in Dio oppure no: le ragioni che abbiamo appena riportato possiedono una verità UMANA prima ancora che RELIGIOSA, secondo la convinzione che il cristianesimo permetta una piena realizzazione dell’uomo. Allora è naturale che la Chiesa (=l’insieme dei cristiani) ribadisca con forza e in ogni occasione la vera fisionomia della famiglia e la proponga con convinzione anche per i non-credenti o credenti di altre religioni (vedi la poligamia dell’Islam); si comporta quindi come lucerna sopra il moggio, luce per i popoli.

Per un cristiano, inoltre, c’è la RIVELAZIONE che illumina la vita e la Bibbia si esprime sulla famiglia in termini inequivocabili; tra tutti i passi che si potrebbero citare in proposito ne proponiamo tre.

A - Sono molto conosciuti e menzionati i versetti maschio e femmina li creò […] e disse loro: “siate fecondi e moltiplicatevi” (Gn 1, 27-28), mentre si leggono distrattamente le parole Dio li benedisse, che stanno in mezzo tra i due incisi. Che la coppia uomo/donna sia stata benedetta significa che questo tipo di unione - e non quella omosessuale – rientra nel progetto di Dio sull’uomo ed è stata vivificata da Dio attraverso la sua Parola (bene-dire), che coincide con la sua potenza creativa (nella creazione Dio parla e le cose “sono” dal nulla) e con Dio stesso (Gesù che è Parola viva del Padre).

In un mondo in cui Dio permette all’uomo di decidere completamente del proprio destino (anche di allontanarsi da lui attraverso un rapporto gay) in nome di una LIBERTÀ vera e non presunta, la benedizione di Dio su Adamo ed Eva è una parola chiara per dirci: “Vi ho creato perché vi formaste una famiglia uomo/donna, sappiatelo, anche se io vi lascio liberi di fare altro”. Il racconto su Sodoma e Gomorra, città in cui dilagavano costumi omosessuali e bisessuali e furono distrutte da Jahvè, non vuole dire che Dio punisce, secondo la concezione di un Dio vendicatore e riportatore immediato dell’ordine, ma piuttosto che una tale società non può stare in piedi, perché viene minata la cellula fondamentale della società che è la famiglia.

B - Vale la pena riprendere una secca affermazione di Gesù: L’uomo non separi ciò che Dio ha unito (Mt 19,6), che ribadisce l’aspetto della fedeltà indissolubile di cui abbiamo parlato. Oggi sembra che abbiamo perso non solo la capacità di portare avanti un matrimonio per tutta una vita, ma anche - cosa molto più grave - la fiducia che questo possa succedere, perché crediamo che siano lo sposo e la sposa ad unirsi e di conseguenza sappiamo che è facile spezzare quello che noi stessi uomini abbiamo collegato. È Dio, dice invece Gesù, che ha unito un uomo e una donna con la sua benedizione e la sua presenza nel matrimonio e abbiamo quindi un aiuto insostituibile per tenere insieme due persone, cosa che da soli difficilmente riusciremmo a compiere.

C - Infine, il rapporto matrimoniale tra una ragazza e un ragazzo, concretezza di un amore più completo tra due persone, è testimoniato nella Bibbia da tanti passi che paragonano l’amore di Dio stesso per l’uomo con quello di uno sposo verso la propria donna: voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per lei, per renderla santa […]. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo […]. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, perché siamo membra del suo corpo (Ef 5,25-26, 28-30). Il Cantico dei cantici è una lunga allegoria, ricca di immagini poetiche, del rapporto sponsale tra Dio e il suo popolo.

 

 

4. Dio ha “famiglia”?

Effettivamente si sentono in giro notizie di famiglie davvero curiose, con papà e mamma risposati più volte e con una serie di figli nati da più unioni; anche la famiglia di Dio, anzi, le tre famiglie che ha avuto sono proprio strane, fuori da ogni inquadramento!

·      Nella sua prima famiglia, che è in assoluto quella che dà più problemi di spiegazione, i tre membri sono così uniti da essere un’unica realtà, la Trinità. Già gli Ebrei sapevano che Dio è padre; era un’idea diffusa, ma non lo si chiamava mai né per nome (la parola Javhè era impronunciabile) né con il titolo di padre. Gesù ha poi insegnato che proprio con abbà dobbiamo rivolgerci a Dio: quando pregate, dite: “Padre nostro…” (Lc 11,2) e soprattutto ha rivelato che Dio non solo è padre di tutti gli uomini, ma anche un figlio primogenito che condivide la sua stessa essenza divina e così unito al genitore che Gesù può dire: Io sono nel padre e il padre è in me (Gv 14,11). Famiglia strana anche perché c’è un figlio e un padre: e la madre? In un suo intervento Giovanni Paolo I sorprese un po’ tutti ricordando che Dio è papà ma anche mamma, una verità che sembrava dimenticata da secoli anche se presente nella Scrittura. Dice il Signore: “Come una madre consola un figlio così io vi consolerò (Is 66,13) e per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti riprenderò con immenso amore. In un impeto di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te (Is 54,7-8), dove “immenso amore” e “affetto perenne” contengono in ebraico la radice di rachâm, l’amore materno. Un riferimento curioso è il Ritorno del figlio prodigo di Rembrandt (San Pietroburgo, Ermitage), in cui le due mani del Padre, appoggiate sul figlio, sono diverse, come notava Henry Nouwen: La mano sinistra è forte e muscolosa. Le dita sono aperte (...), è una mano che stringe con energia. Come è diversa invece la mano destra! Essa non sorregge né afferra. È una mano raffinata, delicata e molto tenera. Le dita sono ravvicinate e hanno un aspetto elegante. Vuole accarezzare, calmare, offrire conforto e consolazione. È una mano di madre. Il Padre non è semplicemente un grande patriarca. È sia una madre che un padre. Lui sorregge, lei accarezza. Lui rafforza e lei consola. Tale lettura è convalidata dal testo di Luca in cui si dice che il padre lo visse e commosso gli corse incontro, dove commosso ha in greco la stessa radice di splànche (utero) e indica dunque una commozione materna.

·      Maria, la mamma della seconda famiglia di Dio – quella di Nazareth –rimane incinta non solo da Altro che non è suo marito Giuseppe, ma anche rimanendo vergine: Vergine madre, figlia del tuo figlio, scrive Dante riferendosi a Maria (Paradiso, XXXIII). È anche questo un caso limite di famiglia, anzi limitatissimo: l’uomo e la donna non si sono uniti nella carne, eppure la loro unione non è stata sterile, ma ha portato la Vita. In questa che viene chiamata la santa famiglia, cioè la famiglia che risponde appieno al progetto di Dio, cresce Gesù, l’uomo che risponde appieno a quel progetto: egli cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2, 52).

·      Dio ha poi una terza famiglia: noi. Noi? Sì, noi che siamo la Chiesa, perché lui ha fatto una “super-adozione” e siamo diventati figli del Padre come Gesù; tra di noi siamo tutti fratelli e costituiamo un corpo solo, come i membri di una famiglia formano un’unica comunità. Si dice anche che la Chiesa è la sposa di Cristo…

Eccome se Dio ha famiglia!

Marco Bianchi

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