Esperienza ambigua

Ruttino / 06

Rubrica di educazione a cura di Richard Kermode.

Annie Spratt Annie Spratt

Così il filosofo Byung Chul Han, sul suo libro “La società della stanchezza”: “La comunicazione digitale è unilaterale, senza sguardo, senza corpo, dunque è una comunicazione molto ridotta, inumana. […] La comunicazione digitale ci rende molto, molto stanchi, essendo una comunicazione senza risonanza, senza felicità. Durante una riunione su Zoom […] per ragioni tecniche non possiamo guardarci negli occhi, fissiamo solo lo schermo. L’assenza dello sguardo dell'altro ci stanca. […] Il dialogo riuscito presuppone un corpo, noi siamo esseri corporei. Anche i rituali […] implicano queste esperienze corporee, ancorando simboli e valori sociali a livello del corpo […] sono una comunicazione corporea che fonda, che crea una comunità e che è pertanto gratificante. […] La digitalizzazione indebolisce il legame sociale, in quanto ha un effetto disincarnante”.

Il nostro don Emanuele, nella sua tesi “Teo(tecno)logia”, così inizia: “L’epoca contemporanea è segnata da una trasformazione profonda del rapporto dell’essere umano con la realtà, determinata dallo sviluppo delle tecnologie digitali. L’avvento dei sistemi informatici interconnessi, delle nuove piattaforme di comunicazione come i Social Network, della realtà virtuale e, più recentemente, dell’Intelligenza Artificiale, ha modificato non solo i modelli sociali ed economici, ma anche le forme della percezione, della relazione e della spiritualità. In questo scenario, la riflessione teologica è chiamata a interrogarsi sul modo in cui la tecnica possa divenire uno spazio teologico – un vero e proprio locus theologicus – in cui l’essere umano possa incontrare e fare esperienza di Dio. Il presente lavoro intende indagare le possibilità di una teo(tecno)logia, intesa come riflessione teologica capace di comprendere e orientare l’esperienza di fede nel mondo tecno-digitale. […] [Si tratta di riconoscere] nella tecnologia non soltanto un fenomeno culturale, ma anche un ambiente antropologico e spirituale, in cui la grazia divina può manifestarsi e la relazione con Dio può assumere forme nuove e autentiche”.

Non si tratta di trovare chi abbia ragione (tutti e due!), quanto capire che ogni esperienza umana, compresa la tecnologia, sarà sempre ambigua, cioè sarà sempre uno spazio dove tenere insieme le cose, esercitare un pensiero critico, faticosa e affascinante eredità del dono di essere a immagine di Dio.

So long!

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