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Emergenza educativa: il maestro unico La bontà della scelta pedagogica e il dram...

Su questo tema si contrappongono delle posizioni che non tengono conto della realtà complessiva. In ogni caso non è accettabile che i tagli all'Istruzione siano imposti da chi non rinuncia ai privilegi della "Casta". E' necessario partire dalla nostra Civiltà e raccordare l'Educazione con il mondo del lavoro.


Emergenza educativa: il maestro unico La bontà della scelta pedagogica e il dramma del licenziamento degli insegnanti

da Attualità

del 12 ottobre 2008

Cari amici,

Il tema del “maestro unico” o del “maestro prevalente” nella scuola elementare ha un doppio risvolto. Da un lato, quello pedagogico, che afferma la bontà della scelta di un unico referente educativo per i bambini che, al pari della mamma e dei genitori, consolidi un sentimento di certezza affettiva e favorisca una crescita più sana sul piano intellettuale, culturale e comportamentale. Dall’altro, quello occupazionale, che determinerà la perdita del posto di lavoro per decine di migliaia di insegnanti precari che potrebbero, il condizionale è d’obbligo vista la difficile condizioni economica nazionale e internazionale, essere almeno in parte riconvertiti ad altri incarichi o in un ambito scolastico o totalmente diverso.

Al riguardo, per chi fosse interessato a verificare le fonti, potrà leggere, oggi stesso, all’interno della rubrica “I Fatti”, il testo del decreto 137/2008 che ripristina la figura del maestro unico nella scuola primaria e, da domani, il testo ufficiale del piano del Ministero dell’Istruzione che stabilisce il licenziamento di 87.400 insegnanti e 44.500 addetti ai ruoli amministrativo, tecnico e ausiliario entro il 2012, di cui 42.105 insegnanti e 15.167 addetti amministrativi nell’anno scolastico 2009/10.

 

Su questo tema oggi si registrano dei fronti contrapposti. Chi è schierato a favore del maestro unico e, più in generale, si sente in sintonia con il programma complessivo del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, difende a spada tratta la bontà di questa scelta finendo per sposare l’insieme dell’operato governativo in materia scolastica se non l’insieme della politica governativa tout court. Chi invece è sensibile alle conseguenze del taglio occupazionale, o perché ne è direttamente interessato o per una questione di principio o ancora per ideologia politica, evidenzia il disastro sociale che comporterebbe fino a condannare in toto le scelte della Gelmini e perfino a sollecitare una ribellione contro il governo Berlusconi.

Basta leggere alcuni dei commenti inviati dai nostri amici al mio “Primo Piano” in cui mi sono limitato a esternare il mio stupore dopo aver appreso che il premio di 7.000 euro ai docenti più meritevoli, annunciato oggi dalla Gelmini, è in realtà una promessa che verrà onorata soltanto nel 2012, cioè tra 5 anni, a esprimere il mio rammarico per l’esibizionismo mediatico della Gelmini che finisce per nuocere agli stessi contenuti del suo programma. Infine ho lanciato un appello ad abolire l’uso del tempo futuro nelle prediche della nostra classe politica, con il sottinteso di limitarsi a dire ciò che concretamente sono in grado di fare oggi, rammentato che anche nell’Egitto dittatoriale e guerrafondaio di Nasser, in cui sono cresciuto negli anni Cinquanta e Sessanta, il regime prometteva in continuazione al di là delle sue possibilità e della sua reale volontà (per la verità anche i suoi successori Sadat e Mubarak lo fanno e più in generale è una prassi consolidata nel Terzo Mondo). I più strenui affezionati della Gelmini hanno riservato appena un passaggio iniziale all’oggetto del mio intervento, il premio di 7.000 euro da corrispondere tra 5 anni, sviluppando tutto il loro intervento fuori-tema, per difendere il maestro unico, sminuendo la realtà dei licenziamenti e mettendo perfino in discussione il fatto in sé, e condannando duramente qualsiasi accostamento tra Nasser e Berlusconi.

Cari amici, vi invito ad attenervi ai fatti. Si può legittimamente discutere sulla bontà o meno del maestro unico. Personalmente propendo per ritenerla una scelta appropriata sul piano educativo. Ma non possiamo negare i fatti. I licenziamenti ci saranno e saranno sull’ordine delle decine di migliaia. In interviste alla stampa la Gelmini ha ipotizzato il recupero di alcuni docenti in altre scuole e il riciclaggio di altri in professioni diverse, indicando specificatamente il Turismo. E poi, perché mai si insinua che considererei il governo Berlusconi come dittatoriale soltanto perché prendo atto che fa delle promesse che potrebbe non mantenere, così come facevano Nasser, Sadat e Mubarak? Non ho mai detto che Berlusconi è un dittatore. Sono consapevole che in cima alle sue priorità c’è ben altro rispetto al duro mestiere del tiranno, tutta la sua vita attesta che predilige delle scelte di natura più godereccia.

Detto ciò è indubbio che in Italia serve una drastica riforma del mondo della scuola. Ha perfettamente ragione la Gelmini che non è possibile andare avanti con il 98% delle risorse che finiscono negli stipendi degli insegnanti e del personale ausiliario. Non è possibile che in Italia ci siano più bidelli e amministrativi nelle scuole che l’insieme degli appartenenti all’Arma dei Carabinieri. Vivo in un paesino dove per risparmiare le aule della scuola primaria sono state divise con un tramezzo, i bambini vengono costretti a stare attaccati alle proprie sedie per non disturbare la classe a fianco, l’educazione fisica non la potranno fare perché non è più disponibile il pullmino, ai genitori è stato chiesto di portare da casa delle risme di carta per la fotocopiatrice e il cancellino per la lavagna. Mentre in una scuola materna i genitori dovranno presentarsi con la merenda e la carta igienica! Tutto ciò perché i soldi non ci sono. La verità è che in Italia non solo mancano i soldi per la ricerca scientifica, ormai mancano i soldi per la didattica stessa.

Cari amici, in questo contesto siamo chiamati a fare delle scelte drastiche per invertire radicalmente la situazione. La prima domanda che mi pongo è la seguente: se noi consideriamo l’istruzione come una priorità, se siamo consapevoli che l’emergenza educativa è alla base del degrado etico, se siamo certi che solo investendo nella mente e nel cuore dei nostri figli potremo sperare in un’Italia migliore e progredita, è giusto ed assennato che sia il ministro dell’Economia e delle Finanze Tremonti a stabilire di fatto, con i tagli imposti a destra e a manca, anche le scelte in materia scolastica? Mi domando come mai, in materia di tagli e di contenimento della spesa pubblica, in Italia non si riesca a tagliare nulla negli introiti dell’esercito avido e prepotente dei politici, dei parlamentari, degli amministratori locali e dell’insieme delle istituzioni e del sottobosco che gestiscono direttamente o indirettamente, la cosiddetta “Casta”, ripetutamente denunciata da una miriade di testi andati a ruba facendo la fortuna degli autori ma mai intaccata nel suo impenetrabile potere? Così come mi domando se non sia giunto il momento di ridefinire l’insieme della costruzione di una scuola che rassomiglia sempre più a uno diplomificio, prima di essere uno stipendificio, che regala dei pezzi di carta che, nella gran parte dei casi, servono poco o nulla per inserirsi realmente ed efficacemente nel mondo del lavoro? Inoltre mi domando, proprio in considerazione del rapporto stretto e imprescindibile che ci deve essere tra la scuola e il mondo del lavoro, messo sempre più in discussione dalla scellerata piaga del Sessantotto che ha trasformato la scuola in un centro di indottrinamento ideologico ostile al mondo del lavoro e all’insieme dei cardini della nostra civiltà, la sacralità della vita, la dignità della persona, la centralità della famiglia e una concezione etica e responsabile della libertà di scelta, mi domando se non sia arrivato il momento di abbattere tutti gli steccati ideologici che ancora persistono tra la scuola e il mondo del lavoro? Infine mi domando, proprio nella certezza che la scuola è il principale veicolo di educazione e di formazione che determinerà il futuro dei nostri figli e quindi di tutti noi, non sarebbe sensato e doveroso definire in primo luogo il modello complessivo di società a cui aspiriamo e successivamente plasmare e orientare il percorso scolastico? Se noi in partenza non siamo certi della nostra civiltà, della nostra fede, della nostra identità, dei nostri valori e delle nostre regole non potremo mai assicurare che la scuola sia un percorso veramente costruttivo e conforme a ciò che siamo e ciò che vorremmo essere.

Cari amici, vi saluto con la convinzione che è giunta l’ora di assumerci la responsabilità storica di agire da protagonisti per affrancarci dall’ideologia suicida del relativismo che affligge l’Occidente e dall’ideologia omicida del nichilismo che arma l’estremismo islamico, per affermare con coraggio e difendere con tutti i mezzi la Civiltà della Fede e Ragione. Andiamo avanti insieme sul cammino della Verità, Vita, Libertà e Pace, per un’Italia, un’Europa e un mondo che considerino centrali i valori e le regole, della conoscenza oggettiva, della comunicazione responsabile, della sacralità della vita, della dignità della persona, dei diritti e doveri, della libertà di scelta, del bene comune e dell’interesse generale, promuovendo un Movimento di riforma etica dell’informazione, della società, dell’economia, della cultura e della politica. Con i miei migliori auguri di sempre nuovi traguardi, successi ed un mondo di bene.

Magdi Cristiano Allam

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