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Educare con il cuore di don Bosco: sistema preventivo e diritti umani

“Non è difficile vedere nella teorizzazione del progetto educativo e nella prassi pedagogica l'effettiva promozione dei diritti che sono proclamati dalle dichiarazioni internazionali: il diritto alla vita; il diritto all'educazione e all'istruzione; il diritto al riposo, allo svago e al gioco; il diritto al lavoro”


Educare con il cuore di don Bosco: sistema preventivo e diritti umani

da Rettor Maggiore

del 24 novembre 2008

“Non è difficile vedere nella teorizzazione del progetto educativo e nella prassi pedagogica l’effettiva promozione dei diritti che sono proclamati dalle dichiarazioni internazionali: il diritto alla vita; il diritto all’educazione e all’istruzione; il diritto al riposo, allo svago e al gioco; il diritto al lavoro”[1].

 

Il card. Tonini ripeteva, ai giovani riuniti per il ‘Confronto 2001’: “Prima siamo uomini e dopo cittadini”. La vita ci affratella, ci rende simili e deve poter essere vissuta con la medesima dignità in ogni angolo della terra. Il diritto a una “vita dignitosa per tutti” deve essere l’idea-forza che porta a impegnarci nell’educazione delle nuove generazioni. La difesa della vita è l’asse che sottende gli odierni percorsi e le diverse ricerche intercomunicanti nelle varie situazioni sociali, politiche e culturali. La lotta per la difesa della vita deve essere un ponte che unisce i ridotti limiti di sopravvivenza delle grandi masse impoverite con gli ampi orizzonti di vita più umana e di migliore qualità di cui godono in pochi. Questi ideali non possono non essere presenti negli impegni educativi, per non dimenticarci che siamo uomini e prima di tutto occorre proteggere la specie umana.

 

Nel 1948 alle Nazioni Unite ebbe luogo la proclamazione dei Diritti Umani. Alcune popolazioni non ne hanno nemmeno sentito parlare. Altri non li conoscono semplicemente perché i loro governi sono i primi a ignorarli e calpestarli. Come possiamo parlare del diritto alla vita se le società più sviluppate sono le prime a immolare la vita innocente mediante leggi sull’aborto? Come parlare di educazione al rispetto dei diritti umani, quando vi sono masse di bambini e adolescenti che non godono nemmeno del diritto all’educazione? A novembre del 1989, a New York, si proclamarono i Diritti del Minore. Il 2° articolo predica Il diritto a non essere discriminati: “La totalità dei diritti devono essere applicati alla totalità dei bambini senza eccezione, ed è obbligo dello Stato adottare le misure necessarie per proteggerli da qualsiasi discriminazione”[2]. Che dire allora delle minoranze etniche; dei milioni di “ragazzi di strada”; dei bambini che muoiono di fame; dei minorenni venduti o sfruttati sessualmente? Dov’è il diritto al gioco per i troppi bambini lavoratori?

 

Sentiamo che l’umanità dispone di risorse sufficienti perché tutti gli abitanti del globo possano vivere con dignità. Eppure le statistiche ci confermano che il divario Nord/Sud aumenta ogni anno, e mentre pochi nuotano nell’abbondanza, una grande massa di indigenti riesce a malapena a sopravvivere. È noto che gli interessi economici fissano le priorità della società materialista e che la pubblicità è la bacchetta magica usata dall’insaziabile avidità delle multinazionali. Solo le società aggressive e competitive sussistono e questo stile è entrato anche negli enti e nelle associazioni educative. Cosa fare? L’educazione sempre più dev’essere una finestra spalancata sulla realtà mondiale e motore di trasformazione dell’umanità. Per questo nelle aule si deve ascoltare la voce di coloro che non hanno voce, sentire la fame, la sete, la nudità di tanti popoli dimenticati; si devono far conoscere gli sforzi di tanta gente impegnata nelle grandi cause della dignità della donna, della pace, del rispetto del creato… Per fortuna da diverse situazioni e istanze (ONG, Volontariati…) si comincia a convergere nella difesa della vita, dell’essere umano e dei suoi diritti, dei popoli e dei loro diritti, del pianeta e dei suoi diritti.

 

 Le nostre priorità, dunque, devono andare alla formazione di persone veramente libere, critiche, impegnate socialmente, che trovano le loro motivazioni nel Vangelo. L’educazione sta perpetuando il vecchio sistema competitivo oppure apre strade verso la corresponsabilità, la solidarietà, la giustizia sociale? Non sarebbe male fissare alcuni criteri se vogliamo far sì che l’educazione costituisca un meccanismo efficace di miglioramento della società. Primo: una mentalità critica come strumento per analizzare la realtà. Secondo, l’alterità che deve permetterci di stabilire un rapporto ottimale con gli altri. Terzo, il rispetto della Dichiarazione dei Diritti Umani che può costituire punto di riferimento per tutti gli educatori. Quarto, il coinvolgimento e l’impegno affinché i criteri suddetti non rimangano dichiarazioni di buona volontà. Promuovere i diritti umani è un cammino salesiano. Il Sistema Preventivo vuole collaborare con molte altre agenzie alla trasformazione della società, lavorando per il cambio di criteri e di visioni della vita, per lo sviluppo della cultura dell’altro, di uno stile di vita sobrio, di un atteggiamento costante di condivisione gratuita e d’impegno per la giustizia e la dignità di ogni persona umana. L’educazione ai diritti umani, in particolare dei minori, è la via privilegiata per realizzare nei diversi contesti questo impegno di prevenzione, di sviluppo umano integrale, di costruzione di un mondo più equo, più giusto, più sano.

 

 

[1]  T. BERTONE, “Don Bosco e Brasilia”, p.251.

[2]  Diritti del Minore, art.2°.

 

don Pascual Ch√°vez Villanueva

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