La Dottrina Sociale della Chiesa offre ai giovani una bussola per vivere con giustizia, libertà e responsabilità nel mondo di oggi. Oggi parliamo di economia per l'uomo
Scott Graham
«Il denaro deve servire, non governare»
(Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 58)
Viviamo immersi in una logica economica che spesso mette il profitto prima della persona, il consumo prima della relazione, la concorrenza prima della solidarietà. Ma non è sempre stato così, e soprattutto non deve essere per forza così.
La Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) ci offre una visione alternativa dell’economia: non come meccanismo impersonale dominato dalla finanza, ma come spazio umano dove la persona, la giustizia e la fraternità possono e devono avere la precedenza.
Uno dei fondamenti della DSC è questo: i beni della terra sono destinati a tutti. Sì, anche se esiste la proprietà privata, il fine ultimo di ogni bene non è individuale, ma sociale. Lo afferma chiaramente il Compendio: “L’uomo deve considerare le cose esteriori che egli legittimamente possiede non solo come proprie, ma anche come comuni” (CDSC 172).
In pratica: non sono veramente ricco se ciò che possiedo lo uso solo per me. E una società giusta non è quella dove pochi hanno troppo, e molti hanno troppo poco. Ma una dove tutti hanno il necessario per vivere con dignità.
Il mondo attuale produce ricchezza a ritmi mai visti nella storia. Eppure, centinaia di milioni di persone vivono ancora nella povertà estrema. La DSC denuncia con forza questo paradosso: “Questa economia uccide” ha detto Papa Francesco in Evangelii Gaudium.
In particolare i giovani si scontrano con un sistema che non crea posti di lavoro stabili, non valorizza le competenze, non investe in futuro. A molti viene detto: “devi adattarti”. Ma la DSC risponde: non adattarti a un sistema ingiusto. Cambialo.
Anche Don Bosco ha vissuto un tempo segnato da squilibri economici. Il giovane operaio a metà Ottocento veniva spesso sfruttato, abbandonato, reso invisibile. Don Bosco non si è voltato dall’altra parte: ha fondato laboratori, cercato datori di lavoro onesti, difeso i diritti dei suoi ragazzi.
Diceva: “Chi aiuta un giovane a trovare lavoro, ha già fatto una grande carità.” La sua visione non era astratta, ma concreta: l’economia doveva servire l’educazione, la dignità, la speranza.
La DSC ci mette in guardia contro la cultura del consumo e dello spreco. Quando ciò che possiedo diventa fine a se stesso, e non mezzo per vivere meglio e servire gli altri, l’economia perde il suo senso umano.
Per i giovani, oggi, il consumo è anche identità. Cosa indosso, cosa compro, cosa mostro online. Ma c’è un altro modo: essere consumatori critici, fare scelte sostenibili, privilegiare il bene comune, evitare l’usa e getta, sostenere il commercio equo, investire nella solidarietà.
La DSC propone un’alternativa: l’economia solidale, cioè un’economia che mette al centro la persona e la comunità. Dove le imprese non cercano solo profitto, ma anche impatto sociale. Dove il lavoro è degno e il denaro è mezzo, non fine.
Esperienze come il microcredito, le cooperative, le startup sociali, le imprese etiche, la finanza responsabile, sono segni di speranza. I giovani possono e devono esserne protagonisti. Non servono solo economisti: servono coscienze formate e cuori appassionati.
Il mondo ha bisogno di una nuova generazione di economisti, imprenditori, consumatori, lavoratori, che abbiano una visione alta dell’uomo e della vita. Non si tratta di “lasciare tutto” per fare beneficenza, ma di vivere la propria professione in modo umano, evangelico, giusto.
Nel 2019, Papa Francesco ha lanciato “The Economy of Francesco”, un movimento globale di giovani per ripensare l’economia: un segno profetico, che ci riguarda da vicino. La DSC non è un’utopia. È una via concreta per un’economia che sia davvero al servizio della vita.
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