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E se il Grest fosse a Nazareth?

Alessandro, don Alberto, Caterina, Chiara, Mauro e Sara hanno trascorso un mese a Nazareth, presso l'oratorio salesiano, per dare una mano al Grest e visitare la Terra Santa. 5 domande e 5 risposte per raccontare un po' quest'esperienza...


E se il Grest fosse a Nazareth?

da Iniziative in tour

del 23 agosto 2008

Perchè sei in Israele?

Novembre 2007. Passa in ispettoria a Mestre don Emad, incaricato dell'Oratorio Salesiano di Nazareth. Lui lancia la proposta di passare un mese lì per 'dare una mano' durante l'attività estiva... e noi accettiamo!

Eccoci allora in Israele per un mese di attività con gli animatori di Nazareth: ragazzi come noi, che vivono in un paese un po' diverso dove le religioni si mescolano e i territori si confondono... e con i bambini, che parlano solo arabo e che si accontentano del tuo semplice 'ciao' e di giocare con te a 'pollicione'.

Nei momenti liberi giriamo la Terra Santa in lungo e in largo, cercando di vivere e respirare di persona l'aria di Gesù, i luoghi dove Lui ha vissuto e insegnato, aldilà dell'attendibilità storica dei luoghi. La Terra Santa non deve essere una ricerca affannosa del 'qui è successo questo', ma un'occasione di riflessione nell'ambiente e nella cultura dove 'tutto è iniziato'.

Certo è occasione anche per capire un po' di più chi è Israele e chi è la Palestina, quindi oltre alla formazione religiosa, anche un punto d'osservazione privilegiato sulla società e la politica di questo paese. Incontrare la gente, conoscere i luoghi, approfondire la fede... insomma sono in Israele (e in Palestina) per vivere un tempo di Grazia e Servizio.

Mauro

 

Mukhiam: ovvero il Grest in arabo...

Tremila chilometri portano con loro molte differenze, ma fanno rimanere alcune tracce forti di similitudine. Anche un Grest risente della distanza tra due culture lontane, ma nell'aria, che ci si trovi in Italia o in Israele, alcuni suoni, odori e sensazioni sembrano essere gli stessi.

Per quanto riguarda le similitudini sarebbe riduttivo evidenziare che durante il primo giorno di animazioni i bambini hanno ballato 'Il ballo del qua qua', importato direttamente da un animatore vissuto alcuni anni in Italia; per questo motivo aggiungo semplicemente che i ragazzi italiani non sono poi così diversi da quelli arabo-israeliani.

Le diversità sembrano più legate alla gestione del Grest, qui si tende a responsabilizzare meno gli animatori e ad affidarsi più a professionisti accentrando il lavoro su alcuni adulti. Questo ci apre ad un bellissimo confronto da cui possono nascere sicuramente spunti di riflessione sulle capacità dei giovani, sul loro potenziale e sulla loro affidabilità, il tutto tenendo presente la cultura di riferimento; oltre a questo possono nascere parecchi spunti di miglioramento sia per noi che per loro.

La cronaca di una tipica giornata di estate ragazzi, o come dicono loro 'Campeggio' (Mukhiam in lingua araba), potrebbe essere riassunta così: ore 13.30 arrivano i bambini; ore 14.00 accoglienza con balli e preghiera; ore 14.30 si va in teatro per altri balli, altra animazione e per la spiegazione del tema del giorno tratto direttamente dalla Bibbia; ore 15.00 tutti alle tende in cui si pranza e si sviluppa il tema del giorno mediante un librettino appositamente creato; ore 16.00 attività manuali; ore 17.00 animatori e bambini vanno in Chiesa a pregare e cantare lodi al Signore; ore 17.30 si va a casa. Uniche eccezioni i giorni dedicati alle gite (parchi acquatici o parchi giochi) e quelli in cui le attività manuali vengono sostituite dai giochi d'acqua o sportivi, gonfiabili, spettacoli teatrali o d'animazione.

Non ho scritto molto, ma quando si pensa al Medioriente non si immagina mai che forse l'ambiente può essere molto simile al nostro.

Alessandro

 

Quattro chiacchiere con Maria impastando il pane...

Apro la finestra della mia camera: tra il souq, le case e i negozietti cosa vedo? La bellissima cupola a giglio della Basilica dell'Annunciazione.

Prima di mangiare: preghiera. Quale? L'Angelus... scontata? Riguardando fuori dalla finestra e rivedendo la Basilica, dove questo annuncio è avvenuto, l'unica risposta è no, non può essere scontata anzi, qui ha un significato ancora più grande.

Vivendo un mese a Nazareth posso dire di aver riscoperto la figura di Maria. Visitando i luoghi santi ho cercato di immaginare i diversi momenti che lei ha vissuto. L'annuncio dell'angelo, l'incontro con Elisabetta, la nascita di Gesù, la vita a Nazareth, fino a vedere il figlio in croce. Tre cose di Maria mi affascinano: il coraggio con cui riesce sin dall'inizio a dire 'Si, eccomi' a Dio, a dire cioè 'ci sto', affidandosi totalmente alla volontà del Padre senza dire 'Aspetta un attimo che ci penso un po''. La seconda: Maria 'serbava tutte queste cose nel suo cuore', cioè stabiliva con Dio un rapporto di piena fiducia e di vero abbandono. Non solo: il punto massimo della fiducia di Maria in Dio e il culmine della sua infinità bontà è stato il diventare nostra madre, l'accettare noi come suoi figli, nonostante i nostri peccati e, successivamente, l'aver visto suo figlio morire in croce a causa dell'incredulità degli uomini in Dio. È davvero una grande donna e una grande madre!

Se dovessi quindi fare quattro chiacchiere con Maria penso che tutto si riassumerebbe in tre semplici e vere parole: ' GRAZIE, CARA MAMMA!'.

Sara

 

Avere 18 anni a Nazareth ...

Avere 18 anni è un bel casino, anche a Nazareth. Sí, insomma c'è la patente, la scuola, i genitori, un lavoretto estivo, il moroso, le scarpe tipo converse, il cellulare e il kebab con gli amici.

Ecco! Avere 18 anni a Nazareth è come un kebab (anche se qui sarebbe meglio dire shaworma). È un bel casino ragazzi! Perché sei arabo, come il pane originale, ma vivi nello stato di Israele, filo-occidentale come le baguette che ti spacciano per kebab. Vivi in un paese diviso fra tante religioni, pasticciate tra di loro, che si mescolano e fondono, come ketchup e maionese per fare la salsa rosa, ma che danno reazioni strane... esplosive.

Certo nulla è impossibile, ed è per questo che avere 18 anni in questo casino di kebab che è la mia terra, questa Nazareth, è bello.

A 18 anni, qui ed ovunque si deve sognare il proprio futuro. Io desidero un grande amore, di quelli che ti fanno il terremoto nel cuore, e poi sogno la libertà mia e di questa nazione. Vorrei poter avere accesso alle università come gli ebrei, e come loro poter concorrere per essere assunto in un ente pubblico. Sogno che il muro tra Palestina ed Israele sia solo un brutto ricordo. Avere 18 anni in questa Nazareth è bello anche perché sogno il mio futuro guardando a Maria che a 18 anni viveva qui sapendo dire sí a sogni anche più grandi di lei.

Chiara

 

A casa di Ges√π: ospiti, ficcanaso o in famiglia?

Indubbiamente in famiglia!

È Lui che mi ha 'invitata' qui questi giorni e non parlo di un normale invito a prendere tè e biscottini...

È un invito ben più grande, è un invito a vivere in questa terra dove Lui stesso ha deciso di farsi vivo, di farsi uomo, ma uomo umile e povero tra i poveri di questa piccola Nazareth...

E non posso che sentirmi in famiglia, invitata e accolta da Lui che qui mi ha chiamata.

È bello affacciarsi la sera sul terrazzo dell'oratorio che dall'alto si apre su Nazareth, sulla Basilica dell'Annunciazione e sentirsi a casa, sentirsi ancora più vicini a quella Maria che ha avuto il coraggio e la fiducia di dire il suo SÍ a Dio; a Giuseppe che ha saputo accogliere Maria nonostante questo grande mistero e a Gesù, figlio di quel Dio che ci ama cosí tanto da averci dato la vita ed averci invitati oggi qui.

Eh sí, siamo in famiglia qui... è un sentirsi a casa concreto: i salesiani, gli animatori, i ragazzi fin da subito ci hanno accolti come se attendessero il nostro arrivo con ansia.

E poi anche noi, il nostro piccolo gruppo di sei persone... io mi sento a casa... sei persone completamente diverse, ognuno con una sua caratteristica che rende il gruppo pi√π completo.

Che dire... penso che ficcanaso uno non potrà mai sentirsi, non si può essere un ficcanaso se si entra, con o senza invito, a casa di Colui che ci ama per primo più di qualsiasi altro; ospiti... nemmeno... forse ci si può sentire ospiti per un attimo, quando ancora non capisci il perché di questo invito, ma dopo aver deciso di non pensare troppo ai perché e di affidarsi e fidarsi di Lui in ogni singola azione, ogni singolo momento, e non appena ti rendi conto di dove sei veramente... lí, allora, non puoi che sentirti a casa tua, in famiglia.

Caterina

AA.VV.

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