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È domenica, con chi la passerò?

Un dubbio angosciante per tanti figli a fine settimana: con chi lo passerò? Papà o mamma? La maggior parte dei figli sono affidati alla mamma, ecco allora i papà scendere in piazza a rivendicare i loro diritti. Lo fanno vestiti da «Babbo a Natale», in maschera... lo fanno da arrabbiati in TV! Lo fanno contro la mamma o perché, padri, ci tengono ai figli?


È domenica, con chi la passerò?

da L'autore

del 22 gennaio 2008

Un dubbio angosciante per tanti figli a fine settimana: con chi lo passerò? Papà o mamma? La maggior parte dei figli sono affidati alla mamma, ecco allora i papà scendere in piazza a rivendicare i loro diritti. Lo fanno vestiti da «Babbo a Natale», in maschera... lo fanno da arrabbiati in TV! Lo fanno contro la mamma o perché, padri, ci tengono ai figli?

Il mistero di certe drammatiche situazioni, a volte strazianti, violente, impedisce una risposta certa. Le separazioni non sempre sono consensuali, dietro tacito sofferto accordo! Separandosi o divorziando, non lo si fa in silenzio, ma sparandosi addosso accuse, offese, nel tentativo di conquistare il figlio, coprendo di insulti l’altra parte, senza alcun rispetto di chi, piccolo, ragazzo o giovane, è spettatore muto di un amore infranto.

Non sarà possibile una tregua, almeno in occasione della domenica, il giorno del Signore? Non sarebbe meglio smettere di farsi la guerra, accettando la situazione e giustificandosi con i figli per non aver tentato di superare le difficoltà, a volte banali, risibili, incontrate nello stare insieme; confessando la propria incapacità di ascoltarsi, di perdonarsi a vicenda, di ricominciare da capo; chiedendo scusa di aver tradito il patto nuziale, per un’avventura, un innamoramento non bloccato sul nascere...

«Padre, padre, dove sei? Parla, padre, al tuo bambino, che se no, sarò perduto», dice William Blake in una sua poesia. Pareggia i conti con i padri, l’affermazione di Bruno, che rimprovera la mamma, che gli ha cambiato ancora una volta il papà: «Senza dirmelo, senza chiedermi il permesso!».

Le separazioni come le convivenze precarie sono aumentate, è diminuito il tempo della convivenza e i bimbi orfani «per legge» sono sempre più piccoli, in tenera età. «Meglio divisi che insieme per convenienza o in guerra quotidiana!», dicono alcuni genitori, sostenuti da esperti delle problematiche familiari, non sempre disinteressati, con vissuti e teorie lontane dalla visione religiosa cristiana.

In libreria oggi si trovano anche volumi scritti da bimbi e bimbe, che dettano le regole di sopravvivenza al lutto della perdita di un papà o di una mamma, che hanno gravemente ferito i figli con il loro andarsene. Separazioni, divorzi sono storie d’amore che finiscono o non sono mai iniziate, storie nelle quali i sentimenti divisi si intrecciano ai problemi economici, di casa, di mantenimento agli studi, o solo di mantenimento, quando per dispetto si tagliano gli alimenti, si lavora in nero, da disoccupati, pur di non pagare la quota richiesta dalla legge, che affida il figlio ad uno dei due coniugi, in genere, alla madre.

 Introducendo un suo libro Le mamme hanno sempre ragione, Giovanni Bollea scrive: «In un’epoca di trasgressività anomala, il Pianeta infanzia è spaventosamente disorientato ». Lo è forse di meno il Pianeta adolescenza o il Pianeta giovani, il Pianeta donna? Saremo mai in grado contrastare il fenomeno? Forse lo potremmo fare se i genitori ritrovano l’essere «i due, una cosa sola», per cui i bimbi non sono posti di fronte al dilemma che li turba non solo a fine settimana: «Con chi dei due?».

Il buon Dio lo ha detto fin dalle origini della storia dell’umanità, quando ha invitato a non separare mai i due che si giurano amore davanti a Lui. Lo ha detto Dio, lo implorano i figli: «Vorrei che il giorno di Natale – ha scritto Curzio Malaparte – i nostri bambini ci apparissero all’improvviso come saranno domani, fra alcuni anni, se non oseremo ribellarci contro il male che ci minaccia», il peggiore, forse, la disgregazione della famiglia, un amore negato!

Da: Vittorio Chiari, Un giorno di 5 minuti. Un educatore legge il quotidiano

don Vittorio Chiari

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