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Don Bosco tra gli immigrati italiani in Germania da Giovani per i Giovani

Intervista al sig. Luciano Loreggian, salesiano coadiutore, da 29 anni missionario in Germania: «Parlo poco il tedesco, ma in compenso capisco il siciliano, il calabrese, il pugliese!».


Don Bosco tra gli immigrati italiani in Germania da Giovani per i Giovani

da GxG Magazine

del 04 gennaio 2006

Come è iniziata la vostra presenza in Germania?

Tutto ebbe inizio nel lontano 1972 con il vulcanico don Carlo Vitacchio. Qualche anno prima, nel 1955 (50 anni fa), l’Italia e la Germania avevano firmato un Patto Bilaterale che apriva e regolamentava un flusso di mano d’opera italiana. E così giovani e uomini pronti al lavoro si recarono in Germania. Si calcola che da allora circa 100.000 uomini abbiano ogni anno la loro famiglia e la loro casa al sud Italia per emigrare (tanti si fermarono nel nord Italia). Erano giovani padri, che con la celebre valigia di cartone, tanti spaghi e lacrime agli occhi, lasciavano i loro cari, sposa, fidanzata, figli e partivano per il nord.

L’Italia in cambio riceveva ogni settimana alcuni treni di carbone per le nuove centrali elettriche. Storie di fatica, umiliazioni, di dolore, solitudine… Che non si possono contare né raccontare. Alcuni anni dopo venne concessa la riunificazione familiare. Moglie e figli poterono ricongiungersi ai loro cari. È questo il momento in cui si rendono necessari asili, scuole, servizi sociali e attività varie per rispondere ai bisogni di migliaia di bambini, ragazzi e alle loro famiglie.

 

Qualche numero…?

Il numero di italiani in Germania raggiunse presto quota 900.000. C’era necessità di maestri, assistenti sociali, suore, sacerdoti... I vescovi italiani su invito del Vaticano, in risposta ad una richiesta dei vescovi tedeschi, mandarono (e per questo ancor oggi siamo chiamati missionari) sacerdoti e suore per rispondere alle necessità di questi fratelli emigrati.

 

E i salesiani come sono entrati in questo lavoro missionario?

Nel 1972 il Capitolo Ispettoriale di Verona accolse la proposta di inviare don Carlo Vitacchio in Germania per assumere la Pastorale Giovanile per i ragazzi italiani della Diocesi di Colonia.

Negli anni successivi si affiancano don Guido Poier, don Elio Lago, e poi don Pio Visentin, il sottoscritto e pi√π tardi don Tullio Mengon e don Giorgio Gallina. Su questo periodo ci sarebbero da scrivere libri di storia, ma credo che non sia questo il tempo per farlo. A Mainz siamo arrivati il 4 ottobre 1987.

 

Mainz… dov’è?

Mainz, a pochi km da Francoforte, è una città del centro-ovest della Germania. Un tempo dal punto di vista politico era una delle più importanti località. L’Arcivescovo era il cancelliere dell’impero, a lui spettava l’organizzazione dell’elezione del nuovo imperatore. La sua importanza decadde con Napoleone, ma la sua fama rimane ancora oggi legata a Gutenberg, inventore della stampa e a San Bonifacio, vescovo di Mainz (Magonza) evangelizzatore della Germania.

 

Quale la vostra missione ora?

La nostra presenza a Mainz ha subito un cambiamento rispetto alle intenzioni delle origini: non pi√π pastorale giovanile ma pastorale parrocchiale in una missione territoriale.

Alla nostra cura sono affidati circa 7.000 italiani in città e dintorni. I nostri fedeli non vivono vicini. Talora le distanze sono notevoli: anche 20 km e più. Le attività sono quelle tipiche della parrocchia: messe, sacramenti, catechismo per i bambini (complessivamente 6 anni). Le comunità tedesche fanno pochi mesi per la preparazione alla Comunione e una mini-serie di incontri per la Cresima.

Inoltre facciamo visita agli ospedali, incontri regolari ai carcerati italiani, attività per gli anziani, servizi di assistenza sociale, servizi per i passaporti… Una particolare attenzione la dedichiamo all’animazione missionaria.

 

Chi è giunto inizialmente a Mainz?

A Mainz siamo arrivati in 3: don Pio Visentin, don Giorgio Gallina ed io. Poi don Pio per un periodo di 9 anni è stato sostituito da don Gianni Bazzoli. Ora siamo in 4. Don Pio che ora non è più parroco ma incaricato per tutti i missionari in Germania e nord Europa, don Silvano Coldebella ed io. E da settembre il nuovo parroco è don Salvatore di Martino.

 

Lasciamo che ognuno si presenti…

 

Luciano Loreggian

Luciano, 66 anni compiuti, e da 29 in Germania. Ho imparato poco il tedesco ma in compenso capisco il siciliano, il calabrese, il pugliese; poco il napoletano, anche se quando viaggio con i giovani mi devo adattare a sentire per ore ed ore solo musica napoletana.

 

Don Silvano Coldebella

Il più giovane (a parte il nuovo arrivato don Salvatore) resto io (di 11 giorni più giovane del Papa!). Ho una grande passione per l’auto. Anche l’anno scorso ho percorso in un mese su e giù per l’Italia la bellezza di 8.000 km per incontrare i parrocchiani in ferie. E sono ritornato contento e riposato!

 

Don Pio Visentin

In Germania sono arrivato la prima volta nel 1963 per lo studio della teologia a Benediktbeuern. Mai avrei pensato allora che questa scelta avrebbe segnato la mia vita! Infatti venni poi nel 1976 come missionario per gli italiani: 11 anni in Diocesi di Köln, 9 anni in Diocesi di Mainz (con una parentesi di 9 anni a Padova).

Ringrazio il Signore che mi ha condotto qui, accanto a tanti fratelli e sorelle che portavano e portano tuttora sulle loro spalle il peso di uno sradicamento senza che sia avvenuto un radicamento in una nuova identità culturale e religiosa.

Dal 1° di settembre di questo anno, con un mandato quinquennale del presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, sono il Delegato Nazionale delle circa 65 Comunità Cattoliche Italiane in Germania con l’aggiunta da parte della Migrantes – Roma di un coordinamento di alcune missioni che vi sono nei Paesi Scandinavi. Sono contento, visitando le Comunità italiane in Germania, di constatare l’impegno generoso e la dedizione missionaria di tanti sacerdoti e suore. Lavorano spesso nel nascondimento e nella precarietà delle strutture: vite donate senza riserve per la diffusione del Vangelo.

Ho un cruccio grave. Siamo costretti ad abbandonare qualche comunità, lasciandola anche senza Eucaristia domenicale, per la mancanza di sacerdoti. Quale grazia, se potessimo averne qualcuno di più!

 

Don Salvatore di Martino

Sono arrivato da pochi mesi in questa realtà e posso dire che si tratta di una realtà interessante. Naturalmente ci vuole un po’ di tempo per riuscire a capire come funziona il tutto. Una cosa è certa il Signore mi offre questa occasione per poterlo amare attraverso le persone che mi pone dinanzi e cercare di non sprecare questa occasione donando il massimo di me stesso.

Ho appena iniziato a studiare tedesco per poter capire meglio chi mi sta dinanzi: in special modo i giovani, visto che la maggior parte di essi sono nati e cresciuti in questa realtà. La conoscenza della lingua tedesca è anche importante per poter interagire con gli organi sociali e diocesani che il territorio offre con cui desidero instaurare un rapporto di collaborazione. Il mio augurio è che possiamo costruire il presente guardando al passato e proiettandoci verso il futuro all’insegna del dialogo e della collaborazione: forse la via più difficile ma credo la più efficace.

 

Bene…

A proposito non siamo solo noi 4 Salesiani per gli emigrati. Ci sono anche don Adriano Lucato e Gigi Pettenuzzo a Essen e altri 5 confratelli del sud; e poi salesiani polacchi, croati, portoghesi, spagnoli, per i propri connazionali.

 

Approfondiamo un po’ la conoscenza della vostra comunità italiana… Quali le problematiche attuali?

I problemi sono vari… Gli anziani, ovvero gli immigrati italiani (meridionali nella quasi totalità) degli inizi conservano cultura e lingua propria (il dialetto locale della loro regione di origine); i giovani invece parlano tedesco (questa è la loro lingua madre), ma non si sentono tedeschi e non crescono nemmeno in una cultura italiana eppure si qualificano come italiani. Rischiano di non avere alcuna identità… I matrimoni misti sono sempre più frequenti, anche se facilmente possono sorgere dei conflitti culturali. In missione garantiamo la lingua italiana. Anche il catechismo ai bambini viene fatto prevalentemente in italiano. È un modo per aiutare l’apprendimento della lingua e favorire anche una migliore convivenza familiare. In molte famiglie, infatti, il dialogo è difficile e limitato ad un ridotto numero di parole dialettali del paese di origine dei genitori. Si pensi che don Pio è stato chiamato a fare da interprete in un processo tra padre e figlio!

 

Quali le cause di questi conflitti familiari?

I conflitti familiari vengono originati molte volte dal fatto che i genitori sognano di tornare in Italia mentre i figli si sentono meglio nell’ambiente tedesco.

 

Riguardo il rapporto dei giovani con la scuola…

La scolarizzazione dei giovani è limitata. Il tasso di studenti che frequentano scuole superiori è il più basso tra tutti gli stranieri residenti in Germania, anche se oggi ci sembra che la situazione stia migliorando. Notiamo che tra i nostri giovani molti frequentano scuole superiori o una qualifica professionale di prestigio. Il problema grave oggi è la conservazione del posto di lavoro. Non c’è più sicurezza. Gli americani comperano le grandi fabbriche e dopo qualche tempo riducono la produzione o le chiudono e trasferiscono il tutto all’estero.

 

Vi è un tradizionale ambito di lavoro?

Il tradizionale campo di lavoro per i nostri connazionali è l’edilizia, ma questa oggi non offre più lavoro ai locali. É appannaggio (almeno nella nostra città) di ditte polacche. È un nuovo modo (o forse antico) di gestire i flussi migratori. Si accettano solo uomini o giovani e per contratto a tempo, a stipendio concorrenziale, basso. Ogni domenica mattina la nostra chiesa si riempie di questi uomini polacchi. Vengono con i loro pullman delle ditte appaltatrici. Ogni tanto… un fine settimana in famiglia; si accontentano di uno stipendio minimo che sicuro non avrebbero in patria.

 

Ci dicono che nel vostro modo di interpretare la missione avete un inconfondibile tratto salesiano…

Don Bosco! Sì, perché non possiamo dimenticare che sempre salesiani siamo. E tutto il nostro lavoro è sempre fatto con particolare attenzione al mondo giovanile. L’organizzazione anche religiosa della Germania non consiste nel realizzare iniziative tradizionalmente possibili in Italia. Per esempio in Germania non esiste l’idea dell’oratorio parrocchiale. Credo che in tutte le altre 40 opere in Germania non ci siano più di 6 o 7 oratori.

Quando 18 anni fa siamo arrivati a Mainz abbiamo trovato all’ingresso della Missione un grande quadro di don Bosco che ci ha accolti e una bella statua di Maria Ausiliatrice. C’era stato in passato un folto gruppo “Giovani don Bosco”. Purtroppo ci siamo accorti che lo spazio era limitato solo alla chiesa, sale e uffici. Abbiamo chiesto in Curia se era possibile avere un piccolo cortile. L’ingegnere preposto ci ha presi per matti e ci ha chiesto se sapevamo quanto costava un metro quadrato di terra al centro di Mainz. Sinceramente non è che riusciamo a realizzare grandi cose per i giovani anche per la nostra età avanzata...! Io personalmente spero molto nel dinamismo giovanile di don Salvatore che è venuto a dare speranza e continuità alla nostra presenza a Mainz. Posso comunque dire che abbiamo favorito un clima di famiglia con giovani e adulti. Molti apprezzano l’accoglienza della nostra comunità. È un impegno primario che ci siamo prefissi noi e tutte le persone che collaborano noi.

 

Anche in occasione della GMG 2005?

Per la Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia abbiamo accolto più di 20 gruppi nell’arco di ben 10 giorni coadiuvati dai giovani. Con i nostri giovani curiamo particolarmente la crescita spirituale con incontri biblici e di preghiera. Non mancano certo gite e l’animazione del tempo libero.

 

Quali i rapporti con la chiesa tedesca?

Il nostro vescovo apprezza molto il nostro lavoro e lo dice oltre che a noi anche ad altre persone. Ci sentiamo legati alla pastorale diocesana. Nella settimana prossima saranno nostri ospiti tutti i collaboratori pastorali delle altre missioni straniere della diocesi, circa 50 persone. È il secondo incontro annuale. Relatore sarà il delegato diocesano di pastorale giovanile. Riferirà su Colonia e ci informerà sulle prospettive future.

 

C’è riconoscenza in Germania per la vostra opera e per il lavoro di tanti italiani?

Sì… Infatti il 12 novembre scorso abbiamo ricordato i 50 anni del Patto Bilaterale che apriva e regolamentava il flusso di mano d’opera dall’Italia verso la Germania con una celebrazione ufficiale in duomo e nella nostra Missione con la partecipazione di autorità sia tedesche che italiane. Erano presenti per il governo italiano il ministro Tremaglia, per la chiesa di Mainz il Card. Lehmann, per la chiesa italiana il Card. di Milano Tettamanzi, ed altri 3 vescovi e molti missionari italiani e di altre nazionalità. La Germania ha voluto dire un grazie ufficiale ai circa 5 milioni di emigrati (!) che in questi anni con il loro lavoro hanno contribuito a farla rinascere dopo la tragedia della guerra mondiale.

 

Com'è la realtà giovanile cattolica in Germania in questo periodo di post GMG 2005. É cambiato qualcosa?

Nel passato non c’è stato un grande impegno per i giovani e le parrocchie sono frequentate in genere da anziani. Non esistono “movimenti” di animazione giovanile. Le attuali organizzazioni sono ferme a modelli del passato. L’esperienza di Colonia sta insegnando ad “osare”. È ancora presto per vederne i frutti…

 

Un Papa tedesco: questo fatto sta aiutando i tedeschi nella fede o la cosa è solo motivo di orgoglio nazionalistico?

Il Papa tedesco… Noi non siamo in Baviera! Diciamo che in Germania generalmente non c’è molto interesse per il Papa. Ma noi siamo salesiani e sappiamo che per Don Bosco, e pertanto anche per noi, il Papa è il terzo amore dopo l’Eucarestia e la Madonna.

 

Avete qualche appuntamento a breve termine da segnalarci?

In febbraio abbiamo programmato di celebrare con tutti i missionari salesiani presenti in Germania assieme a don Adriano Bregolin (vicario del Rettor Maggiore) la Festa di Don Bosco per fare il punto sul problema della “mobilità umana”. È questo infatti il nome nuovo dato al fenomeno della emigrazione.

E poi, come abbiamo fatto negli ultimi anni, vorremmo partecipare alla vostra Festa dei Giovani di Jesolo, una esperienza che ancor oggi i giovani che in passato vi hanno partecipato portano in cuore!

 

Grazie e… ci vediamo il 5 marzo a Jesolo alla Festa dei Giovani !

don Igino Biffi (a cura di)

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