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"DON BOSCO, EL SANTO DE LOS JOVENES"


'DON BOSCO, EL SANTO DE LOS JOVENES'

da MGS News

del 02 agosto 2009

 

SPIEGAZIONE DEL CARTELLONE

'DON BOSCO, EL SANTO DE LOS JOVENES'

Don Bosco, saint of the young people

Don Bosco, il santo dei giovani

 

 

 

            Per Don Bosco, CASA - SCUOLA - PARROCCHIA E CORTILE non sono spazi fisici, ma ATTEGGIAMENTI DEL CUORE, intrecciati e mescolati, dove la presenza di una implica quella delle altre. O esistono tutte insieme o non esiste alcuna. E sono anche ATTITUDINI per vivere nella casa salesiana. Per Don Bosco, tali atteggiamenti del cuore non si proclamano, ma si SPERIMENTANO. E la verifica di tale esperienza si attua non partendo dall’educatore, ma dagli stessi ragazzi. Il nostro progetto vuole essere soprattutto UNA ESPERIENZA.

            L’elemento centrale della santità di Don Bosco è stato l’amare i giovani e servirli nel nome di Dio. Consacrò tutta la vita a loro: propriamente dai cinque anni all’età di settantatre. Nessuno ha dato con la stessa intensità d’amore la sua vita per i giovani. Sentiva nel suo cuore come un fuoco per la loro salveza.

 

 

LA CASA CHE ACCOGLIE

(dimensione personale e di gruppo: le nostre relazioni personali)

(Poster: Tutti tra le braccia di Don Bosco, dal ragazzo timido col cappello, alla ragazza di colore, fino al “rapper” alla sinistra).

 

            Ci porta l’idea della sicurezza, del rifugio e dell’intimità. È il luogo in cui ci manifestiamo come siamo. Dove siamo accettati e ascoltati. È il luogo dei nostri sogni e progetti. In essa condividiamo le gioie e i dolori, il pane e i bisogni. È il luogo dell’aiuto. In essa sperimentiamo la paternità, la maternità, la filiazione e la fraternità.

Nella casa sperimentiamo per la prima volta cosa è l’amore. Questo ci renderà capaci di essere felici. Nella casa lavoriamo e mettiamo in comune il frutto dei nostri sforzi. Nella casa impariamo a manifestare e arricchirci con il cuore. Nella casa impariamo attraverso i fatti semplici della vita comune. Nella casa mettiamo in risalto i momento significativi, celebrandoli nella allegria di una festa, nell’intimità del dialogo, o nella comunione del dolore. Nella casa ci arricchiamo con le nostre differenze. Nella casa io ho bisogno di tutti e tutti hanno bisogno di me.

È qui dove maturiamo lentamente il nostro modo di essere e realizziamo la nostra vita. Abbiamo la nostra casa. Vogliamo bene perfino alle sue pareti. E ci sentiamo orgogliosi di ricevere tutti quelli che arrivano.

Don Bosco utilizzava il termine “familiarità” o “spirito di famiglia” per definire lo stile di rapporto familiare. Che deve esistere tra educatori e giovani. La sua massima espressione si cristallizza nella parola AMORE. 

 

 

LA SCUOLA CHE PREPARA PER LA VITA

(dimensione educativa - culturale - vocazionale)

(Poster: ragazzo con l’abito da lavoro e la ragazza con la cartella)

 

            Ci si presenta sempre come la continuazione del focolare. Quando diciamo che è una SCUOLA CHE PREPARA PER LA VITA, intendiamo anche una scuola per “guadagnarsi il pane”. Integriamo i due concetti, ma mettiamo l’accento soprattutto sul primo. In questo senso cerchiamo di aiutare i ragazzi a scoprire e rispondere alla loro vocazione. Don Bosco mai propose ai suoi ragazzi di scegliere la professione o il mestiere sulla base dei soldi che potrebbero guadagnare; era convinto che Dio a ognuno confida una missione e indica a tutti la strada che ciascuno deve percorrere. Ci proponiamo di diventare  ONESTI CITTADINI. Ordinariamente, la associamo a “conoscenza”. Valutiamo l’insegnamento e l’apprendimento, vediamo chiara la specificità della nostra scuola che è TECNICA e il suo inserimento nel ricco mondo del lavoro. Il lavoro è amore reso visibile. Se lo affrontiamo con dispiacere, indifferenza e cattiva volontà è meglio non intraprenderlo. Grazie al lavoro (con le mani e la mente) abbiamo senso di pertinenza, ci sentiamo utili e possiamo sederci alla mensa per gustare il pane guadagnato con  dignità e con il sudore della nostra fronte. Don Bosco sempre parlava di avere le “braccia scoperte”. Il lavoro ci fa assaporare il gusto della conquista e della creazione.

            Per Don Bosco è soprattutto il luogo dove andiamo ad imparare a vivere. Per questo, la scuola salesiana NON è un laboratorio d’informazione né i ragazzi sono utilizzatori di un servizio che viene pagato. È per questo che non è sufficiente dedicare una attenzione seria ai problema istituzionali e scolastici, ma l’importante è “sé stessi”: ci preoccupa soprattutto la crescita della persona di ciascun ragazzo, con le sue preoccupazioni e i suoi problemi, non tutti classificabili. Don Bosco lo diceva in questa maniera: “in ogni ragazzo, anche il più emarginato, ci sono energie di bene che, se si coltivano, possono portarlo a fare la scelta della fede e dell’onestà”. È l’ambiente proprio della RAGIONE E DELLA RAZIONALITÀ”.

 

 

PARROCCHIA CHE EVANGELIZZA

(dimensione dell’evangelizzazione-catechesi)

(Poster: Chiesa al fondo)

 

            Ci troviamo nella fonte dalla quale beviamo quello che siamo, quello che operiamo e quello che vogliamo essere: la nostra fede. Come comunità di credenti ci sentiamo chiamati a essere “segni e luogo di dialogo sulla fede”. E anzitutto nei padri ha origine l’immagine di quel Dio che dovrà crescere col tempo. Come ci insegnò Don Bosco, che non è necessario allontanarci dalla vita ordinaria per cercare e trovare Gesù.

            Così scopriamo Dio, Padre, misericordioso e compagno della nostra vita. Con questo fine cerchiamo di condividere la strada di ognuno, non la imponiamo e neppure la indichiamo. Attraverso molteplici e svariate esperienze, nell’insegnamento della cultura religiosa, nella preghiera, nella celebrazione del perdono e nell’Eucaristia troviamo il seme del CUORE PULITO E SOLIDALE, che vorremmo avere. E in questo continuo dare alla luce, MARIA AUSILIATRICE  è la nostra Madre. Vogliamo essere BUONI CRISTIANI. 

 

 

CORTILE PER TROVARCI COME AMICI

(dimensione associativa)

(Poster: sport, musica, giochi)

 

            È per noi educatori il luogo dove ci dedichiamo all’educazione dei ragazzi nel tempo della ricreazione. Per tutti, con la libertà e la semplicità, è l’occasione per dilatare il nostro cuore e crescere in fraternità. Il suo proprio ambito è l’ALLEGRIA. E la sua espressione è il GRUPPO. Il cortile è il luogo dove esprimiamo la nostra allegria senza per questo rinunciare alle nostre responsabilità e sforzi quotidiani. In esso sperimentiamo la vita come allegria e la fede come felicità. Senza allegria ci ammaliamo. Crediamo e valorizziamo il corpo come strumento di rivelazione interiore, cerchiamo di formarlo per mezzo dell’educazione fisica e lo sport in generale e così riuscire ad avere un corpo sano, forte, padrone di se stesso. Don Bosco parlava di “faccia allegra e cuore in mano”.

 

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