La festa di Halloween ci lascia una domanda importante: come stiamo scegliendo di vivere?
Yaroslav Shuraev
«Dolcetto o scherzetto?». È la frase che risuona la sera del 31 ottobre, quando bambini travestiti da fantasmi, streghe e mostri suonano ai campanelli delle case, aspettando che qualcuno riempia i loro sacchetti di caramelle. Un gioco, una tradizione, un'occasione per divertirsi insieme.
Eppure, proviamo per un momento a prendere sul serio quelle tre parole. Che cosa significano, in fondo? O mi dai quello che voglio, oppure ti faccio un dispetto. Certamente i bambini vivono tutto questo con leggerezza e senza particolari intenzioni. Ma quella piccola formula può diventare lo specchio di una mentalità molto più diffusa di quanto immaginiamo.
Pensiamoci. Quante volte pretendiamo qualcosa dagli altri? Quando un amico non fa quello che desideriamo e allora smettiamo di parlargli. Quando una persona non ricambia le nostre attenzioni e ci sentiamo autorizzati a trattarla male. Quando vogliamo che gli altri soddisfino le nostre aspettative e, se questo non accade, reagiamo con risentimento, indifferenza o qualche piccola vendetta.
La logica è sempre la stessa: voglio qualcosa da te e, se non me la dai, te la faccio pagare.
C'è un altro aspetto curioso. Nel gioco di Halloween anche il dolcetto rischia di perdere il suo significato più bello. Chi apre la porta e offre una caramella potrebbe farlo semplicemente per evitare un possibile dispetto. Il dono diventa così una specie di pagamento, un prezzo da versare per essere lasciati tranquilli.
È una provocazione, naturalmente, che ci aiuta a riflettere sul modo in cui viviamo le nostre relazioni. Quante volte trasformiamo anche l'amicizia e l'amore in una sorta di commercio? Ti voglio bene se mi vuoi bene. Ti aiuto se poi mi restituisci il favore. Ti dedico del tempo se mi fai sentire importante.
Eppure, le esperienze più belle della vita nascono dalla gratuità. Un amico che ti resta accanto quando attraversi un momento difficile. Qualcuno che ti perdona. Un gesto di generosità fatto senza aspettarsi un ringraziamento. Il dono autentico nasce dalla libertà e dall'amore, dalla gioia di fare felice qualcuno.
Halloween, con le sue atmosfere oscure, ci offre anche l'occasione per guardarci dentro. Perché le tenebre possono trovare spazio nella nostra vita quotidiana: nell'invidia, nell'egoismo, nella cattiveria nascosta dietro una battuta, nella superficialità con cui trattiamo i sentimenti degli altri. Piccole scelte che rischiano di spegnere qualcosa di bello dentro di noi.
E poi c'è la luce. Quella di chi sceglie di dire la verità anche quando costa, di perdonare, di aiutare senza essere visto, di voler bene con gratuità.
Gesù nel Vangelo ci consegna una promessa straordinaria: «Io sono la luce del mondo. Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).
Siamo fatti per questa luce. Per una vita piena, capace di amare, di sperare, di costruire qualcosa di bello. Una vita che, grazie a Gesù, è chiamata a durare per sempre.
Il 1° novembre, il giorno dopo Halloween, la Chiesa celebra la festa di Tutti i Santi. Uomini e donne che hanno attraversato le fatiche della vita e hanno scelto di lasciarsi illuminare dall'amore di Dio.
Don Bosco lo aveva capito bene. Ai suoi ragazzi proponeva una santità fatta di "Allegria, studio, pietà" ... una vita piena di gioia, amicizia, studio, gioco, preghiera e attenzione agli altri. Anche Domenico Savio aveva intuito che la felicità più grande nasce da una vita donata, vissuta con amore nelle piccole cose di ogni giorno.
Forse è proprio questo il messaggio che possiamo portarci a casa nella notte del 31 ottobre. Possiamo divertirci con una maschera, mangiare qualche caramella e sorridere davanti a una zucca illuminata. Ma possiamo anche cogliere l'occasione per chiederci quale direzione stiamo dando alla nostra vita.
Viviamo per prendere o per donare? Le nostre parole e i nostri gesti portano luce nella vita degli altri?
La risposta si costruisce ogni giorno, attraverso le scelte che facciamo, il modo in cui trattiamo le persone, l'amore che siamo capaci di regalare.
È questa la strada della santità che Don Bosco sognava per i suoi ragazzi. Ed è la strada che possiamo percorrere anche noi.
Perché siamo fatti per la luce. Siamo fatti per amare. Siamo fatti per la vita.
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