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Dim. Antropologica | Seconda Parte | Lavanda dei Piedi

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“Il cortile: l’animatore amico e assistente”

Il cortile, luogo di amicizia, se animato da giovani carichi di desiderio di incontrare i ragazzi

Don Bosco e il cortile
Don Bosco cerca sempre uno spazio ampio, il “cortile”, per il gioco dei ragazzi. Gira tutta Torino per trovare un benedetto cortile dove poter lasciare in pace i suoi ragazzi (Valdocco). Lì fonda il suo primo oratorio. Attorno al cortile sorgono la Chiesa, il teatro, le sale per gli incontri, le sale giochi, la scuole e i laboratori. Nella pedagogia di don Bosco il ragazzo viene incontrato attraverso il gioco e l’incontro in un cortile pieno di vita.

Dalla lettera del 1884
“...Era una scena tutta vita, tutta moto, tutta allegria. Chi correva, chi saltava, chi faceva saltare. Qui si giuocava alla rana, là a barrarotta ed al pallone. In un luogo era radunato un crocchio di giovani che pendeva dalle labbra di un prete, il quale narrava una storiella. In un altro luogo un animatore il quale in mezzo ad altri giovanetti giuocava all’asino vola ed ai mestieri. Si cantava, si rideva da tutte le parti e dovunque animatori e preti e intorno ad essi i giovani che schiamazzavano allegramente. Si vedeva che fra i giovani ed educatori regnava la più grande cordialità e confidenza. Io ero incantato a questo spettacolo e Valfrè mi disse: «Veda: la familiarità porta amore, e l’amore confidenza. Ciò è che apre i cuori e i giovani palesano tutto senza timore ai maestri, agli assistenti ed agli animatori. Diventano schietti in confessione e fuori di confessione e si prestano docili a tutto ciò che vuol comandare colui dal quale sono certi di essere amati»…”.

«Osservi i giovani in ricreazione»
[...] Osservai e vidi che ben pochi preti e animatori si mescolavano fra i giovani e ancor più pochi prendevano parte ai loro divertimenti. Gli animatori non erano più l’anima della ricreazione. La maggior parte di essi passeggiavano fra di loro parlando, senza badare che facessero i ragazzi; altri guardavano la ricreazione non dandosi neppur pensiero dei più piccoli; altri sorvegliavano così alla lontana senza avvertire chi commettesse qualche mancanza; qualcuno poi avvertiva, ma in atto minaccioso e ciò raramente.
[...] «La causa del presente cambiamento dell’oratorio è che un certo numero di giovani non ha confidenza con gli educatori. Anticamente i cuori erano tutti aperti agli animatori, che i giovani amavano ed ubbidivano prontamente. Ma ora gli educatori sono considerati come maestri e non più come padri, fratelli ed amici; quindi sono temuti e poco amati. Perciò se si vuol fare un cuor solo ed un’anima sola per amore di Gesù bisogna che si rompa quella barriera della diffidenza e sottentri a questa la confidenza cordiale»
[...] «Come dunque far rompere questa barriera?». «Familiarità coi giovani specialmente in ricreazione. Senza familiarità non si dimostra l’amore e senza questa dimostrazione non vi può essere confidenza. Chi vuol essere amato bisogna che faccia vedere che ama. Gesù Cristo si fece piccolo coi piccoli e portò le nostre infermità. Ecco il maestro della familiarità»”

Riflessione a gruppi

È possibile rispondere alle domande sul proprio quaderno.

• Quali sono gli atteggiamenti che trovo nella “Lettera da Roma” e che dovrebbero essere presenti nel comportamento di ogni animatore?
• Racconto un esempio concreto di come un animatore si è reso famigliare con me.
• Cosa significa “prendermi cura” dei ragazzi che mi sono affidati?

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