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Dialoghi di Edith Stein da «La settima stanza».

Ci è sembrato opportuno analizzare la figura ed il pensiero di Edith Stein a partire da dialoghi tratti dal film 'La settima stanza', riguardanti la scelta di Edith e la situazione sociale della sua epoca. «Cara madre, [...] si può acquistare una 'scientia crucis' solo se si comincia a soffrire veramente del peso della croce...».


Dialoghi di Edith Stein da «La settima stanza».

da Teologo Borèl

del 27 luglio 2005

Nata a Breslavia il 12-10-1891 e morta ad Auschwitz il 9-8-1942.

I genitori erano ebrei; Edith Stein frequenta, nella sua città natale, le facoltà di psicologia e germanistica. Mentre segue i corsi di fenomenologia tedesca tenuti da Edmund Husserl, supera l'esame per l'insegnamento di storia, tedesco e propedeutica filosofica; nello stesso tempo presta volontariato come crocerossina.

Diventa assistente dello stimato maestro Husserl, seguendolo da Gottinga a Friburgo. Come dissertazione per il dottorato, la Stein discute, nel 1916, 'Il problema dell'empatia'. Il primo gennaio 1922 si fa battezzare. Insegna in vari istituti prima che i nazisti le proibiscano di esercitare questa professione.

É questo l'episodio che la spinge a diventare suora di clausura. La vestizione avviene il 15 aprile 1934 nel Carmelo di Colonia ed Edith prende il nome di Theresia Benedicta a Cruce. Husserl stesso riconosce la straordinarietà della Stein, capace di scoprire 'la chiarezza e l'ampiezza dell'orizzonte' e, contemporaneamente, di 'rivolgersi verso l'interno e conservare la prospettiva del proprio io ...'. Nel 1938, a causa delle persecuzioni naziste, si rifugia in Olanda, nel Carmelo di Echt. Tra il 1941 e il 1942 lavora alla Kreuzeswissenschaft (La scienza della croce).

 

Il 2 agosto è arrestata dagli ufficiali della Gestapo. É dapprima internata nel campo di Drente-Westerbork e poi deportata, con la sorella Rosa, nel lager di Auschwitz.

Questa terribile esperienza le permette di imparare molte cose; è ella stessa a raccontarlo in un messaggio per la superiora del Carmelo di Echt:

'Cara madre, [...] si può acquistare una 'scientia crucis' solo se si comincia a soffrire veramente del peso della croce. Ne ho avuta l'ultima convinzione fin dal primo istante e dal profondo del cuore ho detto: ave crux, spes unica'.

 

Muore, insieme alla sorella, il 9 agosto dello stesso anno in una camera a gas.

Tra le sue opere ricordiamo:

'Essere infinito ed essere eterno. Per un'elevazione al senso dell'essere' (1936)

'Vita di santa Teresa d'Avila' (1934)

'Vita di santa Teresa Margherita Redi' (1934)

 

Ci è sembrato opportuno analizzare la figura ed il pensiero di Edith Stein a partire da dialoghi tratti dal film 'La settima stanza', riguardanti la scelta di Edith e la situazione sociale della sua epoca.

 

Nel primo estratto troviamo i problemi con la famiglia relativi alla decisione della Stein di dedicare la sua vita al Signore.

 

Auguste: Sei ancora giovane. Hai il mondo davanti a te.

Edith: Sei tu che mi hai insegnato ad essere buona e giusta. Come cristiana la mia anima appartiene a Dio, a Ges√π. Ma come ebrea il mio sangue appartiene al mio popolo.

Auguste: Ho il cuore oppresso dal dolore. Mi domando se sei mia figlia.

Edith: Sono tua figlia. Sono esattamente come te.

Auguste: Edith, la mano forte di un uomo ti è sempre mancata. Tuo padre...

Edith: Si, mi è mancato. Ma ora è diverso, ora la mia anima è promessa.

Auguste: Non ritornare pi√π a casa, Edith. Lasciami morire.

Edith: Non mi vuoi pi√π vedere?

Auguste: No.

 

Questo colloquio con la madre ha luogo quando Edith le comunica la sua volontà di diventare suora. Nonostante la 'crudele' reazione di Auguste, motivata dal forte legame con le proprie origini, la filosofa non rinuncia ai suoi progetti, anche perché, dopo essere stata accusata di aver abbandonato il suo popolo, essa aveva bisogno di risposte e di verità. Inizialmente le cerca nella fede ebraica e nelle cose materiali, ma poi, non soddisfatta di ciò che ha trovato, si avvicina a Dio, per la mancanza del quale ella era incompleta. Decide quindi di donare la sua vita a Lui. La sua filosofia da questo momento cambia leggermente e tende ad aprirsi alla teologia. Nell'opera 'Essere infinito e essere eterno' leggiamo, però, che Edith Stein non vuole fare teologia, ma una filosofia da questa integrata. Il suo compito, perciò, è quello di spingere gli uomini alla fede, perché la nostra ragione non potrà mai farci giungere alla totale scoperta della verità e solo in Dio la nostra 'sete di sapere' potrà sentirsi appagata. Da questa conclusione cominceranno poi i suoi studi sul misticismo, che vediamo compiuti nell'opera 'Kreuzeswissenschaft. Studie über Johannes a Cruce'.  (La scienza della croce. Studio su san Giovanni dalla Croce.)

 

 

Gli altri due estratti riguardano il conflitto con il Nazismo di Hitler, visto attraverso l'ormai difficilissimo rapporto tra la Stein e il suo compagno di studi, Franz Heller, ora diventato gerarca nazista.

I due si trovano in una stanza le cui finestre sembrano quelle di una prigione. Nella stanza c'è un'arpa ed entrambi ne rimangono molto affascinati:

 

Heller: Un suono pieno di fascino, vero? E' stato il sogno di tutta la mia vita imparare a suonare l'arpa. E' tanto che non ci vediamo, Edith. Leggo i suoi scritti sempre con enorme interesse.

Edith: Lei al contrario ha preferito abbandonare la scienza per servire il potere.

Heller: Ho dovuto, oggi è necessario agire, non filosofare. D'altronde, quando eravamo all'università, avevo l'impressione che invece di vivere la vita, gustandola in ogni suo aspetto, facessimo solo della filosofia, nient'altro che filosofia.

 

Edith e Heller s’incontrano nuovamente sulla via del destino finale:

Heller: Ecco! Finalmente è chiaro! Mi arrovellavo, non riuscivo a capire come potessi andare alla morte così serenamente. Adesso invece l'ho capito. Ma certo, quale maggior gloria per una donna così assetata di fama imperitura che diventare santa?

[...]

Edith: ... Ho fatto del male a così tante persone in vita mia, senza volerlo. A mia madre, alle mie sorelle, anche a te, e per questo io devo chiedervi perdono. Chiedo il perdono di tutti.

Heller: No, cosa...

[...]

Edith: Credi che io non mi sia mai domandata se veramente la mia scelta di condividere la passione di Cristo fosse una scelta sincera? O se avessi rinunciato al mondo per orgoglio, piuttosto che ammettere i miei dubbi? Se non fosse stata la paura di nascondere fino in fondo il mio cuore? Non lo so proprio. Non sono capace di rispondere.

Heller: Edith, Edith, il tuo cuore è oscuro, che cosa credevi mai di poterci trovare?

Edith: non lo so proprio. O forse si, perché 'se il recipiente non è pronto, non lo si può riempire'. Lo abbiamo imparato in filosofia, ti ricordi?

Heller: ... perché non hai cercato un luogo sicuro?

Edith: Ti sbagli, l'ho cercato tanto, e l'ho trovato.

Heller: Non riesco a capirti.

Edith: Ci siamo fatti del male l'un l'altro, Franz. Ci siamo combattuti come dei nemici per tutta la vita per arrivare a che cosa? Sarei stata una buona madre?

Heller: Tu non saprai mai perché sono venuto qui.

Edith: Salva la tua anima, Franz. C'è sempre un'uscita di sicurezza.

 

In questi due dialoghi Edith Stein ha due atteggiamenti completamente diversi nei confronti di Heller. Nel primo lo accusa, come spesso fa nel film, di 'aver abbandonato la scienza per servire il potere'. Ella disapprova, infatti, l'adesione di Heller al partito nazista e non perde occasione per farglielo notare. Heller, però, si è allontanato molto dalla filosofia e non può capire le accuse della donna. Nel secondo dialogo, invece, la Stein si rende conto di aver spesso ferito involontariamente le persone a cui più teneva e invoca il perdono di tutti loro. Ad un certo punto ella pare chiedere a se stessa il vero motivo della sua scelta religiosa, ma non sa più darsi una risposta. Heller è quasi soddisfatto di queste incertezze della Stein, che in passato si era dimostrata molto sicura di sé, anche quando si era trattato di rifiutarlo come marito. All'ultimo momento ella 'ricorda', però, la sua fede e incita l'amico a cercare una salvezza per la sua anima, sottintendendo il disprezzo per il suo essere nazista.

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