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"Date a Cesare e date a Dio!”

Pagare l'imposta a Cesare non significa fare di Cesare un Dio, né aderire all'ideologia romana... Il denaro non è né pulito né sporco: è l'uso che ne facciamo a renderlo buono o cattivo...


'Date a Cesare e date a Dio!”

da Teologo Borèl

del 17 ottobre 2008

Commento alla liturgia di Domenica 19 ottobre 2008

 

 

XIX Domenica del tempo ordinario

 

 

Letture:   Isaia 45, 1.4-6             1 Tessalonicesi  1, 1-5                   Matteo 22, 15-21

 

 

Per onorare l’anno paolino ci eravamo proposti di privilegiare la seconda lettura della Messa. Questa settimana iniziamo la prima lettera ai Tessalonicesi. Siccome si tratta di appena 5 versetti, li riprendiamo la prossima settimana e per questa volta torniamo al brano di Vangelo.

 

> La cornice: continua lo scontro tra Gesù e i rappresentanti del popolo d’Israele. Sono proprio i farisei in combutta con gli Erodiani  che si presentano per “tendere un tranello a Gesù”: da un punto di vista religioso, pagare la tassa imperiale è legittimo?

Gesù si fa portare l’oggetto della contesa, una moneta, che all’epoca portava rappresentato il busto dell’Imperatore, coronato come un dio, con l’iscrizione: “Tiberio Cesare, figlio del divino Augusto”.     “Gesù, pensavano, non ha scampo!”

·        se rifiuta di pagare il tributo, soffia sul fuoco della rivolta politica contro i romani;

·        se l’avvalla, si compromette con un potere idolatrico. 

La risposta li disorienta e li riempie di stupore: non resta che abbandonare il campo.

 

> Dare a Cesare…: pagare l’imposta a Cesare non significa fare di Cesare un Dio, né aderire all’ideologia romana… Il denaro non è né pulito né sporco: è l’uso che ne facciamo a renderlo buono o cattivo. Resta in ogni caso il dovere di pagare il tributo a Cesare per i servizi che se ne ricevono. L’evasione delle tasse trova qui un punto su cui riflettere; si potrà discutere sull’ammontare delle quote, ma la collettività deve pagare in misura differenziata, secondo le proprie possibilità, quanto riceve. So di aprire un tema enorme che va discusso in sede sociale e politica e che va letto nell’ottica della giustizia. Ma non è questa prima parte che sta particolarmente a cuore all’evangelista e alla comunità cristiana primitiva sottolineare. Tanto è vero che fin dagli inizi i cristiani si integrarono molto bene nelle strutture sociali ed economiche dello stato romano: osservavano le leggi, pagavano i tributi… erano cittadini esemplari, salvo non rinunciare a

 

> Dare a Dio…    Che dobbiamo dare a Dio?

·        “La giusta adorazione per la sua grandezza!”: san Paolo nella lettera ai Romani dichiara di aver ricevuto la missione di condurre i pagani “a credere in Dio”, che significa riconoscerlo come Dio, cioè come Creatore e Signore. “Gli uomini con la loro intelligenza possono vedere nelle cose che Dio ha fatto le sue qualità invisibili, ossia la sua eterna potenza e la sua natura divina” (Romani 1,20). La storia delle religioni testimonia come sotto tutti i cieli e in ogni tempo l’uomo ha adorato un Qualcuno, riconosciuto origine, creatore del mondo. Solo da un paio di secoli a questa parte è nato l’ateismo, cioè il rifiuto di riconoscere un dio creatore. Ciò che esiste è frutto della casualità o di un anonimo e inspiegato big bang!    Si sono invertiti i ruoli: Dio diventa creatura e l’uomo assume il ruolo di creatore, con una buona dose di delirio di onnipotenza. Risultato? Leggi la seconda parte del primo capitolo della lettera ai Romani (vv. 21-32) e avrai un quadro sconcertante che per più versi richiama il mondo odierno.

 

·        Il ringraziamento per essere Signore della nostra vita: “si sono rifiutati di adorarlo e di ringraziarlo” incalza ancora san Paolo. Mentre i cieli narrano la gloria di Dio, l’uomo esclama: “Mio Dio quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!”  C’è Lui all’origine del mio esistere: “Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel grembo di mia madre!” (Salmo 138) e accoglierò la vita come un dono, un dono che non mi appartiene, ma di cui devo diventare attento e saggio amministratore. Dunque a Dio dobbiamo dare la nostra adorazione e il nostro grazie e questo chiediamo ogni volta che recitiamo il Padre nostro: “Sia santificato il tuo Nome!” che significa: “O Padre, fa’ che tutti gli uomini ti riconoscano per quello che sei, cioè Dio e di conseguenza sappiano adorarti e ringraziarti!”  Ma non è tutto: Dio non è solo il Creatore e il Signore del mondo e della storia; in Gesù è diventato il nostro Redentore, il nostro Salvatore. Un nuovo elemento per capire meglio chi è Dio, il suo vero volto, fino a scoprire i suoi lineamenti di Padre buono e misericordioso e per ringraziare per tanto amore.

 

·        L’uomo “moneta” di Dio: la moneta imperiale porta l’effige di Cesare per dire che è cosa sua, gli appartiene. E chi porta l’”immagine di Dio”? In Genesi 1, 27 leggiamo: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza!” Dunque è l’uomo ( e in primo luogo Gesù, Uomo perfetto) la “moneta” di Dio. Dire questo significa dire che l’uomo rispecchia, a livello di creatura, la capacità di dare la vita, di vivere l’amore nelle sue relazioni con gli altri, di aspirare ad una libertà sempre più vera e profonda… Nessun Cesare può mettere le mani su queste realtà che si annidano nel luogo più incandescente dell’uomo, il suo cuore, la sua coscienza. Persino Dio si ferma sulla soglia della coscienza dell’uomo!

 

 

La parola ai bambini che di spiegano il “Dare a Dio”!

Un dialogo bellissimo tra il babbo e il suo bambino di 5 anni. “Papà, non è stato il buon Dio che ha creato il mondo?” “Certamente” risponde il babbo. “Ma la maestra ha detto che è stato una grossa esplosione”. Il babbo: “La mamma quando prepara la minestra con che cosa la cuoce?” “Con il gas!” risponde il bambino. “Ma è il gas che fa la minestra?” chiede il babbo. “Ho capito – dice il bambino – è Dio che ha fatto il mondo e che ha provocato la grande esplosione”. 

 

Un giorno confesso una bimba di 8 anni: magrolina, sorridente, due occhi da incanto. Iniziamo e mi dice: “Chiedo perdono perché ho bestemmiato!”. Un po’ sorpreso, “Tu sai la differenza tra una bestemmia e una parolaccia?” chiedo io. La bambina si fa seria e risponde: “Sì lo so molto bene”. Un po’ disarmato allora domando: “Ma cosa hai detto!?” “Ho detto – dice la bambina – che Gesù non mi vuole bene!”

 

I bambini hanno il senso religioso di dare a Dio il riconoscimento della sua grandezza (è il Creatore del mondo!) e di scoprirne il cuore: si tratta di un Dio Amore!

 

Concretamente: prova a scoprire la bellezza dell’adorazione silenziosa, la bellezza di sentirti creatura nelle mani di un Padre. Ci vuole un po’ di tempo, ma poi diventa un momento così importante da non poterne più fare a meno.

Impara a dare con generosità a Dio un po’ del tuo tempo per stare con Lui; Dio attende l’offerta del tuo nulla per riempire la tua povertà con la ricchezza del suo amore.

L’Eucarestia è la forma vertice di questo rapporto. E’ bene concludere i momenti di adorazione con “Per Cristo, con Cristo e in Cristo a te Dio Padre onnipotente ogni onore e gloria!”

 

DARE A DIO NON E’ RUBARE ALL’UOMO!

 

don Gianni Ghiglione

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