Custodire il cuore

Nel mondo digitale di oggi, i giovani sono chiamati a non perdersi, ma a riscoprirsi. Tra connessioni e scelte, cresce una nuova umanità. Oggi parliamo di custodire il cuore

Jamie Hagan Jamie Hagan

Ritrovare silenzio, profondità e presenza nel mondo digitale

Viviamo in un tempo in cui l’attenzione è la risorsa più ambita. Ogni notifica vuole catturarla, ogni app cerca di trattenerla, ogni contenuto punta a conquistarla. Siamo costantemente stimolati, senza pause, senza silenzio.

Ma dove va a finire l’interiorità, quando la nostra mente è sempre distratta? Dove si nasconde il cuore, quando il nostro sguardo è sempre rivolto a uno schermo?

La tirannia del rumore

Il rumore oggi non è solo quello sonoro, ma quello digitale e mentale. È il continuo passaggio da uno stimolo all’altro: video, messaggi, post, notifiche, storie. Il nostro cervello, bombardato di stimoli, fatica a rimanere in un pensiero, a concentrarsi, a riflettere.

In questo contesto, la superficialità diventa la norma. Si scorre, si consuma, si dimentica. Il problema non è solo psicologico: è spirituale. Perché senza silenzio non si ascolta Dio. Senza profondità non si vive davvero.

Una mente dispersa non trova Dio

La tradizione spirituale cristiana ha sempre dato grande valore al silenzio interiore. I padri del deserto, i mistici, i santi educavano il cuore a entrare in sé stessi, dove Dio abita. Ma oggi, come possiamo farlo?

La domanda non è nuova. Anche Don Bosco, nel suo tempo, si chiedeva come aiutare i ragazzi a non disperdersi. E il suo metodo – il “sistema preventivo” – si basava proprio sull’accompagnare i giovani a interiorizzare, a riflettere, a fare scelte libere.

Il digitale sfida la preghiera

Pregare oggi è difficile anche per questo: il nostro cuore è pieno di rumore. Appena iniziamo a pregare, la mente corre altrove. Abbiamo perso la capacità di “stare”. Di “essere presenti”. Ma Dio non si incontra nello scroll: si incontra nella profondità del cuore.

Papa Francesco lo ha detto chiaramente:

“Senza silenzio non si ascolta, senza ascolto non c’è parola, e senza parola non c’è relazione”
 (Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali, 2022)

Interiorità: non un lusso, ma un bisogno

Spesso pensiamo che l’interiorità sia un optional per chi ha tempo. In realtà, è la base della nostra identità. Senza uno spazio interiore:

  • Non sappiamo chi siamo.
  • Non sappiamo cosa vogliamo.
  • Non sappiamo dove andare.

L’interiorità è il luogo dove si formano i desideri veri, dove si ascolta la voce di Dio, dove si decide chi diventare.

Esercizi per coltivare l’interiorità nel digitale

Come si può coltivare oggi una vita interiore, senza fuggire dal mondo digitale? Ecco alcuni percorsi possibili, da proporre anche in oratorio o nella vita quotidiana:

  • Silenzio digitale quotidiano: scegliere un momento del giorno senza dispositivi (es. i primi 30 minuti del mattino, o prima di dormire).
  • Tempo di ascolto profondo: dedicare 10 minuti al giorno alla meditazione, alla lectio divina o semplicemente al respiro.
  • Pratica del “deserto digitale”: un’ora alla settimana di distacco da tutto, per ritrovare sé stessi e Dio.
  • Scrivere a mano: un diario spirituale, un quaderno dei sogni, le “parole che il Signore mi dice oggi”.
  • Camminata senza auricolari: per ascoltare il mondo, il corpo, il cuore.
  • Celebrazione vissuta con consapevolezza, lasciando fuori lo smartphone per entrare nell’essenziale.

Sono gesti semplici, ma potenti. Educano all’attenzione, alla profondità, alla presenza.

Educare i giovani alla profondità

Come educatori e accompagnatori, non possiamo ignorare questa sfida. Servono ambienti che favoriscano il silenzio e il raccoglimento, anche nei centri giovanili, nei campiscuola, nei ritiri. Spazi per parlare con Dio e con se stessi, senza distrazioni. E testimoni che, come Don Bosco, sappiano coniugare gioia e profondità, allegria e interiorità.

Come affermava Carlo Maria Martini:

“Non c’è educazione cristiana senza una vera educazione all’interiorità.”

In conclusione

Nell’era della distrazione continua, custodire l’interiorità è un atto rivoluzionario. È dire: “Io non sono solo un consumatore di contenuti, ma una persona che cerca senso, verità, luce”. È scegliere di abitare il proprio cuore, per non vivere in superficie.

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