CRONACHE DALLA SCOGLIERA

Storia di una pietra che imparò l’amicizia

 

Giorno 5

1° marzo 2020  


Scusami! Hei, scusami!

Dico a te! Puoi rispondermi?

Capisco di non essere la pietra più simpatica della scogliera, ma credevo che le stelle marine fossero più gentili con le pietre che almeno provano a fare le carine.

Senti, lascia stare. Non rispondermi, ma almeno ascolta: qui fa caldo, ok? Fa caldo per me, fa caldo per te. Io da qui non posso muovermi, pazienza, non morirò certo per un’insolazione. Ma lascia che ti dica che ti conviene proprio spostarti, sai? Tra poco qui diventa un forno e tu mi sembri delicatina, senza offesa.

Va bene, fa’ come vuoi. Io ti ho avvisata.


Ho sete…
Scusa? Hai parlato?
Ho…ho sete…
Non so come aiutarti, te l’ho detto che ti conviene ributtarti in mare.
Non posso muovermi da sola…

Ho sete… fa caldo…
Stella, lo so, io qui ci vivo. Non so come posso aiutarti.  

Anzi, senti. Tieni: qui dentro tenevo una goccia di acqua.
Se ha un sapore strano, non preoccuparti.
Non è mare, ma è una lacrima di dolore. Anzi, è una lacrima speciale. Ma prendila, bevi.
Grazie.  
Com’è? È…salata…ma…
Ma?
Ma è anche dolce, e amara, e fresca…
Come può una lacrima essere così tante cose insieme?
Non lo so, sei tu che devi sapere le cose.
Hai ragione, ma l’onda non mi ha raccontato molto di lei.
Lei chi?
L’ha pianta una ragazza che era qui l’altra sera.
E lei com’era?
La sua mano tremava.
Tu l’hai sentito?
Sì, nel cuore.
Le pietre hanno un cuore?
Sei peggio degli uomini…
Non dire così. È che io non so niente della terra. Conosco solo il mare.
E sei venuta qui per conoscere qualcosa della terra?
Sì, volevo vedere i coralli che crescono fino alle nuvole e la sabbia marrone, le rocce colorate da cui escono gli uomini, volevo vedere gli uomini. E poi anche le stelle del cielo.
Le hai viste, quelle?
No, questa notte c’era la tempesta. Non l’avevo mai vista, da fuori.
Eh, bruttina, vero?
Sì. E ho avuto paura.
Ma passa, vedi? Adesso c’è bonaccia e l’acqua è bassa.
No, la paura adesso è di più.
Perché lo dici?
Guardati attorno. È pieno di stelle marine sulle altre pietre e sulla sabbia. E da sole noi non possiamo tornare in acqua. 

 


testi: Anita Marton 
grafiche: sr. Giulia Collodel