CRONACHE DALLA SCOGLIERA

Storia di una pietra che imparò l’amicizia

 

Giorno 28

24 marzo 2020

 

Ochin mi sta sempre più simpatico. È qui accanto a me in compagnia del Pescatore, e guardiamo verso l’orizzonte tutti e tre. Ieri sera non è venuto nessuno alla scogliera, ed è stato un tramonto a dir poco malinconico. Ma adesso non posso lamentarmi. Certo, con Kyma e Stella sarebbe ancora più bello, ma non si può avere tutto dalla vita. Il Pescatore sta mangiando il suo solito pane e lascia le briciole per Ochin. Quando lui si avvicina, il Pescatore gli accarezza il dorso con la sua mano nodosa e delicata, come il fuscello di un vecchio albero. Improvvisamente si mette a parlare continuando a guardare il sole cadere. Forse è una delle sue storie. 

 

Vedi questo pane che condivido con te ogni sera, gabbiano mio? Il pane è il cibo degli uomini e racconta molte storie. Ti dovrò raccontare di quella volta che Gesù l’ha dato ai suoi amici… Ma questa sera ricordo solo Alberto e il pane… quel pane per noi… 

Un giorno eravamo andati in montagna, sai, Ochin de ma. Stavamo facendo un'escursione, eravamo arrivati di fronte al Monte Bianco. Dopo una discesa tremenda, ho constatato che il pane era finito, così ho chiesto ad alta voce: “Qualcuno se la sente di andare a comprare qualche filone all'Argentiere, a circa un'ora di cammino?”. Se l’avessi chiesto a te, me l’avresti portato in men che non si dica. Ma quei ragazzi, poveretti… avevamo camminato così tanto. Invece Alberto e Barbara accettarono, mi impressionò la loro disponibilità, senza fare storie. Poi abbiamo ripreso il cammino, siamo andati avanti ancora un paio d'ore finché siamo arrivati ad una baita. Lì ci siamo fermati. Prima di infilarsi nei sacchi a pelo, Alberto aveva voluto recitare il rosario insieme ad alcuni di noi. Poi gli ho chiesto: “Alberto dimmi una parola, qual è stata la cosa più bella di oggi?”. E lui mi ha risposto: “Don, guarda, la cosa più bella è stata molto piccola: mentre tagliavo il pane per la cena, ad ogni fetta che tagliavo dicevo: per te Gesù per te Gesù; e allora nonostante fossi stanco come tutti gli altri ero e sono strafelice”.

 


testi: Anita Marton 

grafiche: sr. Giulia Collodel