CRONACHE DALLA SCOGLIERA

Storia di una pietra che imparò l’amicizia

 

Giorno 22

18 marzo 2020

 

Non vi ho mai raccontato una cosa importante di me. No, ve lo dico già: se volete conoscere l’anatomia di una pietra, non è di questo che oggi voglio parlarvi. Sarà per un altro giorno. È una cosa molto delicata, ma credo sia importante dirvela. Io vorrei essere davvero vostra amica, e per questo voglio donarvi questa cosa che custodisco nel profondo. Fa male, ma sento che posso fidarmi di voi. Eccomi: oggi vi parlo di questa mia crepa. Sì, quella da cui è passata la lacrima della ragazza. Vi stupirete: ma come? Una pietra che ritiene importante parlare di una sua fessura!? Chissà quante ne avrà! Dite bene. Ma pensate alle rughe che vi solcano il viso o, se siete giovani, guardate le cicatrici del vostro corpo e del vostro cuore. Non sono anche quelle fessure? Rimarginate, magari; o soltanto orme del tempo che passa e danza leggero sulla vostra fronte. Solchi, tratti indelebili della matita del Creatore. Ogni ferita, ogni segno sulla vostra pelle, sul vostro cuore racconta la vostra storia. Io ho una mappa disegnata su di me. Anche voi ne avete una. Lo sapete? È una mappa che porta con sé tutta la nostra storia, e chi ci conosce davvero bene, sa leggerla e arrivare fino alla cosa più preziosa: il punto più profondo del nostro cuore. Alcune ferite sono solo graffi  che la vita ci lascia quando si diverte a scherzare con noi, capitano a tutti. Altre, invece… altre sono così profonde che sfiorano quasi l’anima. E questa ferita è una di quelle.

Avevo un amico, era un timido pezzo di ghiaccio. Si chiamava Nostos. È successo millenni fa. Non vi ho detto che, prima di essere pietra di mare, vivevo tra le montagne. Ma alla terra piace cambiare, ed ora… eccomi qua. Dicevo, il mio amico: si era staccato da un grande ghiacciaio ed era scivolato giù per la valle, fino a me. Avevamo subito fatto amicizia, chissà perché. A volte, semplicemente, succede. 

 


testi: Anita Marton 

grafiche: sr. Giulia Collodel