CRONACHE DALLA SCOGLIERA

Storia di una pietra che imparò l’amicizia

 

Giorno 18

14 marzo 2020

 

 

Stella non si è fatta vedere, Ochin nemmeno. Solo Kyma mi fa compagnia, in silenzio. È una giornata uggiosa, il cielo copre tutto il litorale con il suo velo annebbiato di pioggia che piano scivola giù. Ne sento l’odore, ne avverto il tintinnio. Le nuvole sono così, grigie, piatte, senza sfumature, immobili. Solo il vento sembra ribellarsi alla quiete delle cose, e soffia, urla, sbraita, scombussola il mare, ne percuote le onde, le sbatte contro la sabbia, si infrangono su di noi. Non c’è nessuno. Le pietre dormono. Io e Kyma non parliamo; d’altronde, non riusciremmo a sentire una parola, in mezzo a questo trambusto. Cerco di ascoltare, ma arrivano solo frammenti di rumori indistinti e niente più, niente più di un lungo suono insistente di vento che ulula e di schiuma che ribolle sulla scogliera. Sotto il mare dev’esserci un gran silenzio. Io non ci sono mai stata, lì sotto. Provo a guardarmi attorno: grigio. Grigie le pietre, il cielo, il mare che ne è lo specchio; grigi i palazzi della città, il fumo dei camini, i cocci di conchiglia, io.  Mi sento così, grigia fino al cuore. Mi sento sola, in mezzo a tutto. Mi sento abbandonata. La tristezza si è impadronita delle mie lacrime che non sanno come uscire. Odio questo colore che si è sparso sul mondo, odio questo inutile grigio, né bianco né nero, né caldo né freddo, tiepido. Non si schiera, il grigio; il grigio non sceglie. Sono imbevuta di grigio e non so da che parte stare. Sono o non sono una pietra? Una fredda pietra indifferente, amante del sole, della pacchia, delle chiacchiere vuote? Io sono così, voglio restare così. La storia di Carlo e Alberto non c’entra con me, non può c’entrare con me. È una stupida storia, come tutte le altre. O forse no. Io, sì, però, che sono come tutte le altre. Io, che pretendo di avere un cuore. Come può una pietra avere un cuore? Non lo so io, non lo sapete voi… allora forse non esiste un cuore. Semplicemente, me lo sono inventata per giustificare i miei sforzi di empatia e gentilezza. Io sono una pietra. Non aspettatevi niente da me. 

Io sono una pietra.

Ma proprio adesso che il grigio mi stritola più forte, io sento come una spada pungermi da dentro. Una fitta dolorosa e lancinante nella crepa che mi apre il fianco. Un sussulto. 

Io sono una pietra. Non so se ho il cuore, ma ho una lacrima.

Ho una lacrima che batte.

 


testi: Anita Marton 

grafiche: sr. Giulia Collodel