CRONACHE DALLA SCOGLIERA

Storia di una pietra che imparò l’amicizia

 

Giorno 17

13 marzo 2020

 

Ieri sera, quando i ragazzi se ne sono andati, io sono rimasta sveglia. Non riuscivo ad addormentarmi. Non capisco come sia possibile che credano così tanto a Gesù. E anche se sono tristi, loro non se la prendono con lui per il male che succede, anzi, gli chiedono aiuto. Proprio adesso che stanno soffrendo così tanto, si aggrappano a lui con più forza. Guardavo il cielo che era diventato nero, proprio, e si vedevano le stelle. Magari Alberto era lassù… Improvvisamente ho sentito un rumore, dall’alto. Erano due grandi ali, bianche più della luna, muovevano il vento e lo sentivo; un gabbiano che piano si posava sulla scogliera, a cercare qualche pesce tra i flutti. Ha cominciato a parlarmi. Come sapesse che ero ancora sveglia, non lo so. Diceva che un’onda gli aveva parlato di me e di una stella marina. Era Ochin, dunque. Finalmente lo incontravo. Non mi ha lasciato dire molto, perché si è messo a parlarmi, mentre frugava tra le rocce. 

 

O tutto, o niente. Quei ragazzi non si arrendono. Passano ancora le giornate sotto la finestra del loro amico. Non ho mai visto una cosa del genere… le mamme preparano da mangiare… Kyma mi ha detto che vengono qui a pregare… un bel posto… Carlo ha uno sguardo diverso… ma’ sti pesci dove sono andati a finire?... Sai che nella sua stanzetta fanno tante messe? È come se per lui fosse essenziale incontrare l’eucarestia... Il suo sguardo è luminoso, ha gli occhi pieni di una luce che non ho mai visto… pieni di profondità… Lui vede Aberto… è sereno perché sa che dall’altra parte lo aspetta Dio… Io non sarei sereno… tu che dici? Io credo che non morirà, comunque. Ce la fa, te lo dico io… Preso!... Sì, deve farcela, insomma… Ha Dio dalla sua parte, ha tutti quegli amici… E poi sarebbe troppo strano, prima Alberto, poi lui… Niente, oggi cena leggera… Vabbè, ci vediamo pietra!

 

E se n’è volato via. Non mi ha nemmeno chiesto come mi chiamo. Uno sguardo pieno di luce… Quando se n’è andato, io ero ormai assopita, ormai. 

 


testi: Anita Marton 

grafiche: sr. Giulia Collodel