CRONACHE DALLA SCOGLIERA

Storia di una pietra che imparò l’amicizia 

 

Giorno 3

28 febbraio 2020  

 

Sono rimasta sveglia tutto il giorno. L’onda non è arrivata, oggi. Mi sono cucinata al sole, sono ancora bollente. Nessun gabbiano, nessuno spruzzo d’acqua. Oggi il mondo ce l’ha con le pietre, e so anche bene perché. Ma non credo sia corretto fare di tutta l’erba un fascio. D’altronde, io sono una pietra di mare, non di montagna. È colpa di quella pietra di montagna se Alberto è caduto.
Solo ora mi rendo conto che, oltre al suo nome, non so nient’altro, di questo Alberto. E chissà se la ragazza della scorsa notte tornerà qui da noi. Se parlerà.  Non chiedetemi perché ho tanta voglia di conoscere la sua storia, non capireste. Noi pietre sappiamo molte cose che voi umani non immaginate nemmeno, e non sono tenuta a dirvi più. Leggete riviste, leggete libri, ascoltate canzoni, guardate fotografie e film, viaggiate per il mondo e arrivate alla luna. Noi, invece, leggiamo i fogli delle stelle, ascoltiamo i concerti delle burrasche, guardiamo spettacoli di tramonti, i delfini danzare tra le onde, i vostri corpi abbracciati dal mare; rimaniamo ferme per secoli, ma lente ci lasciamo andare, granello dopo granello, e cediamo alla potenza dell’acqua. È lei che ci porta in ogni attimo del mondo. Voi non avete idea di quello che intendo, vi sembra una cosa banale. Non lo è, non lo è davvero. Ma basta, ho già detto troppe parole che non capireste. Solo, aggiungo che quelle sue lacrime erano speciali, ecco. Io me ne intendo di gocce salate, fidatevi, la mia casa è il mare. Eppure così, così dolorose non mi hanno mai sfiorato. Così dolorose e così gioiose insieme. Come può un cuore essere distrutto e danzante allo stesso tempo? Come potrebbe il cielo essere buio di tempesta e il mare restare dolce, sotto di lui? Davvero, questo non lo capisco nemmeno io. E una pietra che non sa non è una pietra.  

 


testi: Anita Marton 
grafiche: sr. Giulia Collodel