News 3

Cristiani sì, ma con la bocca chiusa da Giovani per i Giovani

Cosa vuol dire essere oggi testimoni di Cristo tra i giovani? Don Fabio Attard, responsabile mondiale per la pastorale giovanile salesiana, ci scrive. Una delle sfide sulle quali abbiamo riflettuto all'assemblea nazionale del Movimento Giovanile Salesiano a Pacognano è stato il tema della santità. Vorrei condividere alcune riflessioni con voi.


Cristiani sì, ma con la bocca chiusa da Giovani per i Giovani

da GxG Magazine

del 21 maggio 2009

CRISTIANI SI, MA CON LA BOCCA CHIUSA

Una delle sfide sulle quali abbiamo riflettuto all’assemblea nazionale del Movimento Giovanile Salesiano a Pacognano è stato il tema della santità. Vorrei condividere alcune riflessioni con voi.

Il più delle volte, nell’immaginario collettivo, esiste l’idea che parlare di santità è fuori moda. È un tema da non toccare, se vuoi apparire cool. In effetti, per molti di noi educatori, non più propriamente giovani, la prima reazione è di non entrare in questo ‘territorio’. Quasi ci sentiamo obbligati a non parlarne per rispettare questo “divieto” che incombe su di noi, senza che nessuno ce l'abbia imposto. E andiamo avanti così.

In una società dove tutte le proposte valgono nel nome della libera espressione, sia quelle giudicate positive sul momento, come anche quelle percepite negative, ad aver la libertà di parlare di santità ci si vergogna. Anche noi che abbiamo fatto la scelta per Cristo, tiriamo avanti sotto questa nuvola, che giustamente il Papa chiama la ‘tirannia del relativismo’.

Da alcuni anni a questa parte, nei miei incontri con i giovani ho scelto di non rimanere più sottomesso a ciò che mi sembra ingiusto. E questo per vari motivi.

Primo, è ingiusto che io debba chiudere la bocca quando ci sono in gioco le mie più forti convinzioni. In una società democratica, aperta, non è ammissibile che la mia vita sia costretta al contrario. Tutti hanno diritto di dire e di fare la loro, e io, come credente, mi devo ritirare? Questo non mi pare corretto.

Il rischio di questa scelta, parlare chiaramente di cristo e di santità, è farsi strada come un carro armato, avere una mentalità da crociata. Se loro sono fatti così, allora io mi comporto con la loro stessa logica. Questa non è la strada da percorrere. Io non testimonio la mia fede in contrapposizione a ciò che mi circonda. Io vivo la mia fede in relazione a Colui che mi abita. Ed è qui la novità perenne della fede cristiana. La fede non è mai reazione, conflitto, aggressione. La fede, al contrario, è una scelta di amore perché si fonda su una scelta di fede che diventa fonte di speranza certa.

Perciò l’ingiustizia di rimanere con la bocca chiusa, si pone nei miei stessi riguardi, in quanto, ho fatto la scelta per Cristo. Non posso scegliere di seguirlo, e tutto questo rimane una cosa segreta.

LA BELLEZZA DELLA MIA FEDE

Il secondo motivo della mia scelta di non rimanere nel silenzio è la responsabilità che io porto nei riguardi dei ragazzi e dei giovani con i quali vivo la mia scelta educativa. Coloro che io incontro, e che mi vengono incontro, lo fanno perché sono credente. Non è giusto che io dia loro tutto, eccetto la bellezza della mia fede – fonte di speranza e motivo ultimo del mio amore. Se io do tutto ai giovani ma non mi offrodi accompagnarli nella loro ricerca di fede, allora io non ho dato niente. I giovani hanno voglia di incontrare persone che dalla loro vita hanno fatto un’esperienza di senso perché hanno scelto di seguire Cristo. Se questo desiderio io non la accolgooffrendo loro il nucleo esistenziale della mia fede, allora io li sto tradendo.

 

APOSTOLI DEI GIOVANI

Un terzo motivo, che continua ad animare la mia scelta è il seguente. L’esempio che noi Salesiani abbiamo ereditato da Don Bosco non è soltanto legato all’educazione dei giovani sui binari dell’umano e del religioso. Don Bosco è andato più in là: ci ha anche invitati a formarli e a  proporre loro di essere protagonisti del bene in tutte le sue forme. E tra queste forme, c’è quella di essere apostoli dei giovani, segno tra i loro compagni.

In un periodo di grandi sfide per la Chiesa del suo tempo, Don Bosco sognava con gli occhi aperti e i piedi per terra. Non si era chiuso nella sacrestia. Ha saputo intravedere nel momento presente, il momento di grazia, il momento dove Dio poteva incarnarsi attraverso la testimonianza sua, ma anche quella dei suoi giovani.

Questo intuito va molto più in là della semplice condivisione della fede. Questa visione porta l’educatore a creare esperienze e offrire processi di crescita umana e spirituale nei quali i ragazzi e i giovani crescono con orizzonti aperti a Dio ed al prossimo. Un pensiero di Martin Buber riflette benissimo la grandezza di Don Bosco, quando scrive che solo nella misura che raggiungiamo il remoto, possiamo veramente incontrare il prossimo.

 

CHI HA PAURA DI FARSI SANTO?

Ecco la sfida che noi, oggi, abbiamo. Non aver paura di parlare della santità: santità come scelta di seguire Colui che è santo, noi, che malgrado i nostri peccati e i nostri limiti, continuiamo a vedere in Lui la nostra unica speranza.

Il nostro credere, allora, è una scelta che va vissuta all’insegna del cammino, esattamente come i discepoli di Emmaus. Gesù cammina con loro, increduli, che vuol dire senza fede, e senza nessuna speranza per il futuro in Colui nel quale hanno posto tutta la loro fiducia, Gesù accetta, perfino, di percorrere la strada nel senso sbagliato: ascoltandoli con pazienza, per poi aiutarli ad aprire gli occhi sulla storia più grande, più bella. Lo ospitano nella loro casa ‘perché si fa sera’. E lì, la loro carità si trasforma in una esperienza eucaristica. Lo stesso può capitare a noi se ci lasciamo innamorare di Gesù.   

Il bello di tutto questo è che ci sono molti più giovani pronti ad ascoltare e a seguire Gesù di quanti noi vogliamo ammettere. La loro sete di Dio e la fame che hanno del senso che Gesù offre è il nuovo scenario della società post-moderna.

Di che dobbiamo aver paura? Solo di ciò che ci rende schiavi dentro. Di ciò che ci fa credere che le mie scelte non sono ammissibili se non sono omologate con la mentalità che mi circonda. È di questo che dobbiamo aver paura.

 

IL CUORE FISSO IN DIO

La pista davanti a noi è fatta di libertà interiore che non conosce confini. Libertà che trova in Dio e nel suo Figlio Gesù Cristo la forza necessaria per andare avanti. E questa forza ha un nome: lo Spirito Santo.

Concludo con le parole iniziali di un filmato su youtube intitolato «Ci fu un uomo inviato da Dio»:

I Santi sono creature che hanno scolpito nella loro vita la passione del Signore.

Hanno fissato il loro cuore in Dio e per lui sono vissuti.

Uomini e donne di tutti i tempi.

Anche del nostro tempo, con le stesse sfide, ansie e paure.

Per noi Salesiani, don Bosco è un dono del Signore alla Chiesa.

È segno e proposta di Dio per amare e servire i giovani del mondo intero.

Ricordando l’operosa esistenza di don Bosco noi vogliamo ringraziare e benedire l’infinita bontà di Dio che è glorificato nei suoi Santi.

 

Fabio Attard sdb

 

 

 

 

 

 

Il punto su di me

 

Chi sono state le persone testimoni di Cristo nella mia vita?

A che punto del mio cammino mi trovo? Vagabondo senza una meta precisa o pellegrino su un sentiero?

Ho un progetto di vita che mi aiuti ad avere dei riferimenti per affrontare il quotidiano?

Di che cosa ha ancora sete il mio cuore? Sono alla ricerca di…

 

Il lavoro con i giovani

Da queste provocazioni quali spunti progettuali possiamo raccogliere e mettere in atto nei nostri gruppi, oratori, scuole?

Quali forme di evangelizzazione esplicita e testimonianza della bellezza della nostra fede possiamo realizzare?

 

don Fabio Attard

Mucha Suerte Versione app: 513c99e