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Confessioni di un povero bloggerNella Rete c'è più odio che nella realtà

Da tre anni tengo un blog che è ora l'attività che mi impegna di più dopo quella delle conferenze. Considero anzi il blog una continuazione dei dialoghi che intreccio in occasione degli incontri pubblici ai quali sono invitato, con le domande e le risposte che ci si scambia al microfono e dopo, spenti i microfoni. Come nelle conferenze così nel blog io tratto un tema, i «visitatori » reagiscono e io, se posso, rispondo.


Confessioni di un povero bloggerNella Rete c’è più odio che nella realtà

da Attualità

del 17 aprile 2009

Da tre anni tengo un blog ( www.luigiaccattoli.it ) che è ora l’attività che mi impegna di più dopo quella delle conferenze. Considero anzi il blog una continuazione dei dialoghi che intreccio in occasione degli incontri pubblici ai quali sono invitato, con le domande e le risposte che ci si scambia al microfono e dopo, spenti i microfoni. Come nelle conferenze così nel blog io tratto un tema, i «visitatori » reagiscono e io, se posso, rispondo. Ma nei blog ciò avviene con due differenze principali: l’aggressività e la dominante di destra.

Stavolta mi fermo all’aggressività che si scatena nei blog più che nella realtà. Un’altra volta dirò della pendenza a destra della blogosfera in generale e di quella cattolica in particolare.

 

«UNA SANA DOSE DI VIOLENZA GRATUITA»

 

Intanto una minima descrizione dell’aggressività che dicevo. La svolgo riassumendo la zuffa che si scatenò il 15 novembre scorso nel blog di Paolo Rodari (www.paolorodari.com), vaticanista del Riformista, a commento di un post intitolato «L’ultima trovata di don Gallo: calendario trans per Natale».

Apre il fuoco un visitatore che si firma Pico della Mirandola: «Don Gallo fuori dalle palle». Lo conforta Giovanna d’Arco: «La scomunica dovrebbe essere immediata». GODzilla (sic) odia l’attendismo: «Lo percuotiamo con un po’ di sane manganellate?».

A difendere don Gallo si affaccia una delle 12 transessuali fotografate nel calendario, che qui si firma Valentina: «Trovo questi commenti di  estrema violenza e di scarsissimo valore cristiano». Sempre a difesa del prete genovese arriva un intellettuale amante dei blog che si firma per esteso, Raffaele Savigni: «Non mi piace don Gallo, ma credo che in questo momento storico ci siano problemi più importanti di cui parlare: non credete che i preti pedofili siano peggio di don Gallo? E qualche idiota parla di manganellate».

Sentendosi chiamato per nome GODzilla estende a Savigni il trattamento proposto per don Gallo: «Una bella razione di olio di ricino» e «una sana dose di violenza gratuita ed efferata». Sun Tzi propone una variazione asiatica: «Io lo farei trasferire immediatamente in un “laogai” [gulag cinese] per un lavaggio del cervello in versione nostalgica». Saverio torna a trattamenti quasi autoctoni: «Lo metterei in una stanza buia un paio di giorni con un pastore sardo appena sceso dalle montagne». Ma ecco un altro che protesta e si firma Ivano: «Prendere a manganellate un prete? O cielo che bei cristiani che siete!» Ma Saverio tira dritto: «La scomunica non basterebbe: io lo prenderei a selciate».

Luca sbotta a difesa del prete: «Fottutissimi bigotti ignoranti fascisti che non siete altro!», provocando questa reazione di Saverio: «Grazie per i complimenti, mi auguro che il pastore sardo soddisfi ogni tuo desiderio».

Insulti e minacce continuano per tre giorni e un totale di 111 commenti. E non è un caso raro: la discussione degenera abitualmente nei blog d’ogni orientamento e non fanno eccezione quelli cattolici, magari moderati da giornalisti pieni di tatto.

 

 

LA PARTECIPAZIONE AL BLOG È A VOSTRO RISCHIO

 

Ecco un commento di un visitatore del blog di Andrea Tornielli

( http://blog.ilgiornale.it/tornielli ), vaticanista del Giornale, che il 20 febbraio così se la prende con un altro visitatore (non metto i nomi né i nickname, cioè gli pseudonimi) che gli appare troppo di sinistra: «Se lei nell’insegnare storia (o giù di lì), traccia ai suoi studenti in codesto modo i legami di causa ed effetto, come minimo presto la prenderanno a pedate, dato che lei ragiona con i piedi».

Qualcuno si risente ed ecco un altro che porta aiuto al primo crociato

(la data è 23 febbraio): «Cari cattoprogressisti,ci avevate mai pensato che siete soliti comportarvi con la stessa paranoide e strumentale suscettibilità degli ebrei?».

L’aggressività non è esclusiva della destra. Ecco come un visitatore che diresti di sinistra apostrofa un altro visitatore, stavolta nel mio blog (la data è 12 settembre 2008): «Continuo a sostenere che l’integralismo tout court – e quindi anche cattolico –

sia pernicioso ed empio. Io penso che lei ne sia un esempio».

La violenza dei blog è un fenomeno studiato dagli esperti e sono stati proposti dei codici deontologici per l’autogoverno dei blogger, cioè di noi gestori. Il più famoso suggerisce che i blog dove i commenti entrano in automatico – cioè senza il vaglio del moderatore – pongano nella homepage questa avvertenza per i visitatori: «Non siamo responsabili per i commenti dei post, per le espressioni crude, gli insulti o gli interventi sopra le righe. La partecipazione a questo blog è a vostro rischio». È uno dei sette punti proposti da Tim O’Reilly, pioniere dell’arte di costruire blog, riportato da Marco Pratellesi – responsabile del Corriere della Sera online – a p. 78 del volume New journalism. Teorie e tecniche del giornalismo multimediale (Bruno Mondadori, Milano 2008). Nella stessa pagina Pratellesi racconta di Khaty Sierra, esperta del ramo, costretta ad annullare impegni di conferenze per minacce anonime di morte ricevute sul suo blog: «Spero che qualcuno ti tagli la gola». Un docente dell’Università di Bologna, Antonio Roversi, nel volume L’odio in Rete. Siti ultras, nazifascismo online, jihad elettronica (Il Mulino, Bologna 2006) ha messo a fuoco uno degli effetti indesiderati della libertà di Internet che è quello di «dare voce anche a linguaggi molto rozzi e talvolta persino inneggianti al ricorso alla violenza fisica e alla guerra» (191).

 

 

OMOSESSUALI E INFALLIBILITÀ TRA I TEMI SCATENANTI

 

I blog a tematica cristiana non fanno eccezione. Quelli che le sparano più grosse sono i sedevacantisti. Uno così sentenzia nel blog di Tornielli il 22 febbraio: «Voi la dottrina cattolica, la fede cattolica, semplicemente la STRAVOLGETE, e con voi, davanti a voi, il papa Ratzinger che, stravolgitore supremo della fede, papa non può essere».

Non c’è soltanto la rissa ideologica, ma anche quella caratteriale.

Uno non sopporta un altro e lo tormenta a ogni momento. Un mio visitatore che non nomino il 25 gennaio così interloquisce con altri due: «Mi piacciono sempre tanto: non capiscono nulla, ma devo chiedere scusa al secondo per averlo finora messo sullo stesso piano del primo, che è inarrivabile».

 

Chi nella vita associata si comporterebbe così? Io credo che la violenza dei blog superi quella della realtà. Tengo conferenze da più di trent’anni in ogni parte d’Italia trattando gli stessi argomenti che svolgo nel blog e mai ho incontrato interlocutori così intemperanti o suscettibili quali mi capitano nella Rete.

I tre argomenti sui quali i frequentatori del mio pianerottolo (tredicimila «visitatori diversi» al mese, secondo il sistema di rilevazione a cui sono abbonato) più si scatenano e si insultano sono l’omosessualità, lavecchia e la nuova liturgia, l’infallibilità del papa. Mai avrei immaginato tanta ira e tanto studio su queste ardue materie.

 

 

INFINE ARRIVANO I «TROLL» CHE SONO FATTI DI PIETRA

 

Né io – pivello della Rete – avevo idea dei troll (il nome viene da Il Signore degli anelli di Tolkien, dove i troll sono rozze creature di pietra, simili a massi animati), cioè dei disturbatori che inseriscono messaggi provocatori e riproducono testi spropositatamente lunghi. Ecco come parla di sé in un commento del 1° gennaio il più tenace dei troll che si sono affacciati nel mio blog e che si firma Affus: «Io sono un antico gladiatore romano redivivo. Entro in un forum per combattere, colpire, uccidere o essere ucciso». Queste creature spaesate non sono poi così pericolose, basta lasciarle dire come si fa con i bambini che fanno rumori con le labbra. Del resto anche nelle sale delle conferenze ci sono sempre un paio di persone che non mollano il microfono finché non hanno esposto la propria fisima. Affus combatte per affermare che Gesù era di «estrema destra» e per ottenere che le donne nella Chiesa «tacciano». Che cosa ho imparato bloggando? Che la Rete è piena di animosi e sgarbati, alcuni caratteriali, altri ideologici. Decisissimi tutti a influenzare il prossimo e convinti di poterlo fare con quattro battute bene assestate. Ma siccome nulla vi è nella Rete che non sia prima nella realtà, l’emergere di tanta violenza è interessante a conoscersi.

In parte è un gioco, favorito dall’uso dei nickname: tra i miei visitatori solo un paio usano nome e cognome.

E chi non firma magari attacca smodatamente chi firma.

Ma non è solo un gioco. Tutta quella violenza sta anche a dire che intorno a noi c’è gente che non vede l’ora di menar la lingua e forse anche le mani. Ci ricorda che la violenza seduce più della mitezza e che il disprezzo dell’altro è un sentimento sempreverde in questo basso mondo.

 

 

CHI È CENSURATO NEL REALE INFURIA NEL VIRTUALE

 

Poi credo vi sia un terzo livello, su cui tornerò: c’è chi si esprime con violenza nella Rete perché non trova spazio nella realtà. Il fatto che posizioni ecclesiali marginali si manifestino più nei blog che nelle parrocchie sta a segnalare una mancanza di accoglienza nei luoghi ordinari della comunità. Le voci tacitate nel reale si fanno violente nel virtuale.

Chiudo sull’opportunità di tenere d’occhio la Rete e i blog. «In futuro dovremo prestare più attenzione a quella fonte di notizie» ha scritto il papa con riferimento a Internet nella lettera ai vescovi sulla questione lefebvriana.

Nel blog ti arriva chi non prevedi e per questa via acquisti conoscenze che forse mai avresti raggiunto con un tuo programma d’indagine. Sostiene Roversi a conclusione del suo saggio (193) che «l’esposizione a materiali che non abbiamo scelto» ci aiuta a «formarci un’opinione più equilibrata del mondo in cui viviamo».

 

Tratto da “IL REGNO”

 

Luigi Accattoli

http://www.luigiaccattoli.it

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