Avvento

Commento al vangelo con san Francesco di Sales - 3^ Avvento 2021

“Amati e chiamati. Renditi umile forte e robusto”

Ogni settimana, un commento al Vangelo della domenica alla luce della spiritualità di San Francesco di Sales


Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.


In questa premessa di evangelizzazione da parte di Giovanni, sono racchiusi tutti i verbi imperativi che ci sono stati presentati nelle prime due letture: «Rallègrati», «grida di gioia», «esulta», «acclama», «non temere», «canta ed esulta», «siate sempre lieti nel Signore», «non angustiatevi per nulla».
Questo contesto di gioia e di esultanza si riferisce a Gesù e ci conduce a lui. Giovanni offre alle folle, ai pubblicani, ai soldati indicazioni concrete di preparazione per quelli che saranno gli insegnamenti di Gesù. Si tratta di conversione, di cambiare la direzione della propria esistenza. Non solo. 
In riferimento a Gesù si parla in modo molto chiaro di un’azione ormai quasi finita nel dimenticatoio: il discernimento. Nell’esempio, separare il frumento dalla paglia. Nella concretezza della nostra vita, distinguere il bene dal male. Bisogna dire con chiarezza che l’uomo e la donna, a causa della limitatezza e del peccato presente nel mondo e nella loro persona, non sono «naturalmente» abilitati a compiere questa operazione. È necessario un autentico battesimo in Cristo. Esso ci dona le virtù necessarie, tra le quali regna come regina la prudenza. Essa non coincide con la paura o l’indecisione. Invece, nella sana Tradizione cristiana cattolica, va a indicare la capacità di fare il bene, di amare qui e ora. Quando è il momento di pregare, essa sostiene nel farlo bene. Quando c’è da lavorare, lo si fa con impegno. Anche il gioco e il divertimento sono orientati al bene. E così ogni azione.

San Francesco di Sales ci esorta alla fiducia e alla serena operosità, in questo cammino di ascolto della Parola di Gesù, docilità allo Spirito e realizzazione della volontà del Padre. Dicono che la fretta sia nemica del bene: anche in campo spirituale rischia di generare solo orgoglio o frequenti cadute nello scoraggiamento.
«Ordinariamente la purificazione, come la guarigione, sia del corpo che dello spirito, avviene adagio adagio, per gradi, un passo dopo l’altro, faticosamente e con il tempo.
Sulla scala di Giacobbe gli angeli hanno le ali, ma non volano, anzi salgono e scendono ordinatamente, uno scalino dopo l’altro. L’anima che sale dal peccato alla devozione viene paragonata all’alba che, quando spunta, non mette immediatamente in fuga le tenebre, ma gradatamente. Dice il saggio che la guarigione senza fretta è sempre la più sicura. L’esercizio della purificazione dell’anima può e deve finire soltanto con la vita: perciò non agitiamoci per le nostre imperfezioni; quello che si chiede a noi è di combattere; se non le vedessimo, non potremmo combatterle e non potremmo vincerle se non ci imbattessimo in esse. La nostra vittoria non consiste nel non sentirle, ma nel non acconsentirvi; e esserne turbati non è acconsentire. Anzi, ogni tanto, ci fa bene una ferita in questa battaglia spirituale, per fortificare la nostra umiltà; non saremo mai vinti finché non avremo perso la vita o il coraggio.
Le imperfezioni e i peccati veniali non ci strappano la vita spirituale, che si perde soltanto con il peccato mortale; è il coraggio di combattere che non dobbiamo perdere! Diceva Davide: “Liberami, Signore, dalla vigliaccheria e dallo scoraggiamento”. In questa guerra siamo favoriti, perché, per vincere, basta la volontà di combattere».

di don Paolo Mojoli sdb

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