Il Vangelo commentato dai giovani e dai salesiani. Prenditi un tempo di meditazione sulla Parola di Dio.
Haim Charbit
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5, 1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
"Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli".
Il Vangelo delle beatitudini ci viene proposto in questa quarta domenica del tempo ordinario. A primo impatto può sembrare una lista della spesa o una lista di obiettivi di un gioco per arrivare alla ricompensa finale. Banale e scontato, no?
E se invece fosse così semplice come sembra?
Ci troviamo davanti a un botta e risposta: a un certo modo di fare corrisponde un rassicurante tesoro. Tuttavia è limitante e svalutante perché a guardare noi stessi ci verrebbe da focalizzare l'attenzione solo su ciò che ci manca per essere beati. L'angoscia, in particolare quella generata dalla propria immagine sentita in difetto, sicuramente è uno stato d'animo che nostro Signore non avrebbe mai intenzione di provocare in noi. Sennò per cosa sarebbe morto a fare Gesù, se dopo non ci sentissimo più “pronti” per andare incontro a Lui.
È semplice come sembra. Ha voluto dirci nel modo più specifico e concreto possibile come essere beati.
Ma cosa vuol dire essere beato? Dalla Treccani: “1 Che gode o che si suppone e si spera che goda la visione di Dio in Paradiso [...] 2 Felice, che gode una felicità piena e tranquilla”. Il rischio è di pensare al Paradiso come una cosa lontana a cui si può rimandare, verso cui si fa fatica a camminare.
Noi siamo già felici perché Figli a cui sono state donate alcune di queste beatitudini come tendenze del nostro cuore da non perdere che Cristo ci supplica di far sì che diventino abitudini radicate profondamente nel nostro essere, come ad esempio la purezza di cuore, la sete di giustizia e la mitezza. Per questo non dobbiamo sentirci in difetto perché noi (ripeto) siamo già beati, quindi il gioco sta nel fatto di scegliere di rimanere come tali e di scegliere di togliere e combattere il superfluo come le tentazioni e i peccati che “quello di sotto” usa per allontanarci.
Il Signore qui ci consegna una ricetta per vedere il Paradiso, per godere della visione di Dio anche in questo mondo nonostante le tonnellate di fango sotto cui la realtà potrebbe sommergere noi stessi.
Rallegratevi ed esultate.
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