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Come si fa una passeggiata?

Cos'è dunque la passeggiata? Un cammino senza meta. Basta così? Tutto qui? Certo, dopo i grandi discorsi della vita intesa come viaggio e al viaggio inteso come figura della vita nel suo complesso, parlare di passeggiata sembra quasi inopportuno: è una figura che appare troppo “debole”. La passeggiata non richiede grandi decisioni né grandi sforzi...


Come si fa una passeggiata?

da Quaderni Cannibali

del 14 dicembre 2005

Dicesi passeggiata il 'cammino compiuto per diporto o per esercizio igienico, spesso in compagnia di una o più persone e senza meta fissa; talvolta associato a un'idea di facilità”. La definizione è del dizionario Devoto-Oli.

 

Cos’è dunque la passeggiata? Un cammino senza meta. Basta così? Tutto qui? Certo, dopo i grandi discorsi della vita intesa come viaggio e al viaggio inteso come figura della vita nel suo complesso, parlare di passeggiata sembra quasi inopportuno: è una figura che appare troppo “debole”. La passeggiata non richiede grandi decisioni né grandi sforzi.

 

Eppure Ignazio di Loyola, il santo spagnolo del XVI secolo, non faceva alcuna fatica a trovare anche nel pasear, cioè nel paseggiare, una metafora per l’esercizio spirituale. Per lui il passeggiare è comunque un “esercizio”. Ma a che scopo? A che serve passeggiare? Solo a rilassarsi, a distendersi? Sì, “serve” solo a questo, in effetti.

 

Ma non finisce qui. Se l’uomo si rilassa e si distende, allora si apre. Non più teso in uno sforzo con un obiettivo preciso o una meta prefigurata, chi passeggia può ritrovarsi preparato e disposto a ricevere qualunque novità: a vedere il mondo con occhi nuovi, ad accorgersi di ciò che esiste (al di là del suo immediato interesse), a scoprire nuove relazioni tra le cose,... La passeggiata dispone l'animo all'arricchimento improvviso o insospettato in un libero confronto tra l'uomo e il mondo, fino a raggiungere i 'fiori lontani' (Luciano Erba).

 

Il suo sguardo si fa così più lucido perché più ampio. Vede tutto perché non è “costretto” a veder nulla.

 

La passeggiata è l’occasione perché avvenga esattamente il contrario di ciò che Musil afferma quando paragona il suo uomo senza qualità a un insetto 'che s'è smarrito in un campo di cui non conosce i colori di richiamo, e non vi si può fermare, benché lo desideri'. Certo, nella passeggiata gli usuali colori di richiamo non ci sono più. Ma questo ci costringe a una novità radicale. Lo stesso Musil ammette che questo “andare senza mèta e senza chiara destinazione” porta a sentire come se il corpo non appartenesse più a un mondo dove l'Io è racchiuso in piccoli condotti e tessuti nervosi, ma ad un mondo veramente nuovo.

 

Certo, per strada però può accadere veramente di tutto. Come accadde a don Abbondio: “Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno novembre dell'anno, don Abbondio...”. La passeggiata, proprio perché senza meta fissa, è aperta a qualunque incontro. Può accadere persino di dover prendere una decisione radicale e senza che ci sia tempo per pensare o per difendersi.

 

E così la passeggiata diventa un modo per prepararsi e disporsi ad accogliere un destino che sempre ci supera. Ci libera dalle agende e dai progetti troppo rigorosi, dalle comprensioni troppo rigide della vita per affidarci a un percorso di cui conosciamo l’origine, che ad ogni passo e ad ogni angolo può aprirci scenari nuovi e di cui la meta ci sfugge radicalmente. Se è vera passeggiata...

 

La passeggiata (se è vera passeggiata) mi sfugge nella sua globalità: la vivo e la “costruisco” passo dopo passo. Ma il senso della passeggiata in quanto tale, nella sua globalità, è indisponibile.

Intesa in questo senso, la passeggiata non si pre-vede! Si può semmai coglierne l’orientamento. Ma la meta è sempre “altra”. La meta è qualcosa che sta dentro e sotto ogni passo, ma resta radicalmente altro. Sta sempre al di là. La passeggiata è un processo in cui muoviamo un passo dopo l’altro.

 

E lo spazio di ogni singolo passo è il luogo in cui si gioca il senso e la meta... così “d’un tratto, scopro un nuovo sentiero/per la cascata” (R. Carver).

Antonio Spadaro S.I.

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