Nella nostra esperienza ci lasciamo guidare da 8 parole tratte dall'Enciclica "Magnifica Humanitas" di Papa Leone
Yannis H
Uno scrittore cattolico del Novecento, John Ronald Reuel Tolkien, per bocca di uno dei protagonisti di un suo romanzo, ha descritto così la nostra responsabilità: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare».
La civiltà dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla
disumanizzazione. (MH n. 213)
Ogni minimo servizio gratuito offre al mondo un'alternativa concreta alla cultura della potenza e getta le basi per la civiltà dell'amore.
Dal Vangelo secondo Matteo
Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?" E il re risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me"
Vivere la Civiltà dell'amore con la TOTALE GRATUITÀ
Fare le cose faticose (pulire, lavare, giocare per l'ennesima volta a un gioco noioso con un bambino) senza aspettarsi il "grazie"...
Il mio servizio di oggi è stato mosso dalla voglia di sentirmi "bravo" ed essere ringraziato, oppure dall'amore puro e disinteressato?
Preghiera
Signore, rendimi un mattone vivo per costruire
la Tua civiltà dell'amore. Aiutami a servire con
gioia, a fondo perduto, sapendo che l'amore
donato è l'unica forza che trasforma il mondo.
Amen
Padre Ugo nel 1967 fondò l'Operazione Mato Grosso, un movimento educativo e caritativo per i giovani. Nel 1976 si trasferì permanentemente in Perù come parroco della sperduta comunità di Chacas. Lì aprì scuole di falegnameria, ospedali e laboratori artigianali
per togliere i giovani dalla miseria. Divenne noto come il "Don Bosco delle Ande" per la sua straordinaria opera sociale. Dedicò oltre
quarant'anni di vita ai più poveri dell'America Latina con totale abnegazione. Si è spento a Lima il 2 dicembre 2018 all'età di novantaquattro anni.
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«Credo di avere vissuto due vite. Una moderna, in Italia fino al 1976, e poi una antica, quasi preistorica, quando mi sono trasferito in Perù. Ma ciò che conta è che ho sempre vissuto in mezzo ai giovani, ai ragazzi, e questa è stata la mia fortuna. Perché è solo ascoltando loro che si riesce a capire il tempo in cui si vive. E allora, io, ai giovani ho sempre detto: “Venite a lavorare con me, non piangetevi addosso».
«Se non fai qualcosa di buono, a che cosa serve la tua vita?” chiedo a tutti i giovani. E negli occhi di ognuno di loro leggo qualcosa di speciale, che mi fa dire da sempre che dei giovani bisogna imparare a fidarsi».
«Fare la Carità è il nostro lavoro. Siamo travolti dalle richieste perché al bussare abbiamo aperto la porta, ci siamo commossi e non siamo più riusciti a chiuderla perché non abbiamo messo orario per quando si può bussare»
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