Una serie di dialoghi tra quattro giovani pensatori che, nei luoghi quotidiani della vita, si confrontano sulle grandi domande dell’esistenza.
Vitaly Gariev
Io sono Alessio, ho 18 anni. Ho una mente logica e concreta: cerco ordine nelle cose e mi sento bene quando riesco a dare forma ai miei pensieri. Amo le idee chiare, anche se sto imparando che la vita parla anche attraverso ciò che non posso controllare.
Io sono Marta, ho 20 anni. Guardo il mondo con sensibilità e apertura. Le domande le vivo dall’interno, e ciò che mi tocca lo sento profondamente. Le emozioni non mi spaventano: spesso sono loro a indicarmi la strada verso ciò che è vero.
Io sono Luca, ho 23 anni. Sono diretto, a volte spigoloso, e tengo i piedi per terra. Vedo ciò che non funziona e non ho paura di dirlo. Dentro la mia durezza, però, abita un desiderio sincero di autenticità che continua a chiedermi onestà.
Io sono Sofonia, poco più che trentenne. Porto con me un silenzio che nasce da ferite attraversate e domande che non si lasciano zittire. Ho imparato ad ascoltare ciò che si muove sotto la superficie delle cose, dove luce e ombra si sfiorano. Parlo poco, perché so che alcune verità si rivelano solo a chi accetta il mistero.
Il centro commerciale era un susseguirsi di luci, voci, vetrine lucide. Ogni negozio esponeva oggetti studiati per catturare lo sguardo, come se volessero offrire, più che un prodotto, una promessa. I quattro camminavano tra la folla, un po’ in disparte, lasciando che l’ambiente stesso provocasse le loro domande.
Luca: È incredibile come questi posti ti facciano venire voglia di cose di cui non avevi bisogno cinque minuti prima. È come se qualcuno sapesse esattamente dove colpirti. E allora mi chiedo: il desiderio è davvero nostro, o ce lo mettono addosso gli altri?
Alessio: A volte mi faccio la stessa domanda. Quando vedo qualcosa che mi attira, non capisco subito se lo desidero perché ha un senso per me, o perché mi dà l’illusione di essere quello che vorrei essere. Non è facile distinguere ciò che nasce dentro da quello che nasce fuori.
Marta: Però non credo che tutto ciò che desideriamo sia falso o indotto. Ci sono desideri che vengono da molto lontano, da zone profonde della vita, da domande che ci abitano. Non sono desideri comodi, anzi: a volte fanno anche male.
Luca: Sì, quelli che ti smuovono davvero.
Alessio: Eppure anche i desideri profondi sono difficili da riconoscere. Io, almeno, mi confondo spesso. Mi sembra di essere attratto da mille cose insieme. Poi, quando mi fermo un attimo, non so più cosa è essenziale e cosa è superfluo.
Marta: Io credo che il desiderio dica qualcosa di noi, anche quando sbagliamo. È come se ci rivelasse la forma della vita che sogniamo, anche se quella forma è ancora tutta confusa.
Sofonia si fermò davanti alla vetrina di un negozio di elettronica, dove un grande schermo mostrava l’ennesima pubblicità di oggetti scintillanti. Rimase in silenzio un istante, poi parlò con voce calma.
Sofonia: Il desiderio è una forza. La sua natura dipende da ciò verso cui si orienta. Da una parte può diventare voracità, bisogno di riempire un vuoto che non ha fondo. Dall’altra può diventare una chiamata, quasi un richiamo che ci invita a diventare ciò che siamo. È sempre un movimento, ma non sempre porta nella stessa direzione.
Luca: E come facciamo a capire quando ci porta fuori strada?
Sofonia: Il desiderio che consuma lascia inquietudine e stanchezza. Quello autentico, anche quando è difficile, genera vita. Gli antichi dicevano che desideriamo ciò che ci manca, ma non nel senso di una mancanza che ferisce: una mancanza che chiama. Il desiderio vero non ci svuota: ci dilata.
Alessio: Allora il problema non è desiderare troppo.
Sofonia: Il problema è desiderare poco, o male. Quando desideriamo cose piccole, diventiamo piccoli. Quando desideriamo cose che ci tradiscono, ci spezziamo. Ma quando osiamo desiderare ciò che ci costruisce, ciò che ci rende più umani, allora diventiamo più grandi.
Marta: Però fa paura ascoltare i desideri profondi. A volte sono quelli che cambiano tutto.
Sofonia: Sì, perché il desiderio autentico non è mai innocuo. Chiede di lasciar cadere alcune maschere. Chiede di scegliere. E la domanda rimane aperta: quale desiderio, oggi, ci sta chiamando a diventare più veri?
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