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Carissimo Ministro dell’Istruzione,

Lettera aperta da parte di un prof.


Carissimo Ministro dell'Istruzione


viste le circostanze temporali, quest’anno anche lei inizia l’anno scolastico con gli studenti, i docenti, il personale e i genitori. È come un alunno al primo anno, un docente al primo incarico, una mamma e un papà il cui figlio affronta il primo esame. Ciascuno, secondo il proprio ruolo, è chiamato a rendere la scuola migliore e a far sì che sia il campo adatto in cui si semini con speranza per il futuro dei ragazzi e dell’Italia. Non c’è, però, futuro senza la cura del presente, senza considerare la realtà mentre si guarda all’ideale, senza tenere i piedi per terra quando si sogna in grande. Con questo voglio dire che, prima di riformare tutto e lanciare proclami, è bene andare in giro e guardarsi attorno, ascoltare e chiedere, studiare, e mettersi in cammino di nuovo. Non è una perdita di tempo, anzi significa concentrarsi sui veri bisogni e rendersi presente accanto a chi vive questi bisogni.

Non devo io insegnarle come svolgere il suo “ministero”, tuttavia mi auguro possa affrontarlo senza perdere il contatto con le persone vere, i loro desideri, i loro progetti di vita. Non abbiamo bisogno di un burocrate, poiché siamo già abbastanza sommersi dalle carte e dalle carte dematerializzate. Non abbiamo bisogno di un progettista, visto che i progetti sono già molti di più di quanto si riesca a realizzare. Non abbiamo bisogno che faccia promesse, basta che agisca. Non chiediamo neanche più soldi, se questi vengono erogati senza comprendere le vere necessità, e quindi sprecati. Ci dimostri di credere che la scuola, da Nord a Sud, è il contesto in cui un ragazzo comincia a diventare ciò che è chiamato ad essere. Ci dimostri che nessuno studente in situazione di svantaggio trovi un muro ed ostacoli nel sistema scolastico, anziché ponti e risorse per superarlo. Ci dimostri con scelte politiche adeguate che studiare non è solo un obbligo, ma un valore, un’occasione per tutti, una risorsa per lo Stato e contro ogni mafia.

Ci dimostri, investendo sì soldi pubblici, che avere cultura premia, aiuta a realizzarsi, migliore sé e la società. Ci dimostri con orientamenti chiari che non si può parlare di scuola senza usare sempre accanto il termine educazione ed il verbo educare. Ci dimostri con scelte effettive che nessuno deve aver timore o l’impossibilità di andare, di frequentare la scuola, perché migrante, diversamente abile, abitante in un quartiere difficile, privo di risorse economiche.


Autore: Marco Pappalardo

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