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CAPO XXIV

Partiva il nostro Domenico da Torino il primo marzo alle due pomeridiane in com¬≠pagnia di suo padre, e il suo viaggio fu buono: anzi pareva che la vettura, la va¬≠rietà de' paesi, la compagnia de' parenti gli avessero fatto del bene.


CAPO XXIV

da Spiritualità Salesiana

del 05 maggio 2009

Andamento di sua malattia - Ultima confessione, riceve il Viatico - Fatti edificanti.

Partiva il nostro Domenico da Torino il primo marzo alle due pomeridiane in com­pagnia di suo padre, e il suo viaggio fu buono: anzi pareva che la vettura, la va­rietà de’ paesi, la compagnia de’ parenti gli avessero fatto del bene. Onde giunto a casa, per quattro giorni non si pose a letto. Ma veduto che gli si diminuivano le forze e l’appetito, e che la tosse si mostrava ognor più forte, fu giudicato bene di mandarlo a farsi visitare dal medico. Questi trovò il male assai più grave che non appariva. Co­mandò che andasse a casa e si mettesse tosto a letto, e giudicando che fosse ma­lattia d’infiammazione fece uso dei salassi.

È proprio dell’età giovanile il provare grande apprensione pei salassi. Perciò il chirurgo nell’atto di cominciare l’operazione esortava Domenico a voltare altrove la fac­cia, aver pazienza e farsi coraggio. Egli si pose a ridere e disse: Che è mai una pic­cola puntura in confronto dei chiodi pian­tati nelle mani e nei piedi dell’innocentis­simo nostro Salvatore? Quindi con tutta pacatezza d’animo, faceziando e senza dar segno del minimo turbamento mirava il sangue ad uscire dalle vene in tutto il tempo dell’operazione. Fatti alcuni salassi, la ma-| p. 109 |-lattia sembrava volgere in meglio; così as­sicurava il medico, così credevano i pa­renti: ma Domenico giudicava altrimenti. Guidato dal pensiero che è meglio prevenire i Sacramenti, che perdere i Sacramenti, chia­mò suo padre: Papà! gli disse, è bene che facciamo un consulto col medico celeste. Io desidero di confessarmi e di ricevere la santa comunione.

I genitori che eziandio giudicavano la malattia in istato di miglioramento udi­rono con pena tale proposta, e solo per compiacerlo fu mandato a chiamare il Pre­vosto, che lo venisse a confessare. Venne questi prontamente per la confessione, po­scia sempre per compiacerlo gli portò il Santo Viatico. Ognuno può immaginarsi con quale divozione e raccoglimento siasi comunicato. Tutte le volte che si accostava ai santi Sacramenti sembrava sempre un san Luigi. Ora che egli giudicava essere veramente quella l’ultima comunione della sua vita, chi potrebbe esprimere il fervore, gli slanci di teneri affetti che da quell’in­nocente cuore uscirono verso l’amato suo Gesù?

Richiamò allora alla memoria le pro­messe fatte nella prima comunione. Disse più volte: si, si, o Gesù, o Maria, voi sa­rete ora e sempre gli amici dell’anima mia. Ripeto e lo dico mille volte: morire, ma non peccati. Terminato il ringraziamento, tutto tranquillo disse: Ora sono contento; è vero che debbo fare il lungo viaggio dell’eternità, ma con Gesù in mia compagnia ho nulla a temere. Oh! dite pur sempre, ditelo a tutti: chi ha Gesù per suo amico e compagno non      teme più alcun male, nemmeno la morte.

La sua pazienza fu esemplare in tutti gli incomodi sofferti nel corso della vita; ma in questa ultima malattia apparve un vero modello di santità.

Non voleva che alcuno lo aiutasse negli ordinari bisogni. Finché potrò, diceva egli, voglio diminuire il disturbo a’ miei cari genitori; essi hanno già tollerati tanti in­comodi e tante fatiche per me; potessi io almeno in qualche modo ricompensarli! Prendeva con indifferenza i rimedi anche i più disgustosi; si sottomise a dieci sa­lassi senza dimostrare il minimo risenti­mento.

Dopo quattro giorni di malattia, il me­dico si rallegrò coll’infermo, e disse ai parenti: Ringraziamo la divina Provvidenza, siamo a buon punto, il male è vinto, ab­biamo soltanto bisogno di fare una giudi­ziosa convalescenza. Godevano di tali parole i buoni genitori. Domenico però si pose a ridere e soggiunse: il mondo è vinto, ho soltanto bisogno di fare una giudiziosa com­parsa davanti a Dio. Partito il medico, senza lusingarsi di quanto eragli stato detto, chiese che gli fosse amministrato il Sacra­mento dell’Olio Santo. Anche quivi i pa­renti accondiscesero per compiacerlo, per­ciocché né essi, né il prevosto scorgevano in lui alcun pericolo prossimo di morte, anzi la serenità del sembiante e la giovia­lità delle parole il facevano realmente giu­dicare in istato di miglioramento. Ma egli o fosse mosso da sentimenti di devozione, oppure fosse così inspirato da voce divina che gli parlasse al cuore, fatto sta che con­tava i giorni e le ore di vita come si cal­colano colle operazioni dell’aritmetica, ed ogni momento era da lui impiegato a pre­pararsi a comparire dinanzi a Dio. Prima di ricevere l’Olio Santo fece questa preghiera: Oh Signore, perdonate i miei pec­cati, io vi amo, vi voglio amare in eterno! Questo Sacramento, che nella vostra infinita misericordia permettete che io riceva, scan­celli dall’anima mia tutti i peccati com­messi coll’udito, colla vista, colla bocca, colle mani e co’ piedi; sia il mio corpo e l’anima mia santificata dai meriti della vostra passione: così sia.

Egli rispondeva a ciascuna occorrenza con tale chiarezza di voce e giustezza di con­cetti, che noi l’avremmo detto in perfetto stato di salute.

Eravamo al 9 marzo, quarto di sua malattia, ultimo di sua vita. Gli erano già stati praticati dieci salassi con altri rimedi e le sue forze erano intieramente prostrate, perciò gli fu data la benedizione papale. Disse egli stesso il Confiteor, rispondeva a quanto diceva il sacerdote. Quando intese a darsi che con quell’atto religioso il Papa gli compartiva la benedizione apostolica col-| p. 112 |-l’indulgenza plenaria, provò la più grande consolazione. Deo gratias, andava dicendo, et semper Deo gratias. Quindi si volse al crocifisso e recitò questi versi che gli erano molto famigliari nel corso della vita:

Signor, la libertà tutta, vi dono,

Ecco le mie potenze, il corpo mio,

Tutto vi do, che tutto è vostro, o Dio,

E nel vostro voler io m'abbandono.

 

san Giovanni Bosco

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