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CAPO XXII

Lo sfinimento di forze in cui si trovava non era tale da tenerlo continuamente a letto; perciò talvolta andava a scuola, allo studio; oppure si occupava in affari dome¬≠stici. Fra le cose in cui si occupava con gran piacere era il servire i compagni in¬≠fermi qualora ve ne fossero stati nella casa.


CAPO XXII

da Spiritualità Salesiana

del 05 maggio 2009

Sua sollecitudine per gli ammalati – Lascia l’Oratorio - Sue parole in tale occasione.

Lo sfinimento di forze in cui si trovava non era tale da tenerlo continuamente a letto; perciò talvolta andava a scuola, allo studio; oppure si occupava in affari dome­stici. Fra le cose in cui si occupava con gran piacere era il servire i compagni in­fermi qualora ve ne fossero stati nella casa.

Io non ho alcun merito avanti a Dio, di­ceva, nell’assistere o visitare gl’infermi, perché lo fo con troppo gusto; anzi mi è un caro divertimento.

Mentre poi loro faceva de’ servizi tempo­rali, era accortissimo nel suggerire sempre qualche cosa di spirituale. Questa carcassa, diceva ad un compagno incomodato, non vuol durare in eterno, non è vero? Bisogna lasciare che si logori poco per volta, finché vada alla tomba; ma allora, caro mio, l’a­nima nostra sciolta dagli impacci del corpo volerà gloriosa al cielo e godrà una sanità ed una felicità interminabile.

Avvenne che un compagno rifiutavasi di bere una medicina, perché amara. Caro mio, dicevagli Domenico, noi dobbiamo prendere qualsiasi rimedio, perché così facendo ob­bediamo a Dio, che ha stabilito medici e medicine, perché sono necessari a riacquistare la perduta sanità: che se proviamo qualche ripugnanza pel gusto, avremo mag­gior merito per l’anima. Del resto credi che questa tua bevanda sia tanto amara ed aspra quanto era amaro il fiele misto con aceto di cui fu abbeverato l’innocentissimo Gesù sopra la croce? Queste parole dette colla maravigliosa sua schiettezza facevano sì che niuno osava più opporre difficoltà.

Sebbene la sanità del Savio fosse dive­nuta assai cagionevole, tuttavia l’andare a casa era cosa per lui la più disgustosa, per­ciocché gli rincresceva interrompere gli studi e le solite sue pratiche di pietà. Alcuni mesi prima io ve l’aveva già mandato, ed egli vi dimorò solo pochi giorni e tosto mel vidi ricomparire all’Oratorio. Io debbo dirlo; il rincrescimento era reciproco: io l’avrei tenuto in questa casa a qualunque costo, il mio affetto per lui era quello di un pa­dre verso di un figliuolo il più degno di affezione. Pure il consiglio de’ medici era tale, ed io voleva eseguirlo; tanto più che da alcuni giorni erasi in lui manifestata una ostinata tosse.

Se ne avverte adunque il padre, e si sta­bilisce la partenza pel primo di Marzo 1857. Si arrese Domenico a tale deliberazione, ma solo per farne un sacrificio a Dio. Per­ché, gli si domandò, vai a casa così di mal animo; mentre dovresti andarvi con gioia per godervi la compagnia de' tuoi amali genitori? Perché, rispose, desidero di ter­minare i miei giorni all’Oratorio.

- Andrai a casa, e, dopo che ti sarai alquanto ristabilito in salute, ritornerai.

- Oh ! questo poi no, no, io me ne vo e non ritornerò più.

La sera precedente alla partenza non po­teva levarmelo d’attorno; sempre aveva cose da dimandare. Fra le altre diceva: Qual è la cosa migliore che possa fare un am­malato per acquistar merito davanti a Dio?

- Offrire spesso a Dio quanto egli soffre.

- Quale altra cosa potrebbe ancor fare?

- Offrire la sua vita al Signore.

- Posso essere certo che i miei peccati mi siano stati perdonati?

- Ti assicuro a nome di Dio che i tuoi peccati ti sono stati tutti perdonati.

- Posso essere certo di essere salvo?

- Si, mediante la divina misericordia, la quale non ti manca, tu sei certo di sal­varti.

- Se il demonio venisse a tentarmi che cosa gli dovrei rispondere?

- Gli risponderai che hai venduto l’a­nima a Gesù Cristo, e che egli l’ha com­perata col prezzo del suo Sangue; se il de­monio ti facesse ancora altra difficoltà, gli chiederai qual cosa abbia egli fatto per l’a­nima tua. Al contrario Gesù Cristo ha sparso tutto il suo Sangue per liberarla dall’inferno e condurla seco lui al paradiso.

- Dal paradiso potrò vedere i miei com­pagni dell’Oratorio, ed i miei genitori?

- Si, dal paradiso vedrai tutte le vicende dell’Oratorio, vedrai i tuoi genitori, le cose che li riguardano, ed altre cose mille volte ancor più belle.

- Potrò venire a fare loro qualche vi­sita?

- Potrai venire, purché tal cosa torni a maggior gloria di Dio.

Queste e moltissime dimande andava fa­cendo, e sembrava una persona che avesse già un piede sulle porte del paradiso e che prima d’entrarvi volesse bene informarsi delle cose che entro vi erano.

 

san Giovanni Bosco

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