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CAPO XVII

Tutta la vita di Domenico si può dire es¬≠sere un esercizio di divozione verso Maria Santissima. Né lasciavasi sfuggire occasione alcuna a fine di tributarle qualche omaggio. L'anno 1854 il supremo Gerarca della Chiesa definiva dogma di fede l'immacolato concepimento di Maria.


CAPO XVII

da Spiritualità Salesiana

del 05 maggio 2009

La compagnia dell’Immacolata Concezione.

 

Tutta la vita di Domenico si può dire es­sere un esercizio di divozione verso Maria Santissima. Né lasciavasi sfuggire occasione alcuna a fine di tributarle qualche omaggio. L’anno 1854 il supremo Gerarca della Chiesa definiva dogma di fede l’immacolato concepimento di Maria. Il Savio desiderava ardentemente di rendere tra di noi vivo e durevole il pensiero di questo augusto ti­tolo dalla Chiesa dato alla Regina del cielo. Io desidererei, soleva dire, di fare qualche cosa in onore di Maria, ma di farlo presto, perché terno che mi manchi il tempo.

Guidato egli adunque, dalla solita indu­striosa sua carità, scelse alcuni de’ suoi fidi compagni e li invitò ad unirsi insieme con lui per formare una compagnia detta dell’Immacolata Concezione.

Lo scopo era di assicurarsi la protezione della gran Madre di Dio in vita e special­mente in punto di morte. Due mezzi pro­poneva il Savio a questo fine: esercitare e promuovere pratiche di pietà in onore di Maria Immacolata, e la frequente comu­nione. D’accordo co’ suoi amici compilò un regolamento e dopo molte sollecitudini nel giorno 8 di giugno 1856, nove mesi prima di sua morte, leggevalo con loro di­nanzi all'altare di Maria SS. Io lo trascrivo di buon grado, nel pensiero che possa ser­vire ad altri di norma a fare altrettanto. Eccone adunque il tenore.

«Noi Savio Domenico, ecc. (segue il nome di altri compagni) per assicurarci in vita ed in morte il patrocinio della Bea­tissima Vergine Immacolata e per dedicarci intieramente al suo santo servizio, nel giorno 8 del mese di giugno, muniti tutti dei SS. Sacramenti della confessione e co­munione, e risoluti di professar verso la Madre nostra una filiale e costante divo­zione, protestiamo davanti all'altare di Lei e col consenso del nostro spiritual Diret­tore, di voler imitare per quanto lo permet­teranno le nostre forze, Luigi Comollo ([1]). Onde ci obblighiamo:

1° Di osservare rigorosamente le regole della casa.

2° Di edificare i compagni ammonen­doli caritatevolmente ed eccitandoli al bene colle parole, ma molto più col buon e­sempio.

3° Di occupare esattamente il tempo. A fine poi dì assicurarci della perseveranza nel tenor di vita, cui intendiamo di obbli­garci, sottomettiamo il seguente regola­mento al nostro Direttore.

N. 1. A regola primaria adotteremo una, rigorosa obbedienza ai nostri superiori, cui ci sottomettiamo con una illimitata confi­denza.

N. 2. L’adempimento dei proprii doveri sarà nostra prima, e speciale occupazione.

N. 3. Carità reciproca unirà i nostri a­nimi, ci farà amare indistintamente i nostri fratelli, i quali con dolcezza ammoniremo, quando apparisce utile una correzione.

N. 4. Si sceglierà una mezz’ora nella settimana per convocarci, e dopo l’invoca­zione del S. Spirito, fatta breve lettura spi­rituale, si tratteranno i progressi della Com­pagnia nella divozione e nella virtù.

N. 5. Separatamente per altro ci ammo­niremo di quei difetti, di cui dobbiamo e­mendarci.

N. 6. Procureremo di evitare fra noi qua­lunque minimo dispiacere, sopportando con pazienza i compagni e le altre persone mo­leste.

N. 7. Non è fissata alcuna preghiera giacché il tempo, che rimane dopo com­piuto il dover nostro, sarà consacrato a quello scopo che parrà, più utile all' anima nostra.

N. 8. Ammettiamo tuttavia queste poche pratiche:

§ 1° La frequenza ai SS. Sacramenti, quanto più sovente ci verrà permesso.

§ 2° Ci accosteremo alla mensa Euca­ristica tutte le domeniche, le feste di pre­cetto, tutte le novene e solennità di Maria SS. e dei Ss. Protettori dell’Oratorio.

§ 3° Nella settimana procureremo di accostarvici al giovedì, eccetto che ne sia­mo distolti da qualche grave occupazione.

N. 9. Ogni giorno, specialmente nella recita del Rosario, raccomanderemo a Ma­ria la nostra società, pregandola di otte­nerci la grazia della perseveranza.

N. 10. Procureremo di consacrare ogni sabato in onor di Maria qualche pratica speciale od atto di cristiana pietà in onor dell’immacolato suo concepimento.

N. 11. Useremo quindi un contegno vie­maggiormente edificante nella preghiera, nelle divote letture, durante i divini uffizi, nello studio e nella scuola.

N. 12. Custodiremo colla massima gelosia la santa parola di Dio e ne rianderemo le verità ascoltate.

N. 13. Eviteremo qualunque perdita di tempo per assicurare l'animo nostro dalle tentazioni che sogliono fortemente assalirci nell’ozio; perciò:

N. 14. Dopo aver soddisfatto agli obbli­ghi che appartengono a ciascun di noi, con­sacreremo le ore rimaste libere in utili occupazioni, come in divote ed istruttive letture o nella preghiera.

N. 15. La ricreazione è voluta o almeno permessa dopo il cibo, dopo la scuola e dopo lo studio.

N. 16. Procureremo di manifestare ai no­stri superiori qualunque cosa possa giovare alla nostra morale condotta.

N. 17. Procureremo eziandio di fare gran risparmio di quei permessi, che ci vengono largiti dalla bontà dei nostri superiori, im­perciocché una delle nostre mire speciali è certamente un’esatta osservanza delle re­gole della casa, troppo spesso offese dall’abuso di codesti permessi.

N. 18. Accetteremo dai nostri superiori quello che verrà destinato a nostro ali­mento senza mai movere lamento intorno agli apprestamenti di tavola e distoglieremo anche gli altri dal farlo.

N. 19. Chi bramerà far parte di questa società, dovrà anzi tutto purgarsi la co­scienza col Sacramento della Confessione e cibarsi alla mensa Eucaristica, dar quindi saggio di sua condotta con una settimana di prova, leggere attentamente queste regole e prometterne esatta osservanza a Dio ed a Maria SS. Immacolata.

N. 20. Nel giorno di sua ammessione i fratelli si accosteranno alla santa Comunione pregando Sua Divina Maestà di accordare al compagno le virtù della perseveranza, dell’ubbidienza, il vero amor di Dio.

N. 21. La società è posta sotto gli auspizi dell’Immacolata Concezione, di cui avremo il titolo e porteremo una divota medaglia. Una sincera, figliale, illimitata fiducia in Maria, una tenerezza singolare verso di Lei, una divozione costante ci renderanno supe­riori ad ogni ostacolo, tenaci nelle risolu­zioni, rigidi verso di noi, amorevoli col nostro prossimo, ed esatti in tutto.

Consigliamo inoltre i fratelli a scrivere i SS. nomi di Gesù e di Maria prima nel cuore e nella mente, poi sui libri e sopra gli oggetti che ci possono cadere sott’occhio.

Il nostro Direttore è pregato di esami­nare queste regole e di manifestarci intorno ad esse il suo giudizio, assicurandolo che noi tutti intieramente dipendiamo dalla sua volontà. Egli potrà far subire a questo re­golamento quelle modificazioni, che gli par­ranno convenienti.

E Maria? Benedica essa i nostri sforzi, giacché 1' ispirazione di dar vita a questa pia società fu tutta sua. Ella arrida alle nostre speranze, esaudisca i nostri voti, e noi coperti dal suo manto, forti del suo pa­trocinio, sfideremo le procelle di questo mare infido, supereremo gli assalti del ne­mico infernale. In simil guisa da lei con­fortati speriamo di essere l'edificazione dei compagni, la consolazione dei superiori, diletti figliuoli di Lei. E se Dio ci concederà grazia e vita di poterlo servire nel sacerdotal Ministero, noi ci adopreremo con tutte le nostre forze, per farlo col massimo zelo, e diffidando delle nostre forze, illimitata­mente fidando del divino soccorso, potremo sperare che dopo questa valle di pianto, consolati dalla presenza di Maria, raggiun­geremo sicuri in quell’ultima ora quel gui­derdone eterno, che Iddio tien serbato a chi lo serve in ispirito e verità.

Il Direttore dell’Oratorio lesse di fatto il sopra esposto regolamento di vita, e dopo di averlo attentamente esaminato, lo ap­provò colle seguenti condizioni

1. Le mentovate promesse non hanno forza di voto.

2. Nemmeno obbligano sotto pena di colpa alcuna.

3. Nelle conferenze si stabilisca, qual­che opera di carità esterna, come la net­tezza della Chiesa, l'assistenza od il cate­chismo di qualche fanciullo più ignorante.

4. Si dividano i giorni della settimana in modo che in ciascun giorno vi siano al­cune comunioni.

5. Non si aggiunga alcuna pratica religiosa senza speciale permesso dei superiori.

6. Si proponga per iscopo fondamentale di promuovere la divozione verso Maria SS. Immacolata, e verso il SS. Sacramento.

7. Prima di accettare qualcheduno, gli si faccia leggere la vita di Luigi Comollo ([2]).

 

[1] Luigi Comollo nacque in Cinzano l’anno 1818 e moriva l'anno 1839 in concetto di singolar virtù nel Seminario di Chieri in età d’anni 22. La vita di que­sto modello della gioventù fu la seconda volta stampata nell’anno I delle Letture Cattoliche.

[2] Uno fra quelli che più efficacemente aiutarono Savio Domenico nell’istituire la Compagnia dell’Im­macolata Concezione e compilarne il regolamento fu Bongioanni Giuseppe. Questi, rimasto orfano di padre e di madre, era stato raccomandato da una zia al Di­rettore dell'Oratorio, che caritatevolmente lo accolse nel Novembre del 1854. Trovavasi allora. all’età di 17 anni, e a malincuore forzato dalle circostanze e­gli venne, ma ancora colla mente piena delle vanità del mondo e con varii pregiudizi in fatto di religione. Si vide però in lui chiaramente l’operazione della di­vina grazia, giacché in breve si affezionò grande­mente alla casa, alle regole e ai Superiori; rettificò insensibilmente le sue idee e diedesi con tutto ardore all’acquisto della virtù ed alla pratiche di pietà. Dotato com’era d’ingegno molto perspicace e di grande facilità ad imparare venne applicato allo studio. Con mirabile rapidità compié gli studi classici, facendovi eccellente riuscita. Fornito di fervida immaginazione spiegò una grande abilità nel poetare sia nell’italiana favella, sia in dialetto; e mentre nelle famigliari conversazioni serviva di diletto agli amici coll’improvvisare su argomenti scher­zevoli, scriveva al tavolino bellissime poesie di cui molte furon pubblicate, come quella ad onore di Maria Ausiliatrice che comincia: Salve, Salve, pietosa Regina ecc. che trovasi nel Giovane provveduto.

Avviatosi alla carriera ecclesiastica sempre si se­gnalò durante il chericato per la sua pietà e fedele osservanza delle regole e zelo pel bene de’ suoi com­pagni. Fatto sacerdote nel 1863, non è a dire con qual ardore siasi dato all’esercizio del sacro ministero. Sebbene poco fosse favorito nella voce, riusciva tut­tavia di tanto gradimento nella predicazione per la bellezza della materia e per l’unzione nell’ esposizione, che era ascoltato molto volentieri e ne ripor­tava copiosi frutti.

Dopo aver aiutato Savio Domenico, con cui era u­nito in santa amicizia, ad istituire la Compagnia del­l’Immacolata, essendo allora solamente cherico, fondò col permesso del Superiore un’altra compagnia ad onore del SS. Sacramento che aveva per iscopo di promuo­verne il culto fra la gioventù e di addestrare gli allievi più noti in virtù al servizio delle sacre funzioni, for­mando così un piccolo clero ad accrescerne la maestà e la grazia. Tale compagnia continuò a coltivare con maggior attività e con ottimi risultati quando fu sacerdote. E ben si può dire che se la Congrega­zione di S. Francesco di Sales poté già dare alla Chiesa un bel numero di ministri degli altari, in gran parte si deve alle sante premure del Sac. Bongiovanni intorno al Piccolo Clero.

Nel 1868 avvicinandosi l’epoca della consacrazione della Chiesa eretta in Valdocco ad onore di Maria Ausiliatrice, D. Bongiovanni s’adoperò con tutto l’im­pegno per disporre le cose necessarie a tale fun­zione e specialmente nel preparare il Piccolo Clero a fare con edificazione la parte sua nel giorno della festa e nell’ottava successiva, che dovevasi pur solennizzare in modo straordinario. Trasportato da ardente amore verso Maria SS. nulla risparmiò di sol­lecitudini, di fatiche e sudori, particolarmente nella vigilia che fu agli 8 di Giugno di tale anno. La Ver­gine Ausiliatrice aggradendo la sua fervorosa divo­zione ed ossequio, gliene ottenne ben presto il pre­mio. Prima però lo volle assoggettare ad una prova che sopportata con rassegnazione riuscì certamente al buon sacerdote di gran merito. Egli che tanto erasi adoperato per la buona riuscita delle feste, ai 9 Giugno, giorno della consacrazione trovossi infermo, in modo da non poter alzarsi dal letto. Pei giorni se­guenti la malattia continuava. Esso desideroso di po­ter almeno una volta celebrare i divini misteri nella nuova chiesa, supplicò la SS. Vergine con calde istanze ad ottenergliene la grazia. Fu esaudito. Nella dome­nica fra l’ottava seutissi tale miglioramento ed aumento di forze, che poté colla debita preparazione ac­costarsi all’altare e celebrare la santa Messa con im­mensa consolazione dal suo cuore. Dopo la messa disse a qualcuno de’ suoi amici che era tanto con­tento che ben poteva intonare il Nunc dimittis. E così fu: giacché sentendosi venir meno le forze ri­tornò a letto, né più si rialzò. Al mercoledì succes­sivo, essendo finita l’ottava, si fece un servizio fune­bre pei benefattori defunti; e nel pomeriggio, compiuta ogni funzione e solennità, i giovani allievi de’ vari collegi che eran venuti a prendere parte alla festa, partirono per la loro destinazione.

Un’ora dopo il Sac. Bongioanni Giuseppe munito dei conforti della religione, assistito dall’amato suo Direttore, circondato da una corona de’ suoi più cari amici e confratelli rese la sua bell’anima al Signore, andando, come fermamente si spera, a vedere come si festeggia in Cielo Colei, che formava l'oggetto della sua più tenera divozione.

san Giovanni Bosco

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