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CAPO VIII

Egli è proprio dell'età volubile della gioventù di cangiar sovente proposito intorno a quello che si vuole; perciò non di rado avviane che oggi si delibera una cosa, dimani un'altra; oggi una virtù praticata in grado eminente, domani l'opposto; e qui se non avvi chi vegli attento, spesso va a terminare con mal esito un'educazione che forse poteva riuscire delle più fortunate. Del nostro Domenico non fu così.


CAPO VIII

da Spiritualità Salesiana

del 05 maggio 2009

Viene all’Oratorio di S. Francesco di Sales. – Suo primo tenore di vita.

Egli è proprio dell’età volubile della gioventù di cangiar sovente proposito intorno a quello che si vuole; perciò non di rado avviane che oggi si delibera una cosa, dimani un’altra; oggi una virtù praticata in grado eminente, domani l’opposto; e qui se non avvi chi vegli attento, spesso va a terminare con mal esito un’educazione che forse poteva riuscire delle più fortunate. Del nostro Domenico non fu così. Tutte quelle virtù, che noi abbiamo veduto a nascere e crescere ne’ vari stadi di sua vita, crebbero ognora maravigliosamente e crebbero insieme senza che una fosse di nocumento all’altra.

Venuto nella casa dell’Oratorio, si recò in mia camera per darsi, come egli diceva, intieramente nelle mani de’ suoi superiori. Il suo sguardo si portò subito su di un cartello, sopra cui a grossi caratteri sono scritte le seguenti parole che soleva ripetere s. Francesco di Sales: Da mihi animas, coetera tolle. Fecesi a leggerle attentamente, ed io desiderava che ne capisse il significato. Perciò l’invitai, anzi l’aiutai a tradurle e cavar questo senso: O Signore, datemi anime, e prendetevi tutte le altre cose. Egli pensò un momento e poi soggiunse: ho capito; qui non avvi negozio di danaro, ma negozio di anime, ho capito; spero che 1’anima mia farà anche parte di questo commercio.

Il suo tenor di vita per qualche tempo fu tutto ordinario; né altro in esso ammiravasi che un’esatta osservanza delle regole della casa. Si applicò con impegno allo studio. At­tendeva con ardore a tutti i suoi doveri. A­scoltava con delizia le prediche. Aveva radi­cato nel cuore che la parola di Dio è la guida dell'uomo per la strada del cielo; quindi ogni massima udita in una predica era per lui un ricordo invariabile che più non dimenticava.

Ogni discorso morale, ogni catechismo, ogni predica quantunque prolungata era sem­pre per lui una delizia. Udendo qualche cosa che non avesse ben inteso, tosto facevasi a dimandarne la spiegazione. Di qui ebbe co­minciamento quell’esemplare tenore di vita, quel continuo progredire di virtù in virtù, quella esattezza nell'adempimento de’ suoi doveri, oltre cui difficilmente si può andare.

Per essere ammaestrato intorno alle re­gole e disciplina della casa, egli con bel garbo procurava di avvicinarsi a qualcheduno dei suoi superiori; lo interrogava, gli dimandava lumi e consigli, supplicando di volerlo con bontà avvisare ogni volta lo vedessero tra­sgredire i suoi doveri. - Né era meno com­mendevole il contegno che egli serbava coi suoi compagni. Vedeva egli taluno dissipato, negligente ne’ proprii doveri, o trascurato nella pietà? Domenico lo fuggiva. - Eravi un compagno esemplare, studioso, diligente lodato dal maestro ? Costui diveniva tosto a­mico e famigliare di Domenico. Avvicinandosi la festa dell’Immacolata Concezione di Maria, il Direttore diceva tutte le sere qualche parola d' incoraggiamento ai giovani della casa, affinché ciascuno si desse sollecitudine a celebrarla in modo degno della gran madre di Dio, ma insistette special­mente a voler chiedere a questa celeste pro­tettrice quelle grazie di cui ciascuno avesse conosciuto maggiore bisogno.

Correva l’anno 1854 in cui i cristiani di tutto il mondo erano in una specie di spi­rituale agitazione perché trattavasi a Roma della definizione dogmatica dell’Immacolato Concepimento di Maria. Anche tra di noi si faceva quanto la nostra condizione com­portava per celebrare quella solennità con de­coro e con frutto spirituale de’ nostri gio­vani.

Il Savio era uno di quelli che sentivansi ardere dal desiderio di celebrarla santamente. Scrisse egli nove fioretti, ovvero nove atti di virtù da praticarsi, estraendone a sorte uno per giorno. Si preparò e fece con piacere dell’animo suo la confessione generale, e si accostò ai santi Sacramenti col massimo rac­coglimento.

La sera di quel giorno, 8 dicembre, com­piute le sacre funzioni di chiesa, col con­siglio del Confessore, Domenico andò avanti l'altare di Maria, rinnovò le promesse fatte nella prima comunione, di poi disse più e più volte queste precise parole: Maria, vi dono il mio cuore; fate che sia sempre vostro. Gesù e Maria, siate voi sempre gli amici miei! ma per pietà, fatemi morir piuttosto che mi accada la disgrazia di commettere un solo peccato.

Presa così Maria per sostegno della sua divozione, la morale di lui condotta ap­parve così edificante e congiunta a tali atti di virtù, che ho cominciato fin d’allora a notarli per non dimenticarmene.

Giunto a questo punto a descrivere le a­zioni del giovane Savio, io mi veggo da­vanti un complesso di fatti e di virtù che meritano speciale attenzione e in chi scrive ed in chi legge. Onde per maggior chiarezza giudico bene di esporre le cose non secondo l’ordine dei tempi, ma secondo l’analogia dei fatti che hanno tra di loro special re­lazione od hanno rapporto colla medesima materia. Dividerò pertanto le cose in altret­tanti capitoli, cominciando dallo studio del latino, che fu motivo principale per cui venne e fu accolto in questa casa di Valdocco.

 

san Giovanni Bosco

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