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CAPO IV

Compiute le prime scuole, Domenico a¬≠vrebbe già dovuto molto prima essere in¬≠viato altrove per proseguire i suoi studi, il che non poteva fare in una cappellania di campagna. Ciò desiderava Domenico, ciò eziandio stava molto a cuore a' genitori di lui. Ma come effettuarlo mancando affatto i mezzi pecuniari?


CAPO IV

da Spiritualità Salesiana

del 05 maggio 2009

Scuola di Castelnuovo d’Asti. - Episodio edificante. - Savia risposta ad un cattivo consiglio.

 

Compiute le prime scuole, Domenico a­vrebbe già dovuto molto prima essere in­viato altrove per proseguire i suoi studi, il che non poteva fare in una cappellania di campagna. Ciò desiderava Domenico, ciò eziandio stava molto a cuore a’ genitori di lui. Ma come effettuarlo mancando affatto i mezzi pecuniari? Iddio, padrone supremo di tutte le cose, provvederà i mezzi neces­sari affinché questo fanciullo possa cammi­nare per quella carriera a cui lo chiama.

Se io fossi un uccello, diceva talvolta Do­menico, vorrei volare mattina e sera a Ca­stelnuovo e così continuare le mie scuole.

Il suo vivo desiderio di studiare gli fece superare ogni difficoltà e risolse di recarsi alla scuola municipale del paese, sebbene vi fosse la distanza di quasi due miglia. Ed ecco un fanciullo appena di dieci anni in­traprendere un cammino di sei miglia al dì tra andata e ritorno dalla scuola. Talvolta vi è un vento molesto, un sole che cuoce, un fango, una pioggia che opprimono. Non importa, si tollerano tutti i disagi e si su­perano tutte le difficoltà; egli vi trova l’ub­bidienza a’ suoi genitori, un mezzo per im­parare la scienza della salute, e questo basta per fargli tollerare con piacere ogni inco­modo. Una persona alquanto attempata ve­dendo un giorno Domenico solo andare a scuola alle due pomeridiane mentre sferzava un cocente sole, quasi per sollevarlo gli si avvicino e gli tenne questo discorso:

- Caro mio, non hai timore a cammi­nare tutto solo per queste strade?

- Io non sono solo, ho l’angelo custode che mi accompagna in tutti i passi.

- Almeno ti sarà penosa la strada per questo caldo, dovendola fare quattro volte al giorno!

- Niente è penoso, niente è fatica quando si lavora per un padrone che paga molto bene.

- Chi è questo padrone?

- È Dio creatore che paga un bicchiere d’acqua dato per amor suo.

Quella medesima persona raccontò questo episodio ad alcuni suoi amici, e finiva sempre il suo discorso dicendo: un giovinetto di così tenera età, che già nutrisce tali pensieri, farà certamente parlare di sé in quella car­riera che sarà per intraprendere.

Nell’andare e venire da scuola egli corse un grave pericolo per l’anima a motivo di alcuni compagni.

Sogliono molti giovanetti nei caldi estivi andarsi a bagnare ora nei fossi, ora nei ru­scelli, ora negli stagni e simili. Il trovarsi più fanciulli insieme, svestiti e talvolta in luoghi pubblici a bagnarsi, riesce cosa pe­ricolosa pel corpo, a segno che noi dob­biamo purtroppo spesse volte lamentare an­negamenti di ragazzi e di altre persone, che terminano la loro vita affogati nell’acqua; ma il pericolo è assai maggiore per l’anima. Quanti giovanetti deplorano la perdita della loro innocenza ripetendone la cagione dal­l’essere andati a bagnarsi con que’ com­pagni in que’ luoghi malaugurati!

Parecchi condiscepoli del Savio avevano l’abitudine di andarvi. Non paghi di an­darvi eglino stessi, volevano condurre seco loro anch' esso, ed erano riusciti a sedurlo una volta. Ma essendo stato avvertito che tal cosa era male, si mostrò profondamente ad­dolorato; né fu mai possibile indurvelo di nuovo, anzi deplorò e pianse più volte il pe­ricolo in cui si era messo riguardo all’a­nima e riguardo al corpo. Tuttavia due com­pagni dei più disinvolti e ciarlieri gli diedero un nuovo assalto parlando così­:

- Domenico, vuoi venire con noi a fare una partita?

- Che partita?

- Una partita a nuotare.

- Oh no! io non ci vado, non sono pratico, temo di morire nell’acqua.

- Vieni, fa molto piacere. Quelli che vanno a nuotare non sentono più il caldo, hanno molto buon appetito, ed acquistano molta sanità.

- Ma io temo di morire nell’acqua.

Oibò, non temere, noi t’insegneremo quanto è necessario; comincierai a vedere come facciamo noi, e poi farai tu altrettanto. Tu ci vedrai a camminare nell’acqua come pesci, e faremo salti da gigante.

- Ma non è peccato l’andare in quei luoghi dove sono tanti pericoli?

- Niente affatto; anzi ci vanno tutti.

- L’andarvi tutti non dimostra che non  sia peccato.

- Se non vuoi tuffarti nell’acqua, comincerai a vedere gli altri.

- Basta; io sono imbrogliato, e non so che dire.

- Vieni, vieni: sta sulla nostra parola; non c’è male, e noi ti libereremo da ogni pericolo.

- Prima di fare quanto mi dite voglio dimandare licenza a mia madre: se ella mi dice di sì; ci andrò; altrimenti non ci vado.

- Sta zitto, minchione; guardati bene dal dirlo a tua madre; essa non ti lascerà certamente venire, anzi lo dirà ai nostri genitori e ci faranno passare il caldo con buoni colpi di bacchetta.

- Oh! se mia madre non mi lascia andare, è segno che è cosa malfatta; perciò non ci vado; se poi volete che vi parli schiettamente, vi dirò che fui ingannato e vi andai una volta sola, ma non ci andrò mai più per l’avvenire; perché in tali luoghi avvi sempre pericolo o di morire nell’acqua, o di offendere altrimenti il Signore. Né statemi più a parlare di nuoto; se tal cosa dispiace ai vostri genitori, voi non dovreste più farla; perché il Signore castiga quei figliuoli che fanno cose contrarie ai voleri del padre e della madre.

Così il nostro Domenico, dando una savia risposta a quei cattivi consiglieri, evitava un grave pericolo, in cui se si fosse precipitato, avrebbe forse perduto l’inestimabile tesoro dell’innocenza a cui tengono dietro mille triste conseguenze.

 

san Giovanni Bosco

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