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Buongiorno, oggi volevo parlarvi del VAFFA DAY...

Grillo fa il suo mestiere, fa il comico e la gente è disposta a pagare per andarlo ad ascoltare; compra il suo libro e i suoi dvd; ha uno dei blog più visitati di internet e la gente scrive, si sfoga, ringrazia, qualche volta vomita sentenze. Perché?


Buongiorno, oggi volevo parlarvi del VAFFA DAY...

da Attualità

del 27 settembre 2007

Grillo fa il suo mestiere, fa il comico e la gente è disposta a pagare per andarlo ad ascoltare; compra il suo libro e i suoi dvd; ha uno dei blog più visitati di internet e la gente scrive, si sfoga, ringrazia, qualche volta vomita sentenze. Perché?

Perché Grillo interpreta il malcontento generale, perché ha il potere di mettere il fuoco al culo di chi sta seduto sulle poltrone del palazzo e la gente gode di questo!

Così tutti a fare i conti con il grillismo: chi gli tira la giacchetta, chi lo bacchetta ma nessuno può ignorarlo; a partire dal capo del governo.

Pochi però sembrano capire cosa ci sia dietro al malcontento su cui cavalca Grillo. Politici e giornalisti sembrano parlarsi addosso si chiedono se il fenomeno Grillo finirà per autoestinzione -come il fenomeno dei girotondi- o se si sia già trasformato in un partito, ma nessuno si chiede perché il grillismo sia attecchito.

Diciamolo, i privilegi dei politici, pochi o tanti, ci sono da sempre, ma quello che li fa stridere oggi è che messi a confronto con l’immobilismo della classe politica e con le difficoltà crescenti di chi deve tirare il carro, ci si sente presi in giro, impotenti davanti a questo.

Se i politici lavorassero e facessero bene il loro lavoro, forse gli si perdonerebbero anche i privilegi.

Ecco allora che Grillo è la voce di chi da solo non sa farsi sentire, di chi ha bisogno di un capo popolo, di uno che sventoli la bandiera e dica: “All’Arrembaggio!”

E il palazzo? Il palazzo discute se il vaffa day sia giusto o sbagliato, se i toni siano o no quelli giusti, dimostrando ancora una volta il profilo basso, di chi non riesce ad alzare la testa dai piccoli interessi di categoria.

La gente è stufa di essere trattata da suddito, la gente che vota e lavora è stanca di essere trattata da elettore, da numero su una percentuale, da chi promette risposte alle domande a seconda della forza elettorale di chi le fa.

Così questa gente segue Grillo, riempie le piazze, firma i suoi appelli, perché lui dice delle cose che la gente vuole sentirsi dire; ripete -con più mestiere- le cose che si dicono nei bar, a cena tra amici; traduce il disgusto della gente per questa politica.

Lui e i suoi amici, da Gino Strada a Sabrina Guzzanti, cavalcano il malcontento, giocano a fare vedere il Re nudo; e questo potrebbe avere la sua utilità se il Re coprisse le sue nudità e incominciasse a farsi domande, quelle ormai perdute: Cos’è la politica?ad esempio. Perché faccio politica? Qual è il bene comune?

Grillo invita tutti a creare liste civiche fatte da gente che non è mai stata iscritta a partiti politici e non ha mai avuto guai con la giustizia. Lui porrà il suo bollino D.O.C..

Sembra una provocazione più che una discesa in campo, ma è una provocazione che qualche preoccupazione sembra averla creata.

Tranquilli, ancora una volta non avete capito nulla! La politica, anche quella locale, non è un gioco, non si inventa, passare dalla sedia del bar a quella del consiglio comunale non è facile. Passare dalla protesta alla proposta non è cosa da comici. La politica aldilà di ciò cha si può pensare è una cosa seria, non basta essere contro, bisogna saper “essere per”, bisogna ripartire da una politica che sappia perché.

La corruzione, gli sprechi, le tasse ingiuste per far fronte a ingiusti meccanismi sono frutto di una politica che ha perso di vista il bene comune, una politica che è troppo affaccendata a non scontentare chi conta, una politica che è frutto di anni ed anni di diseducazione del popolo, di singolarismo, non ha più valore il bene della società ma la libertà del singolo di veder soddisfatto ogni suo desiderio.

Per arrivare ad una politica della casta siamo partiti da lontano quando abbiamo iniziato a perdere memoria del fatto che la politica non è un mestiere ma una missione.

Ci sono molti che nella politica fanno solo una piccola escursione, come dilettanti, e tanti che la considerano, e tale è per loro, come un accessorio di secondarissima importanza.

“Ma per me, fin da ragazzo, era la mia carriera, la mia missione” scriveva De Gasperi.

 

Ma sono passati molti anni e troppi hanno dimenticato la lezione, troppi hanno visto nella politica la possibilità di dire “Io sono” ed è allora che è iniziato il declino.

Nerella Bugio (testo trascritto da audio e non riletto dall'autore )

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