Basta solo lasciarsi toccare

Il Vangelo commentato dai giovani e dai salesiani. Prenditi un tempo di meditazione sulla Parola di Dio.

Jonathan Borba Jonathan Borba

IV Domenica di Quaresima

Dal Vangelo secondo Giovanni 
Gv 9,1-41

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: Va' a Sìloe e làvati!. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov'è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c'era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».

Commento

Dopo aver incontrato la samaritana al pozzo (domenica scorsa), oggi Gesù, con i suoi discepoli, camminando per le vie di Gerusalemme, si imbatte in un cieco. Un cieco mendicante. Non il primo e non l’ultimo, ma sarà colui che passerà alla storia come il cieco nato. Colui che si è fatto trovare, a sua insaputa, nel posto giusto e al momento giusto per beneficiare del potere taumaturgico di Gesù e, aprendosi alla fede messianica, anche della luce della fede. Che dono!
Entriamo nella vicenda. La domanda d’apertura dei discepoli ci rivela la logica retributiva del tempo: ogni accidente o malattia che colpisce un essere umano è conseguenza del peccato. Poco importa se è una responsabilità proprio o della famiglia, peccato è e rimane. Così dice la Legge. Così insegnano le Scritture: “Io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei loro figli fino alla terza e quarta generazione” (Es 20,5). 
Tuttavia Gesù, da buon maestro qual è, sfrutta quell’occasione per convertire il cuore dei discepoli e svela qualcosa di sé. Quella logica retributiva non vale più per il regno di Dio che è venuto a portare. È una mentalità che va rovesciata. Quello che Gesù rivela al mondo è un Dio capovolto rispetto a quello dei Giudei. Non c’è continuità tra peccato e infermità. La colpa non è del cieco e nemmeno dei genitori. La cecità non è espressione del castigo divino. Anzi… come si vedrà alla fine del brano, sarà il luogo dell’intervento liberatore di Dio. Gesù ridonando la vista al cieco compie un gesto di liberazione. Lui è la luce che illumina le tenebre ed è più forte addirittura delle cecità
 
Veniamo allora al miracolo vero e proprio. Gesù sputa per terra, fa del fango, glielo spalma sugli occhi invitandolo a recarsi alla piscina di Siloe per lavarsi; una volta lavato, sulla strada del ritorno viene risanato. Colui che era cieco dalla nascita ora ci vede. Ci vede perché si è lasciato toccare gli occhi - la sua infermità - da quell’uomo detto Gesù (v.11). 
Subito la situazione diventa incandescente, i presenti non si capacitano di cosa sia successo. C’è chi dice una cosa e chi ne dice un’altra. Ci vuole qualcuno che porti chiarezza. La testimonianza di colui che era cieco non basta, c’è bisogno di una parola autorevole. C’è bisogno dei farisei, loro sì che sapranno dipanare la matassa. Ha inizio l’interrogatorio. Il miracolato non fa nient’altro se non raccontare come sono andate le cose, creando una spaccatura: alcuni dei farisei sostengono che il guaritore non viene da Dio, perché non ha osservato il sabato; altri replicano che un peccatore non può operare tali prodigi. Risultato? Non si è arrivati ad un accordo. 
Allora si rivolgono ancora al cieco per sentire il suo parere: è un profeta. Ma niente. I farisei non mollano. Si rifiutano di credere che Gesù sia un inviato di Dio e cercano conferme dai genitori che, intimoriti dalle pressioni, rifiutano di compromettersi. I farisei tornano all’attacco, lo re-interrogano. Hanno già decretato l’identità di Gesù: ha violato il sabato?! Quindi è un peccatore. 
Ora però non si accontentano più di aver trovato un accordo tra di loro ma vogliono che anche il cieco si ravveda e sconfessi. Peccato che il cieco non gliela da vinta. Lui è stato risanato. Non può tacere la gioia di quello che ha vissuto. Ormai non li teme più e rincara la dose: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla» (vv.30-33). Non c’è niente da fare, sono incapaci di riconoscere la realtà dei fatti perché arroccati esclusivamente sulla tradizione. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. O meglio… Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere
La vicenda però non è ancora giunta al termine. Gesù ricompare sulla scena, prende l’iniziativa e va a cercare il poveretto per aiutarlo ad interpretare quanto appena ricevuto. Quel giorno colui che era cieco dalla nascita non aveva ricevuto solo la vista fisica ma l’illuminazione della fede. Ora i suoi occhi, non solo potevano vedere il mondo, ma erano capaci di riconoscere l’uomo davanti a lui come il Figlio dell’uomo, colui che è degno di prostrazione e di essere chiamato Signore. 
 
Ci è chiaro allora che i veri ciechi sono i farisei e non il cieco nato. I farisei non possono essere toccati da Gesù: egli non può raggiungerli né fare qualcosa per loro, perché non si mettono in discussione. Gli viene più facile giudicare. Attribuiscono il peccato a tutti: il cieco è colpevole perché è nato cieco e Gesù è peccatore perché guarisce di sabato. Gli unici giusti sono loro. Peccato che Gesù non sia alla ricerca di quelli che vedono. Lui cerca i ciechi, i peccatori, quelli che hanno la possibilità di entrare nel regno senza imbrogliare. Chi conosce il proprio peccato e lo confessa può essere toccato, guarito e rialzato, ma chi maschera il proprio peccato e non vuole essere toccato da quel fango risanante dimentica che non sfuggirà al giudizio: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi» (v.39). 
Quindi il vero peccato non è essere cieco, bensì la pretesa di vedere. Il vero peccato è credersi giusto, mentre la vera illuminazione è sapere di essere ciechi e accogliere la luce. Non c’è guarigione senza umiltà. Non c’è salvezza senza obbedienza.
 
Solo quella terra, amalgamata allo sputo di Gesù, può curare la cecità del cuore. Sei disposto a lasciarti toccare?

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