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Banlieue: gli incendiari che odiano se stessi

Nell'esplosione di violenza delle banlieues molti analisti hanno letto il fallimento del modello d'integrazione francese. Per il filosofo André Glucksmann, invece, l'ira dei giovani delle periferie è l'indice di un'integrazione perfettamente compiuta: gli incendiari sono integrati, ma in un Paese violento, attraversato da venti d'odio e dominato dalla logica dei rapporti di forza.


Banlieue: gli incendiari che odiano se stessi

da Quaderni Cannibali

del 14 novembre 2005

Quali novità sotto il cielo delle banlieue? I numeri destano preoccupazione ma aiutano a capire. L'anno scorso 28 mila automobili erano state incendiate nell'indifferenza generale. In queste ultime quindici notti sono stati registrati seimila casi. Si tratta di un semplice aumento dei falò del sabato sera? No. Bruciare veicoli vuoti o fermare autobus pieni, darli alle fiamme, vuotare ai piedi dei passeggeri bidoni di benzina e accendere un fiammifero, è diverso.

 

Bisogna essere filosofi per rintracciare una differenza tra la violenza contro le cose e il terrore contro le persone? Si è varcata una soglia. È l’ora del nichilismo.

 

È tempo di considerare seriamente la logica di distruzione ed autodistruzione che arroventa le periferie di Francia. La fiammata nichilista non risparmia gli incendiari. Fatto che, lungi dal rassicurare, dovrebbe accrescere l’apprensione sulla follia che li possiede. È nei loro stessi quartieri che costoro attaccano le auto di vicini o parenti. Demoliscono parchi-giochi e scuole frequentate da fratelli e sorelle. Inceneriscono i luoghi di ritrovo, incendiano le palestre, le rare fabbriche, i centri commerciali. Fanno tabula rasa di tutto ciò che consentirebbe loro di migliorare le proprie condizioni di vita, svagarsi, intessere relazioni o trovare lavoro. Crediamo che non si rendano conto di agire contro se stessi? Per quale motivo si accaniscono a trasformare in inferno vite già complicate? Se non sono bombe umane, giacché hanno a cuore la propria incolumità fisica e si espongono il meno possibile, sono pur sempre suicidi sociali ed esistenziali che costruiscono per sé un avvenire di ceneri e macerie. «No future».

 

Odio di sé, odio degli altri, odio del mondo procedono di pari passo. Si chiama logica dell’odio. «Brucio dunque sono».Ogni movimento di contestazione violenta è ostaggio di tentazioni terroriste. Queste trionfano quando l’odio prende il sopravvento, quando si inizia a definire la propria «forza» a partire dalla capacità di nuocere e da quella soltanto. Nelle fiamme che divorano i luoghi dove sono nati, gli incendiari contemplano la propria potenza e celebrano il compimento della propria virilità.

 

Come definire gli aggressori? Un bambino di dieci anni lava l’auto di famiglia per far piacere a suo padre, è la festa del papà. Il bambino capita sotto il fuoco incrociato di un regolamento di conti tra bande rivali e si prende un proiettile vagante. Giunto sul luogo del delitto, ilministro dell’Interno Nicolas Sarkozy propone di ripulire la città «a fondo». Ad Argenteuil lo stesso ministro usa il termine «racaille», feccia. L’opposizione insorge, è normale. I mezzi di informazione seguono, ed è il meno. Sorvoliamo sugli intrighi da basso impero. Soffermiamoci piuttosto sul nodo semantico. È lecito ricorrere al termine «racaille» e ad altre definizioni non meno dispregiative? Certi che biasimano la «feccia» non si esimono dallo scrivere qualche riga più avanti: «barbari», «selvaggi» o «canaglie». Altri, come il primo ministro, rifiutano i termini «discriminanti», si rifugiano nei sinonimi e parlano di «delinquenti». La stampa si attiene al principio della neutralità: «giovani» hanno incendiato un bus, «giovani» hanno attaccato la polizia, l’ira dei «giovani».

 

Come si spiega questa propensione a cercare eufemismi per indicare atti delittuosi? Non sarà paura di riconoscere in chi li compie un po’ di noi stessi? I commentatori di destra come di sinistra, i ministri, la stampa estera diagnosticano uno scacco all’integrazione. E se fosse esattamente il contrario? Gli immigrati di prima generazione non appiccavano il fuoco alle loro baraccopoli, ben più misere delle attuali «zone sensibili». I loro figli sono francesi e si comportano da francesi. L’incendio delle nostre banlieues è indice di un’integrazione compiuta: come e in cosa ci si integra? Tutto dipende da questo.

 

Quando gli esperti parlano di «scacco» al modello francese o americano, misurano una realtà feroce con il metro di un’integrazione ideale che non trova realizzazione in alcun luogo. Ci si immagina che si tratti di assorbire elementi esterni e stranieri fondendoli in una comunità nazionale armoniosa e pacificata. Non è mai stato così. Gli immigrati polacchi, italiani, spagnoli, armeni, ebrei si sono integrati a prezzo di drammi e dolori. Non dovevano inserirsi in contesti consensuali e paradisiaci ma in città profondamente, mortalmente lacerate. Si sono rivelati francesi schierandosi. In Francia come negli Stati Uniti l’integrazione è un processo di contestazione e conflitto. Se nessuno mette in dubbio la «francesità» dei contadini che non hanno esitato a far valere i propri interessi con mezzi violenti, dei sindacalisti che hanno minacciato di far saltare in aria i propri stabilimenti, degli impiegati di un’impresa chimica che hanno minacciato di vuotare i bacini d’acido nei corsi d’acqua, una virtù propriamente francese sarà da rintracciare anche nelle molotov delle banlieues.

 

Resta da stabilire a quale Francia appartengano gli incendiari nichilisti. Dove abbiano imparato che essere forti significa essere in grado di nuocere. Più distruggi, più conti, più sarai rispettato. La Francia, di destra come di sinistra, farebbe bene amirarsi nello specchio che le tendono gli sputafuoco delle nostre periferie. Chi pretende di governare l’Europa in assoluta minoranza, chi si assume il rischio di paralizzare l’Unione e vanificare cinquant’anni di sforzi costruttivi? La diplomazia francese si comporta come se le relazioni internazionali non fossero che rapporti di forza. Una simile opzione nichilista sortisce i suoi effetti interni. La negazione del diritto agisce da combustibile a tutti i livelli. Le nostre banlieues sono totalmente francesi. Gli incendiari sono integrati, ma in un Paese attraversato da venti d’odio. André Glucksmann

 

(traduzione di Maria Serena Natale)

André Glucksmann

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