Francesco ci racconta la sua esperienza di operatore volontario in questa rubrica dedicata interamente al Servizio Civile Universale.
Ciao a tutti sono Francesco, 19 anni originario di Verona ma attualmente vivo in quel di Mogliano Veneto (TV). Gennaio segna il mio quinto mese di Servizio Civile Universale (SCU) e qualche esperienza mi sembra di averla gustata per questo vorrei condividerla con voi.
Rispetto alla mia prima definizione un pò annebbiata e semplice di servizio civile di Settembre di “animatore a contratto” qualche cosa è cambiata. Nonostante tutto userei gli stessi termini ma con un significato più evidente e concreto. In questo breve articolo vorrei tentare di farvi capire come.
Condivido con voi le 3 cose che mi piacciono di più di una tipica giornata di SCU. In primis la ricreazione delle superiori in cui distribuisco i palloni. Tra una crisi di panico pre o post verifica e qualche sfogo sociale, diventa sempre un bel momento di dialogo (più di ascolto), per conoscersi e costruire amicizie. Dopo qualche ora arriva l’atteso pranzo in cui “faccio tornello” ovvero scannerizzo i badge della mensa degli studenti delle medie e delle superiori.
Lo trovo un momento molto prezioso nella sua semplicità perché riesco a salutare ognuno di persona (tra tutti sono più di 400). Dopo la ricreazione lunga inizia l’ultima attività della giornata che mi permette di stare con tutti i ragazzi, dalle elementari alle superiori: il pomeriggio che per alcuni è studio o solo gioco. Questo è il momento in cui mi prendo cura maggiormente dei ragazzi: studiare con loro è un valore aggiunto al ruolo dell’animatore in cui posso concretamente accompagnarli. In queste occasioni anche le pause di gioco assumono un gusto differente: i ragazzi sono di meno così che, tolta la frenesia della ricreazione, si può curare maggiormente il rapporto.
Tra fatica, pazienza e tante risate i pomeriggi lasciano sempre uno spunto o un pensiero. I ragazzi sono capaci di stupire sia nel bene che nel male. Credo che siano questi i momenti in cui ti rendi conto più da vicino della loro persona in rampa di lancio, che cambia e che sta
crescendo.
Vi racconto una cosa che mi rende allegro. Quando ero piccolo mi faceva molto piacere avere degli amici di qualche anno in più, perché mi davano punti di vista differenti e mi facevano sentire a mia volta più grande. Oltre agli amici del quinto anno, mentre io ero al primo delle superiori, c’era anche Francesco il ragazzo che all’epoca faceva servizio civile nella mia vecchia scuola. Uno dei primi ricordi che mi vengono in mente di lui sono le innumerevoli ripetizioni di fisica e mate fatte sul davanzale della portineria dove stava di solito, quanta pazienza. Pensare di poter restituire anche solo in parte tale accoglienza mi riempie. Ora, con gratitudine, nell’istituto dove sono ho tanti amici, in gran parte più piccoli.
Spero di cuore di arrivare a Giugno e poter essere ritenuto oltre che un amico un fratello maggiore, facendo sentire i ragazzi, in poche parole, voluti bene.
Chiaro, così sembra tutto rose e fiori ma le fatiche sono diverse: alle volte le skills organizzative fanno cilecca e anche l’orologio sembra non essere sincronizzato, oppure vincere la stanchezza o trovare semplicemente la voglia di fare sono imprese ardue.
Lavorare su questi aspetti mi fa crescere. Fortunatamente non sono solo e ho tante persone pazienti attorno a me che mi aiutano e ascoltano, dai colleghi di servizio civile giovani e adulti, ai responsabili e agli amici. Credo che nonostante le difficoltà ciò che sia importante
tenere a mente sia il desiderio che anima le nostre scelte, avere il coraggio di fidarsi delle proprie intuizioni essendo però volti all’ascolto e disponibili a cambiare.
In conclusione, sperando di non avervi annoiato troppo, questi mesi di SCU sono stati intensi, pieni di stimoli e di esperienze, e ne sono davvero grato. Mi stanno aiutando a rimanere vicino agli altri, a costruire un ritmo di lavoro costante e, da diciannovenne, mi permettono di sostenere le spese dell’alloggio. Sono contento di poter vivere sulla pelle il desiderio che porto dentro: avere persone e relazioni capaci di farmi sentire accolto, voluto bene e a casa.
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