Nella nostra esperienza ci lasciamo guidare da 8 parole tratte dall'Enciclica "Magnifica Humanitas" di Papa Leone
Frances Barcelo
Ci sono situazioni nelle quali, per rimanere umani, dobbiamo abbandonare le esitazioni e prendere posizione. Ci sono conflitti in cui non
è giusto rimanere neutrali e non basta ritenere di “non essere complici”.
Quando siamo davanti a bombardamenti su civili, ad attacchi contro ospedali, scuole o infrastrutture vitali, a violenze che colpiscono bambini, ci troviamo davanti a scandali che feriscono l’umanità stessa. Per questo non possiamo restare a livello di analisi astratte. Come ha ricordato Papa Francesco, dobbiamo “toccare la carne” di chi soffre: guardare i volti, ascoltare le storie, riconoscere le ferite. Gli eventi dolorosi hanno bisogno sia di storia che di memoria, l’una per cercare di raccontare i fatti, l’altra per testimoniare i vissuti. (MH 216)
Un modo per non essere di quelli che cercano il potere ad ogni costo e quello che guardare ai poveri. Assumere lo sguardo delle vittime del mondo individualista e arrivista.
Dal Vangelo secondo Luca
«C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto.
Vivere assumendo lo sguardo del povero con l'EMPATIA
Sforzarsi di guardare la realtà mettendosi letteralmente nei panni di chi subisce l'ingiustizia, senza giudicare dal nostro punto di vista occidentale.
Ho guardato le situazioni di povertà di oggi con l'occhio distaccato del turista, oppure ho provato davvero a mettermi nei panni di chi vive in questa realtà ogni giorno?
Preghiera
Signore, guariscimi dalla cecità
dell'abitudine e del privilegio.
Donami i Tuoi occhi per accorgermi
del povero alla mia porta
e il coraggio di lasciarmi ferire
dal dolore di chi soffre.
Amen
Sant'Artemide Zatti, missionario salesiano coadiutore, è conosciuto come il "parente di tutti i poveri".
Guarito miracolosamente dalla tubercolosi, ha dedicato la sua vita a curare gratuitamente i bisognosi e gli emarginati nell'ospedale di Viedma, in Argentina, vedendo nella malattia l'occasione per servire Cristo negli ultimi.
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Sa conquistare tutti e col suo equilibrio riesce a risolvere anche le situazioni più delicate. Uno dei medici dell’ospedale, ateo, testimonierà: “Quando vedevo il Sig. Zatti la mia incredulità vacillava”. E un altro: “Credo in Dio da quando ho conosciuto il Sig. Zatti”.
Il "santo della bicicletta": divenne il responsabile dell'ospedale di Viedma. Si spostava in bicicletta a qualsiasi ora per raggiungere le capanne dei bisognosi, offrendo loro cure mediche, farmaci e persino denaro.
Spirito di sacrificio: Non faceva distinzioni sociali, assisteva chiunque e, quando i letti dell'ospedale erano pieni, non esitava a cedere il proprio per dormire sul pavimento.
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